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martedì 18 gennaio 2022
 
 

Ma il calcio non ci sta

01/10/2014  Lega, Federazione e Coni fanno quadrato contro gli emendamenti che vorrebbero mettere gli straordinari della Polizia allo stadio in conto al pallone.

Il decreto stadi è già un caso: la politica difende le sue scelte, il calcio non ne vuole sapere e c'è  chi parla di sciopero.

«Ovviamente noi non vogliamo penalizzare nessuno, anzi vogliamo contribuire a far sì che le partite di calcio negli stati italiani siano rese il più sicure possibile per gli spettatori». Emanuele Fiano e Davide Ermini, rispettivamente capogruppo nella commissione Affari costituzionali della Camera e relatore del Decreto legge sugli stadi, spiegano le loro ragioni e rispondono così alle critiche del calcio al decreto: «Per far questo le spese a carico dello Stato (cioè di tutta la collettività) sono costantemente in aumento e, nella situazione economica e sociale del Paese, è parso equo a noi e a tutte le forze politiche e parlamentari che un contributo specifico solo per le spese degli straordinari delle forze dell'ordine impegnate per questi eventi potesse essere corrisposto dalle squadre di calcio. Siamo ovviamente aperti al confronto in ogni momento perché è fondamentale che il Parlamento rimanga luogo di sintesi tra volontà del legislatore ed esigenze della società».

La sottolineata apertura al dialogo però non impedisce allo sport e ai dirigenti dello sport di fare quadrato attorno al presidente di Lega Beretta: che definisce il provvedimento «preoccupante». Gli danno tutti ragione. La Federcalcio emette un comunicato per dire che: «condivide le parole e le preoccupazioni del presidente della Lega di Serie A Maurizio Beretta riguardo l'emendamento al decreto stadi approvato dalle commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera, con il quale si intende introdurre un contributo dei club (in percentuale sugli incassi da botteghino) per il pagamento dei costi della sicurezza in occasione degli eventi sportivi».

La Figc
ricorda la posizione espressa dal presidente federale Carlo Tavecchio nell'audizione in commissione, lo scorso 16 settembre: «Ol mondo del calcio è consapevole delle ragioni e delle esigenze delle Forze dell'ordine, con le quali da tempo si sta lavorando in maniera congiunta e proficua, ma chiede un confronto urgente affinchè si sgombri il campo da inutili demagogie». E pure il presidente del Coni Malagò è d'accordo: «Il presidente della Lega Serie A Beretta è preoccupato? Lo capisco, ha ragione. Come tutte le questioni giuste o sbagliate che siano, se sono fatte in corso d'opera, se tu hai un tuo bilancio e dalla mattina alla sera ti dicono che hai una spesa supplementare che, per altro ancora non ho capito come si quantifica, è chiaro che non va bene».

Resta il problema della violenza: sono pane quotidiano notizie di Daspo e di arresti. Mentre gli steward, già a carico delle società, da un lato finiscono esposti alle intemperanze dei più turbolenti, dall’altro vengono criticati se applicano le regole con approccio troppo fiscale e ne va di mezzo la maglia di un bambino.

 
 
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