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Ma l'Alzheimer è una cosa seria

04/06/2014 

Sono un volontario dell’Avo (Associazione volontari ospedalieri) e, quasi tutti i giorni, vado nel reparto Alzheimer di una casa di riposo per aiutare i malati nell’ora di pranzo. Il reparto ospita una trentina di persone. Mentre digito il codice per aprire la porta, faccio regolarmente una “istantanea” al Padre Eterno per invocare aiuto per svolgere, con la massima tenerezza possibile, il mio servizio. Si tratta di imboccare, dare da bere, far coraggio a chi piange, tagliare la carne, aiutare a prendere le medicine, pulire la bocca o anche il naso. A volte, si tratta di evitare qualche schiaffo o che qualcuno tiri la tovaglia, facendo volare tutto sul pavimento. Prima di essere ammesso a questo servizio, ho frequentato un corso di otto incontri con specialisti diversi. Ora mi chiedo che ci va a fare l’ex presidente del Consiglio in un posto che non deve essere molto diverso dal mio? Forse, a portare cioccolatini? Mi sembra che l’alternativa al carcere, per lui si sia ridotta a quattro ore di “allegra scampagnata settimanale”, in mezzo a un nugolo di giornalisti e fotografi. È questo il modo di amministrare la giustizia nel nostro Paese?

ANGELO G. – Lecco

L’alternativa al carcere concessa all’ex presidente del Consiglio, per i modi e i tempi con cui egli deve svolgere il servizio sociale presso una casa con ammalati di Alzheimer, è stata oggetto di diverse critiche. A mio parere, ben fondate. Spesso, l’amministrazione della giustizia nel nostro Paese mi fa ricordare il famoso libro di George Orwell, La fattoria degli animali, dove alcuni animali sono “più uguali degli altri”. E questo non è giusto. Non depone a favore dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, indipendentemente dal ceto sociale o dai ruoli istituzionali ricoperti. Quando, per una ragione o l’altra, si mette in discussione questo fondamentale principio, è la democrazia a scricchiolare, con pesanti conseguenze sulla pacifica convivenza civile. Chi ha più responsabilità, è tenuto a maggior rispetto delle norme. La legittimazione di un voto popolare, anche molto ampio, non pone nessuno al di sopra della legge.

Don Antonio Sciortino

 
 
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