logo san paolo
lunedì 13 luglio 2020
 
personaggi
 

Marco Malvaldi: «Nel mio BarLume si sente l'Italia vera»

10/09/2016  Intervista allo scrittore pisano che ha dato vita alla saga dei vecchietti-detective che si ritrovano al bar e molti considerano l’erede di Camilleri: «Imitatore, semmai». E sul successo dei suoi libri dice: «Evocano situazioni riconoscibilissime e quotidiane. Il giallo come genere è consolatorio perché l’assassino viene sempre punito e l'enigma risolto»

Ha tutta l’aria di uno che si diverte da matti e non se la tira affatto. Pisano atipico (tifa per il Toro), è stato ricercatore di Chimica all’Università di Pisa ma per anni ha sognato di fare il cantante lirico fino a quando non sono arrivati loro, gli arzilli vecchietti del BarLume, a sconvolgergli (si fa per dire) vita e carriera e farlo diventare uno dei giallisti più letti d’Italia con i suoi romanzi pubblicati da Sellerio e tradotti in 11 Paesi, un milione di copie vendute e la serie Tv targata Sky.
Marco Malvaldi, 42 anni, papà da sette, è appassionato di tennis da tavolo, scrive prevalentemente di notte e sul suo futuro non ha idee precise.

Tra dieci anni come si vede? Scriverà ancora del BarLume?
«Se dieci anni fa mi avessero chiesto se immaginavo di fare lo scrittore di mestiere, avrei detto di no. Adesso non so nemmeno se tra dieci anni scriverò ancora. Diciamo che considero tutto questo una parentesi straordinaria e fortunata. Con i vecchietti avrei dovuto smettere al terzo romanzo (Il re dei giochi, 2010) e adesso è uscito il sesto (La battaglia navale). Questo la dice lunga sulla mia coerenza».
 
Come se lo spiega questo successo?
«I miei libri, al contrario della fantascienza, evocano situazioni riconoscibilissime: l’Italia è un insieme di province costellate di bar dove gli anziani giocano a carte. E poi il giallo come genere è consolatorio».

Spieghi.
«Il lettore ha la certezza che i colpevoli dell’omicidio saranno puniti e che l’enigma sarà risolto senza ambiguità ed errori. Tutto il contrario della vita reale. Il giallo è anche un po’ il contrario della vita terrena perché inizia tutto con una morte».

Da dove nasce il BarLume?
«Dal barista, anzi dal barrista come diciamo noi toscani, molto simile a uno che ho conosciuto davvero anni fa a Tirrenia, vicino Pisa. Il barista gestisce uno dei luoghi più democratici che possano esistere, perché al bar ci vanno tutti: il professore, l’impiegato, il prete, il colto e l’inclita, il povero e il ricco. Il bar è un aggregatore sociale mostruoso, il posto ideale, ho pensato, per ambientare un romanzo italiano».

I suoi vecchietti sono piuttosto impiccioni.
«Sì, ma i gialli del BarLume sono giochi intellettuali, una metafora di come viene condotta l’indagine».

Marco Malvaldi (al centro) con il cast della serie Sky "I delitti del BarLume" andata in onda nel 2013 con Filippo Timi
Marco Malvaldi (al centro) con il cast della serie Sky "I delitti del BarLume" andata in onda nel 2013 con Filippo Timi

Perché come protagonisti sceglie sempre anziani?
«Le rispondo come fece mio nonno a mio fratello quando gli chiese com’era avere 90 anni: “È parecchio meglio dell’alternativa, bimbo”. Prima o poi tutti diventeremo vecchi, è un momento della vita in cui, come diceva Borges, molte passioni si sono attenuate e se uno ha conservato la lucidità mentale ha sicuramente molta più serenità nei confronti della vita. È bello pensare di poter invecchiare così, poi magari a me non succederà e sarò un vecchio rintronato che passa il tempo a urlare dietro ai nipoti».

Dicono che lei sia l’erede di Camilleri: le pare esagerato?

«Imitatore, semmai. Lui si è inventato un genere. Quando iniziò a scrivere gialli in dialetto era l’unico. Ci aveva provato solo Gadda scrivendo peraltro un capolavoro. Camilleri ha reinventato qualcosa che in Italia era quasi reato: il giallo inteso come romanzo da prendere sul serio. Prima c’erano stati grandi figure di giallisti, da Machiavelli a Fruttero e Lucentini, da Augusto De Angelis a Giorgio Scerbanenco, che però erano considerati autori di serie B».

La chimica che ha studiato dove finisce nei suoi romanzi?
«Fare la trama è come comporre il cubo di Rubik. In chimica si ragiona partendo dalla soluzione per capire cosa ha generato quella risposta. Con i gialli bisogna partire dalla fine e imbrogliare le cose quel tanto che basta per renderle appetibili».

Se dovesse abbandonare il giallo cosa le piacerebbe scrivere?
«Le grandi storie distopiche tipo Fahrenheit 451 o Comma 22 di Joseph Heller, in cui s’immagina un mondo che non c’è, e che nessuno si augura ci sia, nel quale viene trovata una nuova speranza grazie alla sapienza di alcuni uomini. Non so se ne sarei capace, in questo sono più bravi gli americani».

Il prossimo libro?

«Un saggio sull’inutilità della matematica e sui teoremi che all’inizio sembravano giochetti intellettuali e poi si sono rivelati fondamentali, come la trasformata di Fourier o il teorema di Bayes. Senza tutto questo non avremmo il computer, la decodifica del Dna e la teoria delle probabilità. E poi, i cari vecchi romanzi gialli».              

I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 92,90 - 11%
CREDERE
€ 88,40 € 0,00 - 35%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
FELTRO CREATIVO
€ 23,60 € 18,00 - 24%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
GBABY
€ 69,60 € 49,80 - 28%