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#MAIPIUINVISIBILE

07/03/2015  Al via la raccolta fondi per salvare dalla chiusura cinque centri antiviolenza. Un sms solidale fino al 19 marzo al 45591, un messaggio virale sui social network e un tour in cinque città: parte in occasione dell’8 marzo la campagna di Fondazione Pangea.

La campagna si pone l’obiettivo di evitare la chiusura di cinque centri antiviolenza nel sud Italia, ma anche per sensibilizzare su un tema troppo spesso trascurato. Non a caso, lo slogan scelto è #maipiuinvisibile. Spiega Luca Lo Presti, presidente di Pangea: «Spesso la violenza domestica assume connotati insidiosi, difficili da individuare, specie nei casi di violenza psicologica, economica ecc. Attraverso questa campagna ci auguriamo non saranno più invisibili neppure i volti che la violenza maschile sulle donne può assumere».

Cinque i centri a rischio chiusura selezionati: il Centro Safyia di Polignano a Mare (Bari), il Centro donne antiviolenza (Ce.Da.V.) di Messina (Sicilia), il Centro Women in Network (W.I.N.) di Curti (Caserta), l’Associazione Telefono Donna onlus di Potenza e Prospettiva Donna onlus di Olbia.

Il tour di sensibilizzazione e raccolta fondi tocca varie città: partito da Bari il 7 marzo, prosegue a Palermo il 10, a Napoli il 12, a Olbia il 13, per concludersi a Firenze il 16. Sul sito www.pangeaonlus.org i dettagli per chi volesse partecipare agli eventi in piazza, pensati come teatro partecipativo.

Violenza di genere: due volte vittime della crisi

I dati lasciano sbalorditi: si calcola che una donna su tre, nel corso della sua vita, si trovi suo malgrado protagonista di un atto di violenza. Le statistiche tuttavia sono difficili da ottenere e si basano solo sull’emersione del fenomeno, ovvero sulle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza o che sporgono denuncia. Impossibile quantificare quante siano nella realtà le vittime, specie tra le mura di casa.

Gli ultimi dati disponibili, peraltro, risalgono al 2006. Un ritardo che lascia sconcertati, ma che la dice lunga sulla sottovalutazione del fenomeno. Che di certo non è nel frattempo migliorato. Tutt’altro. «In base a quanto ascoltiamo, anzi, la violenza domestica è aumentata anche nelle classi medio-alte», fanno sapere da Pangea.

Tutta colpa della crisi: chi ha perso il lavoro e ha peggiorato la propria situazione economica, spesso sfoga la propria frustrazione in casa. E le mogli, madri, compagne divengono il capro espiatorio. Ma non è finita. Secondo i dati Istat, nel  2006 sono state 690 mila le donne che  hanno subito violenze  ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza. Il 62,4% di loro ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza. E sono i bambini le vittime ancora più invisibili della furia cieca che si scatena in casa: è la “violenza assistita”, quella che rende i bambini spettatori di insulti e botte alla propria madre, che li fa crescere nel terrore, che li fa crescere senza riferimenti parentali, perché dei due l’uno è un violento da evitare, l’altra un’indifesa da proteggere.

Ma non solo: a volte l’uomo costringe anche il figlio a usare violenza sulla madre, insultandola o anche picchiandola. Una ridda di conseguenze psicologiche profondissime, su una mente in formazione, che se non curate possono produrre a loro volta un adulto violento.

Per questo Pangea ha anche avviato un progetto pilota (poi ripreso in altri cinque paesi europei) che prevede un percorso terapeutico per la coppia mamma-bambino, e non – come si fa di solito – con percorsi separati.

Tutto questo però non sarebbe possibile senza i centri antiviolenza
, che oggi si ritrovano sempre più spesso senza fondi da comuni e istituzioni e quindi incapaci di prendersi carico di chi avrebbe bisogno di assistenza. E spesso – ricordiamolo – l’allontanamento da casa e il soggiorno in comunità protette non sono un optional, ma un’esigenza indispensabile per mettere in salvo delle vite. E così capita che i servizi sociali segnalino al comune casi in cui l’intervento è indispensabile, ma il comune non sia in grado di intervenire perché non dispone dei fondi necessari per quel posto letto.

Per questo Pangea ha avviato la raccolta fondi: evitare la chiusura di cinque centri significa concretamente salvare la vita di donne e minori e interrompere la spirale della violenza.

Si può contribuire con l’sms solidale fino al 19 marzo al numero 45591.

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