logo san paolo
mercoledì 08 dicembre 2021
 
 

L’ultima: i droni anti immigrati

01/08/2012  L’Unione europea sta pensando di ricorrere ai droni per individuare le imbarcazioni piene di migranti, bloccando gli sbarchi. Bilancio della linea dura: costosa e praticamente inutile.

Imbarcazioni cariche di immigrati nel Mediterraneo. Le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Ansa.
Imbarcazioni cariche di immigrati nel Mediterraneo. Le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Ansa.

Nel Mediterraneo le motovedette non bastano più. L’Unione Europea sta valutando il ricorso ai droni per bloccare gli sbarchi dei migranti. Una parte dei 410 milioni di euro destinati al rafforzamento delle frontiere potrebbe essere infatti utilizzata per l'acquisto degli aerei militari senza pilota. Con l'impiego dei droni, le forze dell'ordine potranno così identificare quelle navi che si stanno preparando a lasciare le coste africane cariche di migranti. La proposta è stata rilanciata in questi giorni ed è una delle misure previste dal progetto Eurosur, presentato a fine 2011 dalla Commissione europea e che sarà presto discusso dal Parlamento di Strasburgo.

Lo scopo di Eurosur è di rafforzare la sorveglianza delle frontiere dell’Area Schenghen. O, si potrebbe anche dire, della “Fortezza Europa”. Ne allarga le potenzialità Cecilia Malmström, Commissaria per gli Affari interni: «Aiuterà a scoprire e combattere le attività delle reti criminali e sarà uno strumento cruciale per salvare la vita di migranti che attraversano i mari per approdare sulle coste dell'Ue. Il nuovo sistema contribuirà a una gestione integrata delle frontiere, garantendo anche il rispetto dei diritti fondamentali, della protezione dei dati e del divieto di respingimento».

Secondo alcuni critici del progetto, invece, Eurosur è il simbolo di un’Europa che, da un lato taglia i fondi alla cooperazione con i Paesi da cui provengono i migranti, e dall’altro tratta l’immigrazione unicamente come un problema di ordine pubblico, di frontiere europee più sicure, insomma come una questione di polizia. In Italia, ad esempio, quasi tutto quello che si spende direttamente per gli stranieri è per il contrasto dell’immigrazione clandestina, per i Centri di identificazione ed espulsione (Cie) e i rimpatri.

Anche a livello europeo i costi sono notevoli:
Frontex, l’agenzia per il pattugliamento delle frontiere esterne dell’Ue con cui Eurosur collaborerebbe in caso di approvazione, nel 2010, ha speso ben 8.525.782 euro per rimpatriare 2.038 “clandestini”. E la cifra si riferisce soltanto alle spese di viaggio, non include i costi della detenzione nei centri di identificazione, né le spese giudiziarie per i processi di convalida del trattenimento.

In questi anni, gli Stati europei hanno sperimentato varie forme politiche “dure”: dai respingimenti italiani verso le carceri libiche agli spari della polizia di frontiera a Ceuta e Melilla, le due enclaves spagnole in Marocco. Eppure, il flusso di immigrati irregolari verso il Vecchio Continente non si è fermato e difficilmente si fermerà. L'Unione Europea che spende quasi 10 milioni di euro per 2 mila rimpatri è la stessa regione dove vivono circa 3 milioni di persone senza permesso di soggiorno e dove, secondo le stime, entrano irregolarmente 100 mila persone all’anno dal Mediterraneo e dalle frontiere terrestri orientali, mentre altre centinaia di migliaia di migranti arrivano nei nostri aeroporti con visti che poi lasceranno scadere.

«Non sapevo come fare a venire regolarmente in Italia. L’unico modo era il deserto, la Libia e  il Mediterraneo», spiega Leonard che è arrivato dal Ghana nel 2005 e ha ottenuto la regolarizzazione dopo sei anni. Leonard ha centrato il problema: le politiche restrittive alla lunga servono soprattutto a creare clandestinità. Spesso, infatti, per i migranti è quasi impossibile entrare “con le carte in regola” nel nostro continente. E così, l’immigrazione irregolare rimane l’unica strada.

Che alle volte diventa il cimitero. Secondo l’osservatorio Fortress Europe, dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 18.346 persone, di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011. Per la Comunità di Sant’Egidio, almeno uno su due di quelli che scompaiono nel Mediterraneo è un profugo che ha diritto all’asilo politico. E, tutti, essere umani. Come i 54 eritrei morti per disidratazione a inizio del mese nel Canale di Sicilia, o come il ventitreenne afghano ritrovato senza vita, il 12 luglio, sotto il camion dove si era nascosto per imbarcarsi a Igoumenitsa, in Grecia, su un traghetto turistico diretto a Venezia.

I vostri commenti
5

Stai visualizzando  dei 5 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo