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Tre giorni di lutto nazionale: il doloroso addio dell'Argentina al suo "don Diego"

25/11/2020  La notizia della morte del campione ha suscitato enorme commozione in tutto il Paese e nel mondo politico."A noi argentini ha regalato soltanto gioie, siamo eternamente in debito con lui", ha dichiarato il presidente Alberto Fernández, del quale Maradona era un convinto sostenitore.

(Foto Reuters: Diego Armando Maradona con il presidente argentino Alberto Fernández alla Casa Rosada il 26 dicembre 2019)

Tre giorni di lutto nazionale per dire addio al mito argentino. E’ stata la decisione del Governo di Alberto Fernández, dopo aver appreso la notizia della morte di Maradona, lanciata dal quotidiano El Clarín. L’Argentina piange il suo “don Diego”. E, nonostante le misure restrittive contro la pandemia, il Governo si aspetta che gli argentini scendano in massa per le strade, per esprimere la loro commozione e commemorare il più grande calciatore di tutti i tempi, quello che li ha fatti arrivare alla vetta del mondo - come ha scritto il presidente su Twitter -,  il pibe de oro al quale nel 2003 a Buenos Aires è stato intitolato uno stadio, nel quartiere di Villa General Mitre: la cancha degli Argentinos Juniors, la squadra porteña nella quale Maradona, nato e cresciuto nella villa miseria di Fiorito, esordì da professionista a 15 anni e giocò dal 1976 al 1981, segnando 116 gol in 166 partite, prima di essere venduto al Boca juniors, la sua squadra del cuore (per lui 28 reti in 40 partite). 

«Non so se avremo un altro Diego», ha dichiarato il presidente al canale Tv sportivo argentino TyC sports (come riportato dal quotidiano La Nación). «Provo eterna gratitudine perché in tutto questo tempo Maradona non ha fatto altro che appoggiarmi. Provo una tristezza enorme, era un uomo unico, dubito che possiamo avre un altro giocatore di calcio come lui. A noi argentini ha regalato soltanto gioie, siamo eternamente in debito con lui». Ha poi aggiunto: «Maradona era un uomo genuino, difendeva quello in cui credeva. Rappresentava ciò che comunemente siamo noi argentini, così viscerali. E soprattutto, ho sempre notato che se c’era qualcosa che non gli andava a genio lo diceva apertamente». 

Maradona era stato ricevuto alla Casa Rosada, la sede presidenziale di Buenos Aires, lo scorso febbraio, era un sostenitore del Governo Fernández. Messaggi commossi sono arrivati da tutto il mondo politico argentino, dalla vicepresidente Cristina Kirchner all’ex capo di Stato Mauricio Macri. Tanti argentini si sono radunati fuori dalla residenza del campione a Tigre, la cittadina della provincia di Buenos Aires dove lui abitava.

Maradona è già leggenda, scrive El Clarín. In occasione del suo 60esimo compleanno (il 30 ottobre), il quotidiano aveva realizzato un’intervista a distanza - a causa della pandemia - con il campione, isolato nella sua casa. Un’intervista che oggi suona come una sorta di testamento. “Sono stato e sono molto felice”, aveva dichiarato Maradona al giornale argentino, “il calcio mi ha dato tutto ciò che ho, più di ciò che avrei mai immaginato”. E più avanti: “Il mio desiderio è che questa pandemia passi presto e che la mia Argentina possa andare avanti”. Aveva poi aggiunto: “Mi addolora vedere i bambini che non hanno da mangiare, io so cosa significa avere fame. Questo è il mio desiderio, vedere gli argentini felici, con il lavoro e con la possibilità di mangiare ogni giorno”.

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