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domenica 05 dicembre 2021
 
Lavoro
 

Ma in azienda la ghigliottina non serve

03/04/2014  Ministri contro sul conflitto generazionale. Ma cacciare gli "anziani" per far posto ai "giovani" non è la soluzione del problema disoccupazione.

Operaie in fabbrica (Reuters).
Operaie in fabbrica (Reuters).

Il botta e risposta all’interno tra le ministre Marianna Madia e Stefania Giannini si basa su uno dei conflitti sociali latenti del nostro Paese: il conflitto tra vecchi e giovani. Sono anni che se ne parla e ora esplode a livello politico, rivoluzionando le vecchie logiche attraverso nuove categorie politiche che scavalcano destra e sinistra. In un Paese in cui la disoccupazione giovanile è oltre il 40 per cento, la renziana Marianna Madia ha lanciato la staffetta generazionale nella Pubblica amministrazione, proponendo un po’ ruvidamente un sostanzioso turnover tra i dipendenti anziani per far spazio ai giovani: per ogni tre anziani che lasciano si potrebbe assumere un giovane, dice.

Ma la linea è bocciata da Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione e segretario di Scelta Civica, la quale, sia detto per inciso, proviene dal mondo dell’università, vale a dire la galassia professionale con il più alto tasso di baronato e mandarinato. E allora, da che parte stare, tra “senior” e “junior”? Più volte abbiamo scritto che il Paese è soggetto a una sorta di “sindrome di Crono”, il dio greco che divorava i suoi figli: schiere sempre più folte di anziani dirigenti occupano i ranghi più alti delle carriere senza nemmeno permettere ai giovani laureati di avvicinarsi all’universo lavorativo.

L’età media dei dipendenti pubblici in Italia è più elevata che nella media degli altri Paesi europei. La nostra Pubblica amministrazione annovera ben 750 mila over-55 e 180 mila over 60enni. Insieme compongono il 23,4 per cento del comparti pubblico (dati Aran), contro meno del 10 per cento degli under 35. E così l’idea di pensionare (o in molti casi rendere più facile il licenziamento) dei padri per poi assumere i figli a metà del costo del lavoro, trova terreno fertile, ben alimentato dalle associazioni degli imprenditori. Ma non è certo la soluzione: né dal punto di vista umano, sociale, morale e familiare, né dal punto di vista dello sviluppo del Paese. Serve un dibattito più approfondito e meno “tranchant” su come questi due mondi, quello dei padri e dei figli dell’Azienda Italia, i primi con il loro enorme bagaglio di esperienza, i secondi con le loro energie giovani, possono collaborare per portare il Paese fuori dalla palude.

Serve un patto generazionale, che potrebbe ad esempio articolarsi con la presenza in azienda di anziani “tutor” in modo da convogliare le energie giovani con l’esperienza dei senior. Tagliare le teste non serve a nulla, serve solo a impoverire il Paese.

 
 
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