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Marchiati sì, ma non per sempre

27/03/2013  Cosa fanno le dieci grandi multinazionali del cibo per la giustizia alimentare? I primi risultati ottenuti dalle "pressioni" di Oxfam

«Per troppo tempo le donne sono state l’ultimo anello della catena nel settore dell’alimentare; la discriminazione di genere è  tra le principali cause di fame globale, povertà e ineguaglianza. Mars e Nestlè oggi hanno dimostrato di volerci ascoltare, ed è un primo importante segnale». Elisa Bacciotti è la direttrice del Dipartimento campagne di Oxfam Italia e non nasconde la soddisfazione per i risultati ottenuti anche grazie alle oltre 60mila firme raccolte per l'appello che intende mettere pressioni alle multinazionali del cioccolato a compiere scelte diverse, finalmente etiche e responsabili. Mars e Nestlè, per la prima volta, hanno annunciato la volontà di combattere l'ineguaglianza di genere, la fame e la povertà delle donne impiegate nella filiera di produzione del cacao nel Sud del mondo.


«Le coltivatrici di cacao e i consumatori in tutto il mondo sono riusciti a far sentire la propria voce - prosegue Bacciotti. - Mars e Nestlè hanno assunto i primi impegni per dimostrare agli agricoltori che lavorano il cacao che utilizzano, ai consumatori che acquistano il cioccolato e al resto del settore alimentare di voler combattere per la discriminazione e l'ineguaglianza di cui sono vittime le donne che lavorano nel settore del cacao».

In particolare, si legge nella nota diffusa da Oxfam, "Mars e Nestlè si impegnano a far effettuare da organizzazioni indipendenti una valutazione di impatto sulla filiera di produzione del cacao che determini quanto le donne siano penalizzate. Tale valutazione riguarderà, per entrambe le aziende, la Costa d'Avorio, il maggior Paese di produzione del cacao, e sarà effettuato entro il prossimo anno. Negli anni successivi saranno condotte valutazioni anche in altri Paesi";


"A seguito dei risultati della valutazione, Mars e Nestlè si impegnano, entro un anno, a sviluppare e attuare uno specifico piano d'azione per lottare contro la povertà. Oxfam chiede che tale piano porti al miglioramento della vita delle donne e a politiche e pratiche d'azienda che promuovano il rafforzamento delle donne nella filiera";

"Mars e Nestlè si impegnano a sottoscrivere i Principi Onu sull'Empowerment delle donne, dando sostanza al rafforzamento delle posizioni delle donne nell'intero ciclo di produzione e a controllare l'effettivo rispetto dell'eguaglianza di genere";

"Mars e Nestlè si impegneranno, in collaborazione con altri infleunti attori dell'industria del cacao, a sviluppare programmi di settore sull'ineguaglianza di genere, lavorando anche con istituzioni quali la Word Cocoa Foundation". 

Il rapporto di Oxfam "Scopri il marchio", diffuso lo scorso febbraio, racconta di un settore, quello alimentare, che non conosce la parola equilibrio. La spinta forsennata al massimo margine possibile ha messo in ginocchio intere comunità "minacciate" dalla possibilità che quel poco che ricevono in cambio di lavori massacranti e non tutelati in alcun modo finisca addirittura altrove. Una guerra tra "disperati" che porta a prezzi incredibili sugli scaffali dei nostri supermercati.


«In Pakistan, le comunità rurali dicono che la Nestlé sta imbottigliando e vendendo acqua vicino a dei villaggi che non hanno accesso ad acqua potabile. Nel 2009, la Kraft (oggi Mondelez) è stata accusata di acquistare carne bovina da fornitori brasiliani implicati nel disboscamento delle foreste pluviali dell’Amazzonia per far pascolare il bestiame. E oggi, Coca-Cola si trova a dover affrontare le accuse di sfruttamento del lavoro minorile nella sua catena di produzione nelle Filippine»: e pensare che oggi un terzo della popolazione mondiale dipende per il proprio sostentamento da piccole aziende agricole e sebbene l'agricoltura produca abbastanza cibo per tutti, un terzo viene sprecato, oltre 1,4 miliardi di persone sono in sovrappeso e altre 900 milioni patiscono la fame.

Contraddizioni su cui Oxfam vigila con attenzione per evitare che si replichi all'infinito il paradosso per cui la stragrande maggioranza di coloro che soffrono la fame sono produttori agricoli di bassa scala e braccianti che coltivano e producono cibo per sfamare circa 2-3 miliaridi di persone in tutto il mondo. "Circa il 60% dei braccianti agricoli vive in povertà".

 
 
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