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venerdì 10 luglio 2020
 
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«Mafiosi e usurai sono i nuovi Giuda. Che Dio li converta»

08/04/2020  Nella messa di oggi papa Francesco ricorda quanti servono il denaro invece che Dio. «E così, come Giuda, diventano traditori. Vendono il loro prossimo»

Il Papa prega per mafiosi e usurai e per tutti quelli che, «in questo tempo di pandemia fanno commercio con i bisognosi: approfittano della necessità degli altri e li vendono», «che il Signore tocchi il loro cuore e li converta».

Francesco li paragona a Giuda, di cui parla il Vangelo di Matteo, «persone che tradiscono, anche i propri cari, vendendoli, per i propri interessi». Il mercoledì santo, «chiamato anche “mercoledì del tradimento”», è «il giorno nel quale si sottolinea, nella Chiesa, il tradimento di Giuda. Giuda vende il Maestro».

Il Papa sottolinea che, quando pensiamo al fatto di vendere la gente, vengono il mente gli schiavi portati dall’Africa in America o, ai tempi di oggi, le ragazze yazide vendute a Daesh. Ma ci sembranno cose lontane nel tempo e nello spazio. Dobbiamo pensare invece a quelllo che accade tutti i giorni, perché tutti i giorni «ci sono dei Giuda che vendono i fratelli e le sorelle, sfruttandoli nel lavoro, non pagando il giusto, non riconoscendo i doveri … Anzi, vendono tante volte le cose più care. Io penso che per essere più comodo un uomo è capace di allontanare i genitori e non vederli più, metterli al sicuro in una casa di riposo e non andare a trovarli … vende. C’è un detto molto comune che, parlando di gente così, dice che “questo è capace di vendere la propria madre”: e la vendono. Adesso sono tranquilli, sono allontanati: “Curateli voi …”».

E questo accade perché si serve il denaro, l’unica cosa che Gesù mette sullo stesso piano di Dio. «Lui ha dato al denaro una signorìa. Gesù ha detto: “Non si può servire Dio e il denaro”, due signori. È l’unica cosa che Gesù pone all’altezza e ognuno di noi deve scegliere: o servi Dio, e sarai libero nell’adorazione e nel servizio, o servi il denaro, e sarai schiavo del denaro. Questa è l’opzione e tanta gente vuole servire Dio e il denaro. E questo non si può fare. Alla fine fanno finta di servire Dio per servire il denaro. Sono gli sfruttatori nascosti che sono socialmente impeccabili, ma sotto il tavolo fanno il commercio, anche con la gente: non importa. Lo sfruttamento umano è vendere il prossimo».

Non sappiamo come sia stata la vita di Giuda, forse era un ragazzo normale con le sue inquietudini, ma «il Signore lo ha chiamato ad essere discepolo. Lui mai è riuscito ad esserlo: non aveva bocca di discepolo e cuore di discepolo, come abbiamo letto nella prima Lettura. Era debole nel discepolato, ma Gesù lo amava…». Anche se il Vangelo ci fa capire che gli piacevano i soldi e che era un ladro, mai Gesù lo ha chiamato traditore. Anche se, «chi ama troppo i soldi tradisce per averne di più, sempre: è una regola, è un dato di fatto. Il Giuda ragazzo, forse buono, con buone intenzioni, finisce traditore al punto di andare al mercato a vendere: “Andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni, direttamente?»”. A mio avviso, quest’uomo era fuori di sé».

Ma sottolinea papa Francesco, «Gesù mai gli dice “traditore”; dice che sarà tradito, ma non dice a lui “traditore”. Mai lo dice: “Vai via, traditore”. Mai! Anzi, gli dice: “Amico”, e lo bacia. Il mistero di Giuda … Com’è il mistero di Giuda? Non so … Don Primo Mazzolari l’ha spiegato meglio di me», racconta pensando a una omelia del prete di Bozzolo, già citata nel 2016 dallo stesso papa Francesco. «Sì, mi consola contemplare quel capitello di Vezelay: come finì Giuda? Non so. Gesù minaccia forte, qui; minaccia forte: “Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’Uomo viene tradito: meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Ma questo vuol dire che Giuda è all’Inferno? Non so. Io guardo il capitello. E sento la parola di Gesù: “Amico”», sottolinea. Il capitello cui Francesco fa riferimento è quello della basilica di Vèzelay, in Borgogna, dedicata a santa Maria Maddalena e che sorge sulla via che porta a Santiago di Compostela.. Da un lato la solita immagine di Giuda impiccato, dall’altra quella del Buon Pastore, Gesù, che porta sulle spalle proprio Giuda. E, mentre lo fa, ha un angolo di bocca corrucciato e l’altro sorridente a indicare, spiegava don Mazzolari, il mistero di Giuda, di un uomo cioè che non si sa se si sia salvato o meno.

E la figura di Giuda, continua papa Francesco, «ci fa pensare a un’altra cosa: il diavolo entrò in Giuda, è stato il diavolo a condurlo a questo punto. E come finì la storia? Il diavolo è un mal pagatore: non è un pagatore affidabile. Ti promette tutto, ti fa vedere tutto e alla fine ti lascia solo nella tua disperazione ad impiccarti. Il cuore di Giuda, inquieto, tormentato dalla cupidigia e tormentato dall’amore a Gesù, un amore che non è riuscito a farsi amore, tormentato con questa nebbia, torna dai sacerdoti chiedendo perdono, chiedendo salvezza. “Cosa c’entriamo noi? È cosa tua …”: il diavolo parla così e ci lascia nella disperazione».

E allora, conclude il Papa, «pensiamo a tanti Giuda istituzionalizzati in questo mondo, che sfruttano la gente. E pensiamo anche al piccolo Giuda che ognuno di noi ha dentro di sé nell’ora di scegliere: fra lealtà o interesse. Ognuno di noi ha la capacità di tradire, di vendere, di scegliere per il proprio interesse. Ognuno di noi ha la possibilità di lasciarsi attirare dall’amore dei soldi o dei beni o del benessere futuro. “Giuda, dove sei?”. Ma la domanda la faccio a ognuno di noi: “Tu, Giuda, il piccolo Giuda che ho dentro: dove sei?”».

Anche oggi, il Pontefice chiama alla Comunione spirituale con queste parole:

«Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e Ti offro il pentimento del mio cuore che si abissa nel suo nulla nella Tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia. Desidero riceverti nella povera dimora che Ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io vengo da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo».

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