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martedì 28 novembre 2023
 
 

Una famiglia per due premi

05/06/2012  La commovente saga della stirpe sarda dei Chironi, protagonista della trilogia di Marcello Fois, è finalista ai premi letterari più prestigiosi: il Campiello e lo Strega.

E così la famiglia Chironi prova a vincere il Campiello e/o lo Strega. Sì, perché il secondo atto della trilogia che Marcello Fois ha dedicato alla stirpe dei Chironi, intitolato Nel tempo di mezzo (Einaudi), è entrato sia nella cinquina del Campiello sia nella dozzina dello Strega. Insomma, è finalista ai due più importanti premi letterari italiani. Una buona notizia, a nostro parere, sia per la suggestione letteraria di questa saga familiare, snodata lungo i decenni in tre momenti, sia per il messaggio che da essa emana: il tenace affermarsi della vita su ogni avversità e dolore.

Secondo atto di una trilogia inaugurata da Stirpe (Einaudi, 2009), Nel tempo di mezzo riprende la storia della famiglia Chironi là dove l’avevamo lasciata. Alla porta di Michele Angelo, il fabbro capostipite, e della figlia Marianna, unica sopravvissuta di un “genocidio” che ha sterminato mogli, mariti, figli, bussa Vincenzo. Siamo a Nuoro, città in rapida espansione, nel 1943, anno di fame e malaria, mentre la grande Storia arriva solo attutita. Nessuno lo aspettava più Vincenzo, nel senso che nessuno sapeva di lui: frutto di un amore di uno dei figli di Michele Angelo, andato a combattere in Friuli e di cui si era persa ogni traccia, all’età di 27 anni, in mano un documento che attesta le sue origini, si materializza in una casa addormentata, da cui la vita è fuggita via, e dove anche l’officina che aveva garantito tanta fortuna materiale – ma non risparmiato i colpi crudeli del destino – sembra un sogno antico.

In quel nipote, il nonno e la zia vedono, ciascuno a maniera propria, una nuova promessa, il dischiudersi di un futuro che sembrava chiuso, un germoglio che inaspettatamente sboccia: «Quel nipote perfetto era stato il germoglio che convince il giardiniere a salvare l’intera pianta quando ormai la credeva perduta».

E l’approdo di questa sorta di Ulisse nella sua Itaca, in effetti, sembra riavviare
nonostante tutto la vita, più forte di ogni tragedia e di ogni lutto. Vincenzo s’innamora della bella Cecilia, per la verità già fidanzata a un altro, un mezzo parente, ma la ragazza troverà già in quegli anni la forza di ascoltare i sentimenti, sfidando le convenzioni sociali. La riapertura dell’officina di fabbro, in una Nuoro che, finita la guerra, ha voglia di crescere, sembra sancire e completare il riscatto di una stirpe tenace quanto tragica...

Romanzo autonomo, ma ancor più apprezzabile se letto dopo Stirpe, Nel tempo di mezzo ha l’andamento di una grande vicenda epica, o forse anche biblica. Fois se ne fa cantore con un linguaggio alto, a tratti solenne, sapendo però al tempo stesso farsi interprete dei dettagli, dei travagli esistenziali che attraversano i suoi personaggi, in un connubio costante e felice fra il mito e la quotidianità, la Storia e i destini individuali. Ancor più nitidamente si delinea il tema di un’epica battaglia fra l’uomo e la Vita, fra il desiderio umano e una sorte che non sente ragione e segue vie imperscrutabili. E già stiamo attendendo la conclusione della trilogia per capire che ne sarà della famiglia Chironi.

 
 
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