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venerdì 07 maggio 2021
 
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Manfredonia, presidente del Patronato Acli: «Questa crisi al buio ci danneggerà ancor di più»

18/01/2021  «Non si capisce perchè nelle zone i bar possono restare aperti fino alle 18 e i nostri circoli no. Un partito con Conte? Siamo un movimento autonomo, no a qualunque collateralismo»

Emiliano Manfredonia.
Emiliano Manfredonia.

«Ma perché in area gialla ai bar e ai ristoranti è consentito di rimanere aperti fino alle 18 e ai circoli Acli, la maggioranza dei quali un’attività di mescita, rimane vietato?».  Emiliano Manfredonia, presidente del Patronato Acli pone questa semplice domanda. «La verità è questa è una discriminazione tra profit e non profit: la maggjor parte degli enti del Terzo settore è oggi chiusa e miseramente "ristorata". Anche i fondi per i progetti stanziati non sono accessibili se si rimane chiusi. Nessuno chiede di aprire se la salute viene messa a rischio. Ma si auspica con forza di non essere discriminati. Spiace dirlo, ma, oltre ad assumere, nello stato di emergenza, forse pure profili di incostituzionalità, seppur inconsapevolmente, parrebbe essere proprio la seconda puntata del tentativo di addossare a tutto il Terzo settore  l'Iva e altre tasse considerandoci enti commerciali, tranne poi rimanere chiusi a differenza di quest'ultimi». 

Il Recovery Fund prevede qualcosa per la rinascita dei circoli, chiusi ormai da quasi un anno?

«Ad oggi non c’è niente, o quasi. Ho letto l’ultima versione del documento: sono stati stanziati 70 milioni di euro per tutto il mondo del sociale, ovvero del Terzo settore, un pianeta formato da più di 100 mila soggetti. Se dividi gli stanziamenti per ciascun soggetto, vengono fuori delle briciole».

Che idea si è fatta di questa crisi di Governo, per i patronati potrebbe essere meglio o peggio?

«Noi non siamo contenti di Conte. Il problema è che questa è una crisi di governo che rischia di essere giocata sula pelle degli italiani. E’ una crisi al buio. Non si sa dove va a finire. Non entro nel merito. Le ragioni per cui lo si vuole far cadere potrebbero anche essere giuste: il Terzo settore è sempre stato una Cenerentola per questo governo. Ma aprire una crisi nella nebbia più totale, nel mezzo di una pandemia che ha fatto 80 mila morti, in questo momento così cruciale e drammatico, è da incoscienti, è un azzardo di poker, è un rischio assurdo».

In caso di elezioni si parla di un nuovo partito di Conte, sostenuto anche dalle Acli.

«Al di là delle indiscrezioni di stampa, le Acli non cercano nuovi collateralismi, ma restano fedeli alla propria autonomia. Nelle associazioni e nel Terzo settore credo da più parti si nutra profondo rispetto per chi cerca nella società civile nuove spinte per nuovi partiti e movimenti. Incoraggiare una maggior  presenza di persone che portino alcune istanze dentro le istituzioni è sempre positivo. Ma se qualcuno dell'associazione vuole proporre nuovi collateralismi lo dica pure con chiarezza all'interno dgeli organi di rappresentanza, tanto più che siamo in pieno percorso congressuale. Per il resto nessuno è stato autorizzato a usare le Acli a fianco di progetti di partito. Non si entra nelle Acli per essere un numero o un voto che qualcuno possa millantare».

Questo stallo di governo può danneggiare il  mondo del lavoro?

«Dipende da quanto dura. Il pericolo più grosso è che rimanga governo senza una grande identità politica. Se a sostenerlo è un gruppo variegato di senatori e deputati pescati qua e là il rischio è di dover accontentare tutti e di non avere una linea precisa. Oggi quello che serve è una linea condivisa su 223 miliardi di euro di investimenti: l’equivalente di 10 finanziarie, un gigantesco Piano Marshall. Sono investimenti mai visti prima in Italia. Credo che ci sia bisogno di uno sforzo, di un coinvolgimento delle opposizioni, almeno sulle linee fondamentali. Ciò detto, segnali di attenzione dalla politica li aspettiamo oggi urgentemente anche sulla tragedia umanitaria dimenticata che sta avvenendo sulla rotta balcanica: migliaia di famiglie e bambini; ma più in generale, una "nazione" per numeri grande quanto la Germania: il popolo di chi fugge dalla guerra, dalla fame, dalle catastrofi per spesso essere relegati in Stati lontani dai riflettori, in campi simili a lager, nella quasi generale miopia globale». 

 

 

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