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venerdì 19 aprile 2024
 
vaticano
 

Curare le malattie con le relazioni

13/01/2024  Nel messaggio per la Giornata del malato papa Francesco ricorda che le persone fragili e malate hanno biosgno soprattutto di non sentirsi sole. Va abbandonata la cultura dello scarto

Mettere al centro le persone e curare le relazioni prima che le malattie. Papa Francesco, nel messaggio per la XXXII Giornata del malato, prende spunto dal versetto della Genesi: «Non è bene che l’uomo sia solo», per ricordare che, fin dall'inizio, «Dio, che è amore, ha creato l’essere umano per la comunione, inscrivendo nel suo essere la dimensione delle relazioni».

Papa Francesco ricorda che la solitudine e l'abbandono sono particolarmente  duri quando siamo fragili, anziani, segnati dalla malattia. Il Pontefice torna ai tempi del Covid, ai «pazienti che non potevano ricevere visite, ma anche infermieri, medici e personale di supporto, tutti sovraccarichi di lavoro e chiusi nei reparti di isolamento. E naturalmente non dimentichiamo quanti hanno dovuto affrontare l’ora della morte da soli, assistiti dal personale sanitario ma lontani dalle proprie famiglie». Ma pensa anche alle vittime della guerra, che è «la più terribile delle malattie sociali e le persone più fragili ne pagano il prezzo più alto».

Ma anche nei Paesi dove c'è pace «il tempo dell’anzianità e della malattia è spesso vissuto nella solitudine e, talvolta, addirittura nell’abbandono. Questa triste realtà è soprattutto conseguenza della cultura dell’individualismo, che esalta il rendimento a tutti i costi e coltiva il mito dell’efficienza, diventando indifferente e perfino spietata quando le persone non hanno più le forze necessarie per stare al passo». Torna sulla cultura dello scarto che considera le persone non più come «un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani».

Va invece rimessa al centro la dignità di ogni persona, vanno considerati i suoi bisogni e vanno garantiti il diritto alla salute e l'accesso alle cure. Non solo, i malati vanno accompagnati «da una “alleanza terapeutica” tra medico, paziente e familiare».

E allora, dice il Pontefice, «ci fa bene riascoltare quella parola biblica: non è bene che l’uomo sia solo! Dio la pronuncia agli inizi della creazione e così ci svela il senso profondo del suo progetto per l’umanità ma, al tempo stesso, la ferita mortale del peccato, che si introduce generando sospetti, fratture, divisioni e, perciò, isolamento. Esso colpisce la persona in tutte le sue relazioni: con Dio, con sé stessa, con l’altro, col creato. Tale isolamento ci fa perdere il significato dell’esistenza, ci toglie la gioia dell’amore e ci fa sperimentare un oppressivo senso di solitudine in tutti i passaggi cruciali della vita».

Prendersi cura del malato diventa allora «anzitutto prendersi cura delle sue relazioni, di tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri – familiari, amici, operatori sanitari –, col creato, con sé stesso. È possibile? Si, è possibile e noi tutti siamo chiamati a impegnarci perché ciò accada».

E siamo tutti chiamati a essere persone di dialogo e di vicinanza per guarire le malattie della società.

E, infine, il Pontefice si rivolge «a voi, che state vivendo la malattia, passeggera o cronica, vorrei dire: non abbiate vergogna del vostro desiderio di vicinanza e di tenerezza! Non nascondetelo e non pensate mai di essere un peso per gli altri. La condizione dei malati invita tutti a frenare i ritmi esasperati in cui siamo immersi e a ritrovare noi stessi», a «contrastare la cultura dell’individualismo, dell’indifferenza, dello scarto e a far crescere la cultura della tenerezza e della compassione».

 
 
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