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mercoledì 25 maggio 2022
 
 

Madia-Giannini, duello rosa sulla staffetta

03/04/2014  La giovane ministra della Funzione pubblica propone di prepensionare i dirigenti statali per far entrare i giovani. La collega dell'Istruzione replica: "Un sistema sano non manda a casa gli anziani"

Magari c’entra la differenza d’età. O forse no. Gli anni di Marianna Madia sono 33, quelli della collega dell’Istruzione Stefania Giannini 53. Sta di fatto che le due ministre si sono beccate a mezzo stampa sulla staffetta generazionale come due vicine di casa che si guardano un po’ in cagnesco ma sono costrette a incrociarsi tutti i giorni.

Il ministro della Funzione pubblica per ringiovanire i ranghi della pubblica amministrazione aveva proposto un prepensionamento dei dirigenti e impiegati pubblici per favorire l’ingresso dei giovani con la formula “mandi tre (a casa), prendi uno”. «Se mando in pensione leggermente anticipata 3 dirigenti», ha detto Madia, «non devo per forza sostituirli, magari basta prendere un funzionario. Con questa staffetta generazionale riduco, svecchio e risparmio». Apriti cielo.
I sindacati sono insorti, gli analisti finanziari pure dicendo che i soldi non ci sono e per le casse dell’Inps  sarebbe un disastro. E la Giannini non le ha mandate a dire: «Non amo il collegamento tra chi va a casa e chi entra. Un sistema sano non manda a casa gli anziani per far entrare i giovani. È necessaria un’alternanza costante».

Ma la “pulzella piddina” (copyright Dagospia) non s’è persa d’animo e ha tirato dritto beccandosi anche il richiamo, abbastanza tranchant, dell’ex ministro Fornero: «Alla Madia suggerisco di essere abbastanza attenta, i dipendenti privati farebbero bene ad arrabbiarsi perché non possono essere sempre solo loro a pagare».
Insomma, quasi un tiro al bersaglio per la “Grazia botticelliana” ora alle soglie del parto del secondo figlio e che al momento della sua elezione nel 2008 in quota Veltroni esordì con una dichiarazione giudicata assai ingenua e infelice: «Porto in dote la mia straordinaria inesperienza». Quando l’hanno chiamata per comunicarle che sarebbe diventato ministro del governo Renzi spiegò: «Non me l’aspettavo, stavo guardando Peppa Pig in tv con mio figlio». Poi è arrivata la polemica sollevata dall’ex direttrice (bersaniana) di Youdem Chiara Geloni che le rinfacciava di essere stata prima veltroniana, poi dalemiana, lettiana, bersaniana e infine renziana. «Per essere giovane e inesperta», ha sentenziato Aldo Grasso sul Corriere, «la Madia ha imparato subito e bene a risalire le correnti».

E la Giannini? Glottologa, linguista, ex rettrice dell'Università per stranieri di Perugia dal 2004 al 2013, prima di arrivare in Senato, diventare coordinatrice politica di Scelta Civica e misurarsi con il linguaggio del politichese pubblicava titoli del tipo: Tra grammatica e pragmatica: la geminazione consonantica in latino; Percorsi metalinguistici. Giuliano di Toledo e la teoria della grammatica e La fonologia dell'interlingua. Principi e metodi di analisi.

Rispetto al governo Monti, l’alleanza rosa dell’esecutivo Renzi, va detto,  non è a prova di bomba. Nel 2012 la Cancellieri, allora agli Interni, sbottò: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà». Seguirono polemiche a non finire e accuse di insensibilità verso i giovani precari e disoccupati. Tra le poche a difenderla, la collega del Welfare, Elsa Fornero, che spiegò come il lavoro a vita sia ormai un’illusione e che i giovani italiani sono un po' choosy, schizzinosi. I giornali titolarono: le vecchie zie del governo vanno a braccetto. Per una volta, almeno, la solidarietà femminile ha funzionato.  

 
 
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