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Ma quello di Draghi è un programma senza famiglia

17/02/2021  Assegno unico, fisco, Welfare a misura familiare: nel suo discorso al Senato il nuovo premier non ne parla e cita il termine (indirettamente) solo tre volte, senza riconoscerne mai il valore strutturale (di Francesco Belletti)

Solo tre volte il Premier Mario Draghi ha pronunciato nel suo discorso al Senato la parola “famiglia” (pur inserendo in molte parti del discorso una specifica attenzione alla dimensione familiare e ai bisogni alle diverse categorie sociali e generazionali, riprendendo in particolare il tema delle nuove generazioni e la questione femminile). Purtroppo nelle tre parti in cui si parla di famiglia emerge una rappresentazione passiva e fragile, senza alcun investimento progettuale, e soprattutto senza riconoscerne la grande resilienza (a proposito del “Programma nazionale di Ripresa e la Resilienza”).

Un primo punto è all’inizio, nel descrivere la mission complessiva, “politica”, del Governo, “…nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità”.

Un secondo punto è inserito nella mappa delle criticità dopo un anno di pandemia, è la famiglia è inserita nel quadro “povertà”, quando si ricorda che ”tra i nuovi poveri aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, degli italiani, che sono oggi la maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa, di fasce di cittadini finora mai sfiorati dall’indigenza”.

Infine, il terzo punto in cui si parla di famiglia è incluso in un paragrafo legato alla parità di genere, sullo specifico dell’alternativa tra famiglia e lavoro: “Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro”.

Una famiglia subordinata, quindi, presa in considerazione quando povera, fragile, da sostenere, e non come risorsa strutturale di rilancio e di coesione sociale, sulle cui risorse investire. Manca invece qualsiasi riferimento all’assegno unico per i figli e al Family Act – che rimane nell’agenda del Governo, calendarizzato al 1 luglio 2021 (quindi a nostro parere da includere, in qualche modo, tra i piani di rilancio in fase di adozione). Anche nella parte che si riferisce alla riforma del fisco, in cui l’equità a base familiare pure sarebbe un punto chiave, la dimensione familiare è totalmente ignorata, pur essendo note le grandi situazioni di disuguaglianza fiscale che penalizzano le famiglie con figli nel nostro Paese, contribuendo a quell’inverno demografico ormai unanimemente riconosciuto come una delle emergenze/ fragilità specifiche più gravi del sistema Italia. Un’occasione persa, in effetti.

Evidentemente era difficile rappresentare tutte le anime, le necessità e le urgenze del Paese, in un discorso necessariamente così breve e denso - e peraltro nel complesso apprezzabile per linearità di pensiero e per richiami all’azione unitaria per il bene comune. Ci sarà quindi un gran lavoro da fare, per riportare la famiglia tra le priorità dell’Agenda del Paese: un compito impegnativo, in primo luogo per la confermata ministra della Famiglia, Elena Bonetti, poi per tutti i partiti al governo, che sulla famiglia hanno già speso già importanti impegni (che speriamo non rimangano retorica), e non ultimo, per la società civile, per le famiglie e per le loro associazioni di rappresentanza. Che dovranno far sentire chiara e forte la propria voce.

*Direttore del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia)

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