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venerdì 24 maggio 2024
 
 

Marco Trabucchi: "Fuori da ogni logica: gli affetti imposti fanno solo danni".

05/07/2013 

Davanti alla sortita delle autorità cinesi e alla cosiddetta legge sull’amore filiale Marco Trabucchi, presidente dell’associazione italiana di psico-geriatria,  che nella vita quotidiana si occupa degli anziani di casa nostra e dei loro pochi o tanti problemi, quasi sbotta.  

«Una cosa fuori da ogni logica, un goffo tentativo di riparare ai danni di un sistema che prima ha portato all’esplosione demografica  durante il maoismo e poi, per reazione, alla politica del figlio unico del Partito popolare cinese. La nuova legge è figlia di un Paese che che prima ha perso in contatti con la propria tradizione confuciana e ora si affida a un calcolo per gestire in emergenza lo sbandamento derivato da un’organizzazione sociale che ha perduto, a seguito di politiche squilibrate e prive di strategia, i punti di riferimento della morale e della dignità della persona. In mancanza di uno stato sociale, si prova a imporre l’assistenza alle famiglie».  

Che effetto Le fa  l’idea dell’amore filiale imposto per legge?

«Sa molto di maoismo, di ingerenza nella vita privata delle persone, lontanissimo dallo stile del nostro mondo».  

Al di là delle questioni storco-giuridiche, che utilità potrebbe avere, per gli anziani, questa assistenza imposta?
«Nessuna, assolutamente nessuna. Son convinto che non porti da nessuna parte. Gli affetti imposti sono fallimentari: le attenzioni formali senza sostanza non portano nessun vantaggio. Per non parlare dei casi delle relazioni familiari deteriorate o conflittuali, si potrebbe solo peggiorare la situazione, aggiungendo a guasti altri guasti».  

In un’Italia che invecchia esiste almeno virtualmente il rischio di dover affrontare in futuro un problema simile?
«No, dal mio punto di vista no, mi pare che la nostra tradizione culturale giudaico-cristiana abbia gli anticorpi adatti a prevenire. Andiamo in giù è vero, ma non credo oltre un certo limite. E comunque, se dovesse anche deteriorarsi il tessuto, per la crisi della famiglia, la risposta non può essere questa».  

Qual è la risposta corretta?
«Non rinunciare a offrire servizi. I servizi non hanno solo il compito di sostituire le eventuali mancanze della famiglia, ma creano capitale sociale, se nella società si diffonde l’idea che gli anziani non sono da rottamare perché dove non può intervenire la famiglia, interviene lo stato con tutte le sue forme, si diffonde un circolo virtuoso: se la società non abbandona i suoi anziani, anche il singolo che magari ne avrebbe poca voglia è portato a fare la sua parte».  

La situazione demografica cambia, dal suo osservatorio, vede materializzarsi la deriva che a volte paventiamo o la famiglia tiene?
«Tiene, con qualche scricchiolamento la società tiene. Soprattutto nei ceti popolari».  

E quando la famiglia non esiste perché proprio non c’è?  
«Bisogna ragionare di una rete forte del sistema pubblico. È illusorio pensare che tutto possa essere affidato al privato o al volontariato, perché vicinato, volontariato, associazioni fanno rete dove la rete del servizio pubblico funziona».     

 
 
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