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venerdì 03 dicembre 2021
 
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Maria Cristina Mocellin come Chiara Corbella. Ora il Papa la proclama Venerabile

30/08/2021  La giovane donna, morta nel 1995 a 26 anni, aspettava il terzo bimbo quando si ripresentò la malattia ma lei portò avanti la gravidanza: «Non c’è sofferenza al mondo che non valga la pena sopportare per un figlio». Gli altri due venerabili sono Enrichetta Quattrocchi, la figlia della prima coppia di sposi beati, e don Nicolò Cortese, frate minore in servizio a Padova, torturato e ucciso dai nazisti per aver salvato internati ed ebrei durante la Seconda guerra mondiale

I servi di Dio Enrica Beltrame Quattrocchi e don Nicolò Cortese
I servi di Dio Enrica Beltrame Quattrocchi e don Nicolò Cortese

La Chiesa cattolica ha tre nuovi "venerabili", tutti italiani, passo ulteriore verso la beatificazione. Nell’udienza con il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti le virtù eroiche del Servo di Dio Placido Cortese (al secolo: Nicolò), sacerdote professo dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, nato il 7 marzo 1907 a Cherso (oggi Croazia) e morto a Trieste nel novembre 1944; le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Cristina Cella Mocellin, fedele laica e madre di famiglia, nata il 18 agosto 1969 a Cinisello Balsamo (Milano) e morta a Bassano del Grappa (Vicenza) il 22 ottobre 1995; e virtù eroiche della Serva di Dio Enrica Beltrame Quattrocchi, fedele laica; nata il 6 aprile 1914 a Roma e ivi morta il 16 giugno 2012.

La storia di Mocellin richiama quella di Santa Gianna Beretta Molla e quella più attuale di Chiara Corbella Petrillo. Cresciuta in parrocchia, comincia negli anni del liceo il cammino di discernimento vocazionale nella comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice di don Bosco. L’incontro con Carlo a 16 anni le fa cambiare prospettiva, sente di essere chiamata al matrimonio. Due anni dopo la scoperta di un sarcoma alla gamba sinistra, le cure e le terapie non la distolgono dal raggiungimento della maturità liceale e dallo sposarsi con Carlo nel 1991. La coppia ha due bambini ma appena Maria Cristina scopre di essere incinta del suo terzo figlio riappare la malattia. La scelta è di continuare la gravidanza, sottoponendosi alle cure che non avrebbero messo a rischio la vita del suo bambino. In una lettera racconta proprio quei momenti a Riccardo, il suo terzo figlio: «Mi opposi con tutte le mie forze al rinunciare a te, tanto che il medico capì già tutto e non aggiunse altro. Riccardo, sei un dono per noi. Fu quella sera, in macchina di ritorno dall’ospedale, che ti muovesti per la prima volta. Sembrava che mi dicessi “grazie mamma che mi vuoi bene!”. E come potevamo non volertene? Tu sei prezioso, e quando ti guardo e ti vedo così bello, vispo, simpatico, penso che non c’è sofferenza al mondo che non valga la pena sopportare per un figlio». Maria Cristina muore a 26 anni.

A 9 anni dalla morte a Roma, la Chiesa riconosce le virtù eroiche di Enrica Beltrame Quattrocchi, ultima figlia dei Beati Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, scomparsa all’età di 98 anni. Una famiglia che ha vissuto un cammino di santità dimostrando, disse Giovanni Paolo II che li beatificò nel 2001, che “è possibile, è bello, è straordinariamente fecondo ed è fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”. Enrica era intenzionata a seguire le orme dei fratelli: don Tarcisio, suor Cecilia e don Paolino ma il suo destino era diverso, la sua vocazione fu quella di accompagnare i suoi anziani genitori. Impegnata nel volontariato, nelle Dame di San Vincenzo con le quali si spingeva verso le zone più difficili della capitale, nell’Azione Cattolica insieme alla sua mamma, si dedicò all’insegnamento. Dal 1976 fu Sovrintendente del Ministero per i Beni culturali e ambientali. La sua vita fu segnata da diverse malattie, dalle difficoltà economiche ma soprattutto dalla preghiera, dalla partecipazione quotidiana alla Messa. Negli ultimi anni si spese in aiuto delle coppie in crisi. L’amore di Dio fu la sua ragione di vita.

La missione del frate minore Placido Cortese fu quella di donarsi completamente. Paziente, semplice, pronto a farsi carico delle situazioni difficili come quelle che caratterizzarono gli ultimi anni della sua vita. Nato il 7 marzo 1907 a Cherso (oggi in Croazia), nel 1930 divenne sacerdote, svolse il suo servizio nella Basilica di Sant’Antonio a Padova e qualche anno più tardi divenne direttore della rivista “Il Messaggero di Sant’Antonio”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, su incarico del Nunzio Apostolico in Italia, monsignor Francesco Borgongini Duca, assistette gli internati croati e sloveni nei campi di concentramento italiani, in special modo in quello di Chiesanuova, vicino Padova. Instancabile il suo impegno, dopo l’armistizio del 1943, nel facilitare la fuga degli ex-prigionieri alleati, ma anche delle persone perseguitate dai nazisti, compresi gli ebrei. Una disponibilità che venne interpretata dai tedeschi come attività politica e che lo portò alla morte. L’8 ottobre 1944, attraverso uno stratagemma, venne attirato fuori dalla Basilica di Sant’Antonio, che era in zona extra-territoriale, fu portato nella caserma delle SS a Trieste dove morì in seguito alle durissime torture subite.

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