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giovedì 09 dicembre 2021
 
MARIA MADDALENA
 

La testimone del Risorto confusa per secoli con la peccatrice anonima

21/07/2021  Il 22 luglio si celebra questa santa. La vera storia della donna che seguì Gesù. Dopo aver sottoscritto un accordo con la Custodia di Terra Santa, la Chiesa vicentina scava a Magdala, in missioni che hanno visto alternarsi vari archeologi

Una squadra di volontari nel sito archeologico di Magdala. In alto e in copertina: Maria Maddalena, di Pietro Perugino ( 1448-1523).
Una squadra di volontari nel sito archeologico di Magdala. In alto e in copertina: Maria Maddalena, di Pietro Perugino ( 1448-1523).

«Maria Maddalena partecipa e condivide il dramma di Gesù. Lo segue nella condanna, nella via del Calvario, nella crocifissione, nella morte, nella deposizione dalla croce. Lei c'è sempre. È la prima a vedere il Risorto. Ed è lei a diffondere il lieto annuncio, così diviene “l'apostola degli apostoli”», afferma don Giuseppe Bonato, delegato vescovile per la vita consacrata della Diocesi di Vicenza. Ed ecco spiegata la volontà di papa Francesco di trasformare la memoria di Maria di Magdala del 22 luglio in festa liturgica. Oggi si celebra, dunque, "Una evangelista che annuncia il gioioso messaggio centrale della Pasqua", come afferma il Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Un bel salto di qualità - avvenuto nel 2016 - per una donna che è stata spesso confusa con la “peccatrice anonima” di cui parla il Vangelo di Luca 7. «In particolare, a giustificare questa identificazione - spiega don Giuseppe - sono le omelie di papa Gregorio Magno. Siamo nel VII secolo, l'impero romano è crollato, i nuovi popoli germanici si sono installati dentro i confini, in parte sono cristiani, molti sono pagani, inoltre serpeggiano varie forme di eresia in ordine alla persona di Gesù. Gregorio sente che c'è bisogno di una grande opera educativa, di evangelizzazione, e sceglie di utilizzare l'immagine di Maria di Magdala come simbolo della riconciliazione. Se per lei, peccatrice che si redime, può esserci il perdono, questo è possibile per tutti. Per Gregorio, dunque, Maria indica il ritorno al Signore. Ma nei secoli successivi questa identificazione è stata accentuata in senso negativo».

Vista generale del sito di Magdala della Custodia di Terra Santa.
Vista generale del sito di Magdala della Custodia di Terra Santa.

«Maria nasce a Magdala, sul lago di Galilea; ce lo tramandano le memorie dei primi pellegrini - spiega don Raimondo Sinibaldi, presidente della Fondazione Homo Viator-San Teobaldo di Vicenza -. Poi c'è l'assonanza del nome. Alcuni tendono ad attribuire la parola migdal che significa torre a "della Maddalena”, cioè la signora che abita presso la torre. Magdala, assieme ad altre località attorno al lago, è anche luogo privilegiato dell'evangelizzazione da parte di Gesù. Arrivato da Nazareth, qui egli incontrò Maria Maddalena, e lei scelse di seguirlo. Magdala nel Vangelo viene menzionata a proposito della seconda moltiplicazione dei pani e dei pesci, col nome di Magadàn (Mt 15,39), o Dalmanutà (Mc 8,10). A quel tempo era la città più importante del lago, 40mila abitanti, grande quasi come Gerusalemme».

 

Magdala vista dall'alto, oggi.
Magdala vista dall'alto, oggi.

A Magdala la Diocesi di Vicenza è presente da tempo con il presbitero vicentino, archeologo e biblista presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, don Gianantonio Urbani. Il 3 dicembre 2013, la Chiesa vicentina ha sottoscritto un accordo con la Custodia di Terra Santa, con il quale si è impegnata - tramite l'allora Ufficio Pellegrinaggi, oggi Fondazione Homo Viator - a sostenere l'apertura di un sito archeologico, e a curare la gestione della propria porzione, mentre quella a fianco è affidata ai Legionari di Cristo. La missione di manutenzione del sito ed accoglienza dei pellegrini, ad opera di volontari vicentini appositamente preparati, è iniziata a febbraio 2020, e subito fermata dal Covid. La speranza è di riaprire al più presto, facendo di Magdala un luogo di pellegrinaggio alla pari di Nazareth e Cafarnao, poiché questo sito, afferma don Gianantonio Urbani, «esprime l'appartenenza all'archeologia del Nuovo Testamento». Non dimentichiamo, poi, che quest'anno ricorrono i cinquant'anni dall'inizio degli scavi, durante i quali si sono alternati gli archeologi francescani padre Virgilio Corbo, padre Stanislao Loffreda e padre Stefano De Luca.

 

 

 
 
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