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domenica 05 dicembre 2021
 
 

Marchionne? Meno parole più fatti

04/06/2011  Il quartier generale della Fiat resta a Torino, dice l’amministratore delegato del Lingotto. Che recrimina: «In America ci ringraziano, non ci insultano». La replica della Fiom.

Sergio Marchionne con la spilla che ricorda l'obiettivo raggiunto: ripagare al Tesoro americano il prestito per l'operazione Fiat-Chrysler.
Sergio Marchionne con la spilla che ricorda l'obiettivo raggiunto: ripagare al Tesoro americano il prestito per l'operazione Fiat-Chrysler.

E' felice se davvero Torino terrà stretta la Fiat. Ma in ogni caso Giorgio Airaudo, da una vita sindacalista dei metalmeccanici della Cgil,  non abbassa la guardia. «Le parole volano via, gli scritti restano. Sergio Marchionne e con lui la Fiat formalizzino in una sede ufficiale quel che vanno dicendo da tempo e noi saremo i primi ad applaudirli», dichiara Airaudo, che è segretario nazionale della Fiom, di cui è anche responsabile del settore auto.


«Non abbiamo nessuna intenzione di spostare il quartiere generale» del gruppo da Torino a Detroit, ha detto l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, rispondendo ai giornalisti a margine del workshop del Consiglio per le relazioni Italia-Stati Uniti svoltosi a Venezia sabato 4 giugno. Per quanto riguarda la sede legale del gruppo, Marchionne ha poi precisato: «non è cambiato niente, il problema non è sulla mia scrivania».

L'Italia, ha inoltre sottolineato Marchionne, deve cambiare atteggiamento. In buona sostanza, deve piantarla con l'abitudine a criticare sempre e comunque. «Quanto è avvenuto negli Usa deve essere letto in Italia in modo positivo», ha testualmente affermato l'amministratore delegato della Fiat. «Se è possibile farlo là è possibile farlo anche qui. Deve cambiare però l'atteggiamento. Ieri, negli Stati Uniti, la gente ringraziava per quello che è stato fatto, invece di insultare».


Giorgio Airaudo, della Fiom-Cgil.
Giorgio Airaudo, della Fiom-Cgil.

«Negli Usa Marchionne ha firmato un accordo di 280 pagine con il Governo; a Roma, neppure un post-it», replica ironico Giorgio Airaudo. «Ben vengano le promesse di investire in Italia e di lasciare a Torino il quartier generale del gruppo, ma la Fiat abbia l'amabilità di mettere il tutto nero su bianco in qualche sede ufficiale. Vale anche per gli investimenti da fare nel nostro Paese, di cui tanto si parla. L'azienda assicura che a conti fatti ammonteranno a 20 miliardi di euro, ma ha preso impegni certi solo per il 10 per cento di quella cifra. Per il momento, infatti, dopo mesi di conflitto che non siamo stati noi ad attizzare, la Fiat ha firmato accordi che prevedono lo stanziamento di 700 milioni a Pomigliano, di un miliardo a Mirafiori e di 500 milioni per l'ex Carrozzeria Bertone».

«Come Fiom abbiamo detto le cose che dovevamo dire a difesa dei lavoratori», conclude Airaudo. «Non abbiamo mai taciuto nè taceremo mai. Marchionne è il primo a sapere che gli operai prendono 1.200 euro al mese: beninteso quando lavorano e non sono in cassa integrazione. Non è limitando loro la libertà nè peggiorando le condizioni di lavoro che si garantiscono gli investimenti».

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