logo san paolo
domenica 05 dicembre 2021
 
 

"Dire no all'Expo non è peccato"

22/04/2015  I ragazzi che hanno rifiutato le selezioni di manpower per un posto di laovoro di sei mesilo hanno fatto per ragioni di mercato. E non sono bamboccioni. E’ il parere di Elena Lattuada, segretario di Cgil Lombardia.

Elena Lattuada, Cgil Lombardia
Elena Lattuada, Cgil Lombardia

Nell’Italia con un tasso di disoccupazione giovanile al 43%, la notizia è di quelle che a prima vista lasciano perplessi. Ed è questa: Manpower, società incaricata di  selezionare  giovani per sei mesi di lavoro per Expo 2015, si è sentita dire no grazie. Il 46% della prima selezione (645 profili) è andata a vuoto. Motivi? A quanto pare turni troppo onerosi, week end compresi. Abbastanza perché qualcuno ritirasse fuori la parola bamboccioni. E parlasse di giovani troppo viziati. Elena Lattuada, segretario della Cgil lombarda, ha però almeno tre obiezioni per scartare questa tesi. La prima ha che fare con le professionalità richieste. “Se si cercano cuochi o sommelier – come nel caso in oggetto – è normale che un lavoro a termine non regga il confronto con alternative a tempo indeterminato. E’ una legge di marcato, nulla di scandaloso. Soprattutto, ed è la seconda obiezione, se la ricerca avviene a ridosso dell’apertura della manifestazione, cosa che inevitabilmente aumenta la quota di risposte negative. Per decidere magari serve più di una settimana o giù di lì”.

Dunque dare dei bamboccioni a quel 46% di ragazzi che non si è nemmeno presentato alla selezione non è corretto.

“Non per le professionalità più elevate. Lì occorreva cercare meglio, con più calma. Magari con procedure un po’ meno farraginose di quelle che abbiamo letto. E , torno a ripeterlo, di fronte a una prospettiva di lavoro di sei mesi aspettarsi anche dei no: chi ha più mercato è ovvio che scelga un impiego più duraturo”

Ma non tutte le figure ricercate da Manpower, l’agenzia che ha la selezione del personale dei padiglioni, erano di fascia alta. E in un Paese in cui la disoccupazione giovanile è al 43,9%....

“D’accordo. Infatti quelli di fascia più bassa non avranno gli stipendi di cui si è parlato (fino a 1.500 euro ndr). Basta dare un’occhiata ai commenti sul web. E in ogni caso io vedo un fattore che taglia la testa al toro”.

Quale?

"Basta andare in giro per bar e ristoranti o anche supermercati per accorgersi che sono pieni di ragazzi che fanno orari lunghi, turni di notte e lavorano tutti i week end. Allora mi chiedo: se hanno accettato in quei casi, perché avrebbero dovuto rifiutare  per Expo? Parlare di giovani italiani bamboccioni è ingeneroso. Vuol dire non conoscere la realtà del nostro mercato del lavoro".

Non sarà anche che, come dice il commissario all’Expo Sala, nel frattempo si è fatto sentire l’effetto Jobs Act: più posti di lavoro creati, minore offerta disponibile.

"I dati sul Jobs Act sono relativi a soli due mesi: presto per fare un ragionamento che abbia senso. L’impressione è che non si tratti di nuove assunzioni, ma di trasformazioni da tempo determinato a indeterminato. Torniamo al discorso di prima. In ogni caso dubito che su Expo il Jobs Act abbia avuto effetto".

Ultima notazione: per Expo i lavoratori si fatica a cercarli, in compenso Expo ha fatto il pienone di volontari.

"Bene, sono contenta. Ma si tratta di cose diverse. Nel primo caso si parla di domanda, offerta, salari. Se ci son giovani in grado - o desiderosi - di prestare la propria opera gratis ben venga, nulla da dire. Ma qui si sta parlando di lavoro. Non si può tirare in ballo il mercato solo quando conviene. I ragazzi che hanno detto no a Manpower lo hanno fatto non perché non hanno spirito di servizio ma soltanto per ragioni di mercato. Che mi dicono sia quella cosa che, nel bene e nel male, regge l’economia".  

Tag:
I vostri commenti
4

Stai visualizzando  dei 4 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo