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Una soluzione c'è, ma l'Italia non la vede

09/10/2013 

Lo strumento c’è ed è inutile che il ministro degli Interni Angelino Alfano continui a lamentarsi sul fatto che per far fronte all’immigrazione del Nord Africa occorre un piano europeo. La norma è quella della protezione temporanea prevista dalla direttiva Dell’Unione Europea 2001/55 che è stata recepita dall’Italia con il decreto legislativo del 7 aprile 2003, n° 85. Offre un permesso che permetterebbe ai profughi la possibilità di spostarsi su tutto il territorio europeo, alleggerendo la pressione sui Paesi di arrivo. Ma l’Italia non ha mai presentato formalmente la proposta di attivare la direttiva. Se fosse attivata, su richiesta di un Paese, le norme comunitarie prevedono un permesso si soggiorno della durata di un anno, valido anche per lo studio e per il lavoro e che consentirebbe agli immigrati di chiedere il ricongiungimento familiare.

La direttiva prevede che non ci sia discrezionalità da parte della polizia di frontiera. Perché il governo italiano non ne chiede l’attivazione? La domanda è stata anche proposta in una mozione presentata a Montecitorio dal deputato di Scelta Civica Mario Marazziti, il quale chiede anche che venga attivato il cosiddetto “asilo extraterritoriale”, altra misura che permetterebbe di evitare le tragedie del mare. La dovrebbe fare l’Italia nelle sue ambasciate nei Paesi a rischio di immigrazione, ma anche secondo Marazziti l’Unione europea “aprendo un Ufficio europeo dell’immigrazione stabile in territorio nordafricano”, come hanno già fatto altri Paesi come il Brasile e gli Stati Uniti, per “rendere possibile la richiesta di protezione internazionale senza la necessità di attraversare clandestinamente il Mediterraneo”.

Sono argomenti di cui il premier Letta e il ministro Alfano dovrebbero parlare a Lampedusa con Barroso, presidente della Commissione dell’Unione, ma anche potrebbero comunque essere attivati dall’Italia senza discuterne in Europa. Il governo italiano invece chiede all’Europa ciò che sa che l’Europa non può fare (un piano speciale) e invece non chiede ciò che l’Europa può fare,  cioè l’attivazione della direttiva. Il problema dunque per il governo delle larghe intese è politico. Se l’Italia invece chiedesse l’attivazione della direttiva, ne sarebbero beneficiati altri Paesi che hanno avuto incremento di immigrazione e che sono altrettanto soli, come la Bulgaria e i Paesi sulla frontiera orientale dell’Unione. La solidarietà europea tuttavia fa anche i conti con le legislazioni dei singoli Paesi. In Italia la legge Bossi-Fini è considerata un approccio negativo al problema da parte dell’Unione. Da qui l’irrigidimento verso l’Italia.

Nel 2012 per esempio la Germania ha avuto 64 mila 500 richieste di asilo e l’Italia solo 14 mila. Occorrerà poi rispondere ad una domanda sul pattugliamento del Mediterraneo. Le navi di Frontex vedono o non vedono i barconi? E se li vedono perché li lasciando andare? Nel 2005 l’Unione Europea ha varato il sistema Frontex, sul quale ci sono state ampie polemiche, per coordinare la vigilanza sulle frontiere esterne dell’Europa. Finanziato con 6,3 milioni di euro nel 2005, il finanziamento è arrivato a 87 milioni nel 2010. Attualmente Frontex dispone di 26 elicotteri, 22 aerei e 113 navi. Che però non hanno visto il barcone dei morti di Lampedusa, nonostante l’Unione per il controllo delle frontiere preveda incrementi di spesa molto maggiori di quelli previsti per altri capitoli. Eppure rafforzare i controlli può anche significare di impedire a persone che ne avrebbero diritto di cercare asilo in Europa. Dunque l’unica risposta potrebbe essere quella dell’”asilo extraterritoriale” della quale il nostro Paese sembra non voler nemmeno discutere.

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Un anno fa la tragedia di Lampedusa
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