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sabato 16 gennaio 2021
 
 

Mafia capitale, le denunce inascoltate della Caritas

05/12/2014  In una nota, pubblicaaa dopo i fatti di Tor Sapienza. la Caritas di Roma scriveva: “E’ il risultato di anni di abbandono, ma al tempo stesso l’effetto di politiche sbagliate verso i rom e i rifugiati, senza sforzi per l’integrazione e improntate soprattutto all’emergenza, frutto di istituzioni che non collaborano, di cooperative senza scrupoli”.

Adesso che la frase intercettata dalla forze dell’ordine (“Si fanno più soldi con gli immigrati che con la droga”) è diventata probabilmente la più odiosa tra quelle pronunciate dai membri della cupola mafiosa capitolina, torna alla mente una denuncia della Caritas di Roma affidata ad una nota appena dopo i fatti di Tor Sapienza. La Caritas scriveva: “E’ il risultato di anni di abbandono, ma al tempo stesso l’effetto di politiche sbagliate verso i rom e i rifugiati, senza sforzi per l’integrazione e improntate soprattutto all’emergenza, frutto di istituzioni che non collaborano, di cooperative senza scrupoli che poco hanno a cuore la sorte delle persone che le sono affidate, di territori dimenticati dalla istituzioni, in cui sono parimenti vittime italiani e immigrati”.

È quel riferimento a “cooperative senza scrupoli” che oggi fa riflettere. Il direttore della Caritas romana monsignor Enrico Feroci ha definito “sciacalli” gli uomini della rete criminale che ha avvolto la città. Parlando con la televisione della Cei ha detto: “Credo che la parola che si debba utilizzare per queste persone che utilizzano gli ultimi, i poveri per fare interessi, sia la parola sciacallaggio. Purtroppo, la dobbiamo dire e quanto accaduto ci deve spingere ad un esame di coscienza”. Qualche cosa avevano avvertito i dirigenti della Caritas di Roma? L’Osservatore Romano di oggi sottolinea che l’inchiesta della Procura assume contorni “sempre più inquietanti”. Ciò che preoccupa le associazioni è soprattutto far luce sul business molto redditizio realizzato attraverso le cooperative cui era affidata l’accoglienza di immigrati e rifugiati.

Berardino Guarino, direttore Progetti del Centro Astalli, l’associazione del Gesuiti di Roma in prima fila per l’accoglienza dei rifugiati, spiega al portale cattolico internazionale Aleteia che “ se si continua a gestire il problema dell’accoglienza a migranti e rifugiati con il criterio di emergenza, attraverso appalti a cui possono partecipare tutti, ci si espone al rischio che qualcuno se ne approfitti” e aggiunge: “Bisogna ridurre al massimo lo spazio dell’emergenza, perché nell’emergenza si certificano cose che normalmente non sono ammesse”.

Il problema delle cosiddette “cooperative amiche” e quello del trattamento dei problemi attraverso l’emergenza è sollevato anche dall’onorevole Mario Marazziti, ex-portavoce della Comunità di Sant’Egidio: “E’ interessante notare come i piani speciali per immigrati, rom, che hanno progressivamente criminalizzato le facce più deboli della città e che hanno incoraggiato rabbia e risentimento nella popolazione, siano tra i veicoli di queste alleanze trasversali per l'illegalità e come emerga un sistema di affidamenti a cooperative "amiche" che poco ha a che vedere con la sicurezza o la qualità della vita a Roma”.

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