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venerdì 21 febbraio 2020
 
 

Ma il vero islam è un'altra cosa

25/09/2014  Dal gran muftì d'Egitto al grande imam della moschea di Lahore: il mondo musulmano alza la voce per condannare le tragiche derive fondamentaliste che insanguinano Siria, Iraq, Pakistan e Nigeria.

«È un’organizzazione terroristica vera e propria; l’Isil non è l’islam». Dall’altra parte dell’oceano arrivano le parole del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama che, commemorando l’anniversario dell’11 settembre sottolinea: «Nessuna religione giustifica le barbarie e l’uccisione di innocenti». Una presa di coscienza, da parte dell’Occidente, di quanto da tempo vanno dicendo i più qualificati esponenti islamici.
Nell’indifferenza dei media, infatti, migliaia di musulmani moderati sono stati uccisi e molti leader religiosi sono stati costretti all’esilio o al silenzio. «È ora di dire chiaramente che l’Isil (lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, ndr) viola completamente la religione e i suoi precetti», dice intervenendo all’incontro organizzato ad Anversa dalla Comunità di Sant’Egidio il presidente dell’Associazione degli ulema iracheni, Abdullateef Hemeyem Mohamed. «L’Isil è la dialettica del diavolo. Il suo insegnamento religioso produce personaggi di scarsa levatura. Il suo linguaggio è pieno di veleni. Noi dobbiamo purificare questi insegnamenti dai vocaboli di odio che non esprimono la verità sull’islam. Nell’islam conta il comportamento etico, non l’appartenenza. C’è un detto, nel Corano, che dice che una prostituta entra in Paradiso per aver salvato un cane abbandonato mentre una donna ritenuta rispettabile no.

E, ancora, si dice nel Corano: chi salva una vita salva l’umanità. Questo è l’islam glorioso in cui noi crediamo». Sulla stessa scia arriva la condanna anche del gran muftì d’Egitto, il sunnita Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam che dice chiaramente: «La violenza è una distorsione dell’islam.
Quello che abbiamo appreso dell’islam viene dalla chiara, incontaminata, sapiente lezione della grande Università di Al-Azhar. Oggi, invece, ci sono persone che non hanno alcuna solida preparazione e istruzione religiosa.
Nessuno di questi estremisti ha studiato l’islam in un centro di istruzione religiosa affidabile, ma sono il prodotto di ambienti pervasi da problemi, si affidano a interpretazioni distorte e perverse dell’islam che non hanno fondamento nella dottrina tradizionale islamica.
Il loro obiettivo è puramente politico e non ha fondamento religioso. Diffondendo scompiglio e caos nel mondo cercano il potere». Il gran muftì insiste: «Sia chiaro, e lo ripeto, che l’islam è contro l’estremismo e il terrorismo in maniera assoluta».

Il sunnita libanese Mohammed Sammak, segretario generale della Commissione per il dialogo islamo-cristiano, interviene nel dibattito denunciando che «si vuole dirottare l’islam e prenderlo in ostaggio. Le azioni dell’Isil sono certamente un crimine contro cristiani e yazidi, ma anche contro gli stessi musulmani ». Un crimine che viola l’islam, che strumentalizza il Corano: «Gli estremisti usano versetti coranici, ma i loro atti di violenza non hanno nulla a che vedere con il vero islam», aggiunge Muhammad Abdul Khabir Azad, gran imam della moschea di Lahore. «Il profeta ha sempre detto che la persona migliore al mondo è quella che opera per il bene altrui. Tutti i profeti ci forniscono lezioni di pace, di misericordia e benedizione per tutti, una cosa molto lontana dalla violenza. Il profeta Maometto, per esempio, dette il permesso a una delegazione di cristiani di pregare nella moschea. E questo per noi è un grande esempio di tolleranza». «Chi ha interesse a fomentare gli estremismi?», si chiedono i leader musulmani. «Perché è chiaro», dice ancora il gran imam di Lahore, «che c’è una responsabilità di una politica esterna che è senza etica e cerca solo il potere e il profitto che viene dalla vendita delle armi ».

Ma se in tanti condannano il terrorismo e chiedono a gran voce di capire «da dove vengono i terroristi e chi li sostiene», confermano anche che «c’è un terreno fertile soprattutto tra gli strati più poveri della popolazione, un vivaio di giovani che cresce quanto più aumenta l’ignoranza del Corano». «Contro questa deriva bisognerebbe lanciare una sorta di fatwa da parte delle fonti sunnite e sciite di tutti i Paesi arabi, ma anche da parte di fonti ebraiche e da parte della Chiesa cristiana, soprattutto della Chiesa cristiana araba. Dobbiamo fermamente condannare queste violenze», è la proposta subito condivisa di Abdul Majeed Al Najjar, membro dell’Assemblea costituente della Tunisia, componente dell’Associazione internazionale degli studenti musulmani e vicesegretario generale del Consiglio europeo per la fatwa e la ricerca. «Abbiamo già sconfitto gli estremisti nel 2006 e nel 2007. E lo faremo ancora», afferma sicuro il sunnita iracheno Sayyed Jawwad al Khoei, «perché l’Isil, nonostante tutto, è una bolla di sapone».

 
 
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