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mercoledì 08 dicembre 2021
 
 

Ma alle scuole paritarie il Governo dimezza i fondi

10/09/2013 

Sono frequentate da circa un milione di ragazzi e fanno risparmiare allo Stato la bellezza di sei miliardi di euro all’anno. Eppure le scuole paritarie sono costrette di anno in anno a “elemosinare” col cappello in mano i già pochi contributi pubblici che ricevono. Per il 2013 l’assegnazione delle risorse (circa 500 milioni di euro) è avvenuta in ritardo. Ma quel che è peggio è che nella Legge di stabilità 2014 è stato previsto uno stanziamento di soli 270 milioni di euro invece dei 536 previsti dal fondo originario. Un taglio di quasi il 50 per cento che rischia di far chiudere moltissimi istituti, impossibilitati a pagare gli stipendi e a gestire le strutture.

Come se non bastasse, infine, 80 milioni dell’ultimo contributo statale sono stati “congelati” a causa del Decreto 174 del 2012 del Governo Monti con cui lo Stato chiedeva alle Regioni di tagliare i costi della politica. Nel provvedimento si spiegava che nel caso in cui gli enti non avessero snellito la spesa pubblica lo Stato avrebbe bloccato una parte dei contributi alle Regioni tra i quali ci sono anche i soldi per le paritarie. Un’assurdità. Il ministro dell’Istruzione Carrozza ha espresso più volte in questi mesi «la consapevolezza dell’importanza delle scuole paritarie», ma di fatti se ne vedono ancora pochi. «Abbiamo fiducia nel Governo Letta e nelle rassicurazioni del ministro», afferma Roberto Gontero, presidente nazionale dell’AGeSC (Associazione genitori scuole cattoliche), «ma la situazione è sempre più drammatica. Molte scuole chiudono e tante famiglie, soprattutto quelle meno abbienti, non hanno la possibilità di scegliere a quale istituto, statale o paritario, mandare i propri figli. Eppure la libertà di scelta educativa è sancita dalla nostra Costituzione e dalla Legge 62 del 2000».

 L’obiettivo del ministro è quello di giungere a stabilizzare i finanziamenti alle paritarie attraverso un meccanismo di copertura permanente del capitolo di bilancio che attualmente impone ogni anno di trovare una nuova copertura. «Quello che non riusciamo a far capire alla politica», spiega Gontero, «è che investire qualche soldo in più nelle paritarie vorrebbe dire per lo Stato risparmiare di più, sostenere le famiglie meno abbienti che vogliono scegliere le paritarie per la qualità del loro insegnamento e assicurare la libertà di scelta».

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