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giovedì 07 luglio 2022
 
 

Ma i cervelli non fuggono solo all'estero

29/05/2016  Solo in Inghilterra sono 12 mila gli studenti italiani, tutti giovani che hanno scelto le Università britanniche al posto di quelle italiane. Ma la “fuga di cervelli” va anche in molte altre direzioni: ad esempio da Sud a Nord della nostra Penisola. Sono 23 mila gli universitari che hanno lasciato il Mezzogiorno.

A fare notizia sono i quasi 12.000 ragazzi italiani andati a studiare in Inghilterra. Fra questi, nel 2014, 4.850 teste che hanno fatto impennare le statistiche britanniche con un +20% di nuove immatricolazioni tricolori nelle Università inglesi. Ma la fuga dei cervelli non padroneggia solo l'inglese e non ha una direzione unica targata Europa. Le persone cercano di andare dove hanno più opportunità, se possono. E se è tutto il Paese a pagare tale fuga verso economie più stimolanti, come in tanti altri aspetti della vita socio-economica è il Mezzogiorno d'Italia a pagare due volte. I dati preoccupanti sono stati presentati a Roma da Censis e Confcooperative.

Parlano di un "disinvestimento" drammatico del Sud che perde 3,3 miliardi di euro di investimento in capitale umano e 2,5 miliardi di tasse che emigrano verso le università del Nord Italia. Solo nell'anno accademico 2014-2015 sono emigrati al Centro-nord circa 23.000 giovani studenti universitari e la cifra di ragazzi e ragazze che studiano lontano dalle loro case ha raggiunto le 168.000 unità.

Un flusso che comporta molte conseguenze: una perdita di risorse per il sistema universitario meridionale di circa 122 milioni di euro; un valore aggiuntivo di tasse per quelle del nord di 248 milioni e un aggravio di spesa per le famiglie del sud di 126 milioni di euro dal momento che le tasse al centro-nord sono più care. In dieci anni questi numeri appena riportati diventano rispettivamente un miliardo, 1,2 miliardi e 2,5 miliardi di euro.

Ma l'effetto non è solo nell'immediato. Anche i laureati del sud fuggono. Nel 2013 31.000 laureati meridionali sono andati al centro-nord o all'estero, finendo per spendere fuori le capacità e le competenze acquisite nel proprio luogo di origine. In questo modo il Mezzogiorno si impoverisce ancora di più.

Anche perché ciascun studente formato al sud costa, dalla primaria fino alla laurea, secondo le stime Ocse, 108.000 euro. Fra gli emigrati al centro-nord e quelli andati all'estero, Censis e Confcooperative stimano un impatto economico negativo di 3,3 miliardi di euro. Non solo una fuga di talenti, ma anche uno spreco di talenti visto che queste competenze non sempre sono poi valorizzate dopo l'emigrazione al nord o all'estero.

E se è il lavoro la drammatica emergenza del sud ‒ l'area geografica fanalino di coda in Europa per il tasso di disoccupazione con le situazioni più drammatiche in Calabria, Campania e Sicilia ‒ ci sono anche altre urgenze da affrontare proprio partendo dalle Università. Lo studio ne indica due: ristabilire le chance di competizione del sistema meridionale e aumentare il grado di attrattività degli atenei del Mezzogiorno. Perché il sud non è un deserto, ha molte risorse su cui puntare per uscire dall'impoverimento. E per farlo dovremmo proprio iniziare a evitare la dispersione delle risorse umane che cresce e forma.


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