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testimonianze
 

Marella Agnelli, una donna di fede

24/02/2019  Il lato spirituale della vedova dell'Avvocato nei ricordi dei sacerdoti che le sono stati vicini. Don Valerio Adriano, il parroco che le ha amministrato l'unzione degli infermi: "I nostri incontri all'insegna del dialogo e della cordialità". La devozione al santuario della Consolata, dove Marella affidò la sua supplica per la salute del marito, nella testimonianza di monsignor Franco Peradotto.

E’ stata un paradigma di raffinata bellezza. Considerata tra le donne più eleganti al mondo, era innamorata della pittura, così come di ogni altra espressione artistica, e aveva una passione tutta speciale per i giardini (quelli delle sue residenze amava curarli di persona, riuscendo a combinare le varietà floreali con un tocco che incantava per ricercatezza e gusto). Però è stata anche una credente, cresciuta in una famiglia di solida tradizione cattolica. E viene da pensare che la fede sia stata un’ancora nelle burrasche e nelle asperità che la vita, pur vissuta in una condizione di grande privilegio, non le ha risparmiato. Marella Agnelli, vedova di Giovanni Agnelli, “l’avvocato”, si è spenta all’età di 91 anni, dopo una lunga malattia, nella villa di famiglia, sulla collina torinese. Nella sua storia c’è qualcosa che si intreccia in modo indissolubile alla storia del nostro Paese (e non solo): Torino, la Fiat, la Juventus, l’alta moda, le collezioni d’arte, la letteratura, i viaggi, gli incontri. E in queste ore Torino (Chiesa compresa) cerca di mettere insieme ricordi, come tessere di un mosaico o di un puzzle.

Don Valerio Andriano, parroco della comunità dei santi Vito, Modesto e Crescenzia, è stato uno tra le ultime persone a far visita a “donna Marella”. Venerdì è andato a casa sua, per accompagnarla verso la dipartita con il sacramento dell’unzione degli infermi. E sarà lui, lunedì, a concelebrare (insieme al vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero) le esequie, che si svolgeranno in forma privata a Villar Perosa (Torino). Da 37 anni alla guida della parrocchia, don Valerio è, per la famiglia Agnelli, quasi il “sacerdote di fiducia”. E lo è innanzi tutto per ragioni “geografiche”: infatti Villa Frescot, una delle storiche residenze della famiglia, sulla collina torinese, si trova nel territorio della comunità di San Vito. «Donna Marella viaggiava molto, tra Torino, New York e Marrakech. Però le occasioni di incontro non mancavano. Con lei c’era un rapporto di grande stima e amicizia. Era una persona credente, grazie anche all’ambiente familiare in cui era cresciuta, e di buoni sentimenti» ci dice il religioso. «Conservo di lei un ricordo speciale. Gli incontri non erano frequentissimi, però almeno una volta all’anno andavo a farle visita a Villa Frescot, per benedire la casa. Alcune volte sono stato anche a celebrare l’eucarestia». Era una conoscenza di lunga data: «ricordo bene di alcune occasioni in cui veniva a Messa nella mia chiesa, insieme al marito Giovanni». Ed era soprattutto un legame di famiglia: «ho conosciuto anche i figli e i nipoti, alcuni dei quali ho seguito nel percorso di avvicinamento ai sacramenti, dalla Comunione alla  Cresima. Con qualcuno c’è un rapporto di particolare stima: penso, ad esempio, al nipote John Elkann. Le diverse appartenenze religiose (Elkann ha origini ebraiche, ndr) non sono affatto un ostacolo. I nostri incontri sono sempre stati all’insegna del dialogo e della cordialità».

Donna Marella Caracciolo era nata a Firenze nel 1927, figlia di Filippo Caracciolo di Castagneto (diplomatico, erede di un antico casato napoletano), e di Margaret Clarke (statunitense dell’Illinois). E in effetti la dimensione internazionale e cosmopolita ha sempre fatto parte della sua storia, così come del resto è stato per Gianni Agnelli, che aveva, per parte materna, origini americane. I due si sposarono nel 1953, nella cappella del castello di Osthofen, fuori Strasburgo. La fotografia di Robert Doisneau, che li ritrae insieme, è una di quelle immagini capaci di imprimersi nell’immaginario collettivo. Designer, arredatrice dal gusto raffinatissimo, appassionata d’arte, fotografia e giardinaggio, amica di grandi intellettuali (come lo scrittore Truman Capote), Marella Agnelli si farà ricordare per la sua eleganza. Però anche per un volto enigmatico, a tratti distaccato e impenetrabile, a tratti fragile e segnato dai dolori (primo fra tutti, la tragica morte del figlio Edoardo), capace di far intravedere i lati oscuri di una vita solo in apparenza dorata.  

Molti, in queste ore, ne mettono in luce un aspetto che colpiva: la riservatezza. Tra loro, il cardinale Severino Poletto, oggi arcivescovo emerito di Torino, che ha guidato la Diocesi piemontese tra il 1999 e il 2010. Durante il suo mandato ha avuto diverse occasioni per incontrare la famiglia Agnelli. «Della signora Marella ricordo che era una donna straordinaria, ma discretissima. Era una figura nobile, che però sapeva anche stare nell’ombra e mai ha approfittato della sua posizione di popolarità per mettersi in mostra. Ha mantenuto questo atteggiamento in ogni circostanza, anche nei momenti più difficili, nelle ore estreme della malattia del marito, quando andavo a trovarlo a casa». E fu proprio il cardinale Poletto a celebrare i funerali dell’avvocato Agnelli, nel gennaio 2003. «In questo momento affido al Signore donna Marella e sono vicino alla famiglia, partecipando con la mia preghiera» conclude il prelato.

E tra i ricordi legati alla spiritualità dei coniugi Giovanni e Marella Agnelli ci sono anche quelli di Monsignor Franco Peradotto (sacerdote ben noto a Torino, per molti anni vicario generale della Diocesi), mediati da don Pier Giuseppe Accornero, suo biografo. Il religioso ricostruisce, tra l’altro, i legami tra la famiglia Agnelli e la comunità salesiana, anche in virtù di uno dei più grandi oratori cittadini, che sorge vicinissimo agli stabilimenti Fiat ed è intitolato a Edoardo Agnelli (padre di Giovanni). Ma c’è un luogo della città che era molto caro ai coniugi: il santuario della Consolata, cuore mariano di Torino. E mons. Peradotto ricorda un episodio specifico, riguardante Marella. «Prima della morte dell’Avvocato, donna Marella venne un domenica a Messa alla Consolata. Mentre distribuivo la Comunione le chiesi come andavano le cose (l’avvocato era gravemente malato). Con grande tristezza disse: “Molto male”».  

 

 
 
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