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sabato 25 giugno 2022
 
 

Majorino: assisteranno i clochard

07/08/2013  «Il compito di questi volontari non è quello di pattugliare il territorio ma di segnalare clochard ed emarginati ai Servizi sociali», afferma l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano

«Il problema non è solo terminologico».

Va bene, assessore Majorino, non chiamiamole ronde. Ci spieghi però cosa sono.
«Un’iniziativa utile. C’è grande necessità di agganciare le situazioni di difficoltà e raggiungere le persone più povere ed emarginate. Noi andiamo a cercarle, non aspettiamo che arrivino ai nostri servizi sociali. Vogliamo fare questo lavoro di prossimità».

Già la giunta di Letizia Moratti aveva fatto una convenzione con operatori sociali del privato per aumentare i controlli serali sulle linee più a rischio e segnalare clochard o persone in difficoltà. Avete copiato da loro?
«Premesso che non ci vedo nulla di male a copiare se si tratta di cose positive. Detto questo, le loro erano ronde che cercavano di svolgere azioni integrative della sicurezza che per noi vanno svolte solo ed esclusivamente dalle forze di polizia. Tant’è vero che il mandato era confuso perché non si capiva bene cosa dovessero fare concretamente questi “rondisti”. Nel nostro caso le “regole d’ingaggio”, diciamo così, sono molto meno ambigue. Si tratta di proseguire esperienze di volontariato di strada che già esistono in città: dai City Angels ai francescani, dalla Caritas ai volontari comuni che sono presenti sui mezzi pubblici e nelle zone più a rischio, soprattutto di sera».

È rimasto sorpreso dallo scalpore suscitato?
«Un po’ sì. Non capisco l’ostinazione dei giornali a chiamarle ronde nonostante avessimo spiegato di cosa si trattasse. Bisognerebbe che tutti, media compresi, uscissero dai cliché degli ultimi vent’anni. Non capisco tutta quest’ansia a voler appiattire ogni cosa sulle polemiche politiche. Chissà, la Lega è un po’ imbarazzata perché loro non sono riusciti a ottenere nessun risultato efficace e forse temono il successo della nostra iniziativa».

Il recupero delle periferie era uno dei punti principali del vostro programma elettorale. In questi anni, però, molti problemi sono rimasti come testimonia l'aumento della microcriminalità e del degrado. Non è che queste “ronde” sono un palliativo?

«Questo intervento non c’entra nulla con le periferie o con l’ansia di mettere una “pezza” al loro presunto abbandono. Il punto è un altro: serve o no che a mezzanotte sulla 90 ci sia qualcuno che si occupa del clochard ubriaco seduto in fondo di cui nessuno si sta facendo carico e la cui presenza magari mette un po’ di paura alla ragazzina che sta uscendo per divertirsi? Secondo me sì. Quanto alle periferie non è vero affatto che siano abbandonate a se stesse e che siano aumentati i reati».

Per furti e rapine Milano, nel 2012, si è classificata ai primi posti tra le città italiane.
«In realtà questi dati si riferiscono ai furti nelle abitazioni in centro. Nelle periferie abbiamo organizzato numerosi eventi come quello del 25 luglio scorso quando per la prima volta in nove piazze si è svolta la festa del vicinato con persone che si sono riprese in mano il proprio quartiere e dove non si organizzava più nessuna iniziativa da molti anni. Certo, avremmo voluto fare di più ma con i tagli ai fondi che colpiscono non solo Milano ma tutte le città italiane diventa difficile. Nonostante questo abbiamo raddoppiato il posto per i senzatetto in un anno e mezzo e abbiamo tolto il divieto di accoglienza nei centri per i clandestini».

Multimedia
Angela Finocchiaro "rondista"
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