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venerdì 19 agosto 2022
 
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Maria, la "influencer" di Dio

26/01/2019  Il Papa parla ai giovani nella veglia di preghiera e li esrota a dire, come Maria il loro "avvenga per me", il loro "sì". A essere, come lei, influencer di questo secolo. E richiama la responsabilità degli adulti che, lasciando i ragazzi senza lavoro, senza istruzione, senza comunità e senza opportunità li condannano a stare senza futuro.

Parla con il linguaggio dei giovani, papa Francesco. E li sprona a guardare a Maria, «influencer di Dio», per testimoniare, come lei la propria apertura alla volontà del Signore. Parla di una salvezza che non è «appesa “nella nuvola” in attesa di venire scaricata», e di una vita, quella di Gesù, che non è «un tutorial da scoprire o un esercizio mentale frutto di tecniche di crescita personale.

Al Metro Park, nel campo intitolato a Giovanni Paolo II, davanti a una folla sterminata, Francesco invita i ragazzi a «partecipare a una storia d’amore». Una storia che riserva sorprese Come accadde con Maria. «Senza alcun dubbio», dice il Papa, «la giovane di Nazaret non compariva nelle “reti sociali” dell’epoca, non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia».

Il suo sì impressiona perché «quell’“avvenga per me” che disse all’angelo» è «stata una cosa diversa da un’accettazione passiva o rassegnata», non è stato «un “sì” come a dire: “Bene, proviamo a vedere che succede”. È stato qualcosa di più, qualcosa di diverso. È stato il “sì” di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa. Avrebbe avuto, senza dubbio, una missione difficile, ma le difficoltà non erano un motivo per dire “no”. Avrebbe avuto complicazioni, certamente, ma non sarebbero state le stesse complicazioni che si verificano quando la viltà ci paralizza per il fatto che non abbiamo tutto chiaro o assicurato in anticipo. Il “sì” e il desiderio di servire sono stati più forti dei dubbi e delle difficoltà».

Il sì di Maria riecheggia nei volti e nelle storie dei tanti ragazzi che si apprestano a vegliare in preghiera prima della messa conclusiva di domani. Riecheggia nelle testimonianze di Erika e Rogelio, che hanno detto sì alla nascita di una bambina down anche se «costa molto accettare l’arrivo di un bimbo con qualche malattia o disabilità», nel racconto di Alfredo, che senza lavoro e in pessime condizioni di vita cade nel tunnel della droga, ma ne esce grazie alla fondazione Giovanni Paolo II che gli ridà fede e speranza, nelle parole della palestinese Nirmeen, che riscopre la fede nella Gmg di Cracovia grazie alla lettura delle Confessioni di Sant’Agostino.

Tutti voi, sottolinea il Papa «avete detto, come Maria, “avvenga per noi”». Erika e Rogelio hanno «creduto che il mondo non è soltanto per i forti!». Dire sì, «significa abbracciare la nostra patria, le nostre famiglie, i nostri amici così come sono, anche con le loro fragilità e piccolezze. Abbracciare la vita si manifesta anche quando diamo il benvenuto a tutto ciò che non è perfetto, puro o distillato, ma non per questo è meno degno di amore. Forse che qualcuno per il fatto di essere disabile o fragile non è degno d’amore?», chiede il Papa. «Non vi sento», dice il Papa esortando la folla a rispondere. «Vi faccio un’altra domanda: “Qualcuno per il fatto di essere straniero, di avere sbagliato, di essere malato o in una prigione non è degno d’amore?” Così fece Gesù: abbracciò il lebbroso, il cieco e il paralitico, abbracciò il fariseo e il peccatore. Abbracciò il ladro sulla croce e abbracciò e perdonò persino quelli che lo stavano mettendo in croce».

E questo perché, sottolinea Francesco, «solo quello che si ama può essere salvato». Lo fa ripetere ai ragazzi, tutti insieme: «Solo quello che si ama può essere salvato». E continua: «Solo quello che si abbraccia può essere trasformato. L’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità, però è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore. Ha abbracciato il figlio prodigo, ha abbracciato Pietro dopo i suoi rinnegamenti e ci abbraccia sempre, sempre, dopo le nostre cadute aiutandoci ad alzarci e a rimetterci in piedi».

Il Papa parla dei quattro senza «per cui la nostra vita resta senza radici e si secca: senza lavoro, senza istruzione, senza comunità, senza famiglia. Questi quattro senza uccidono». E sottolinea la responsabilità degli adulti e degli anziani che non stanno dando radici ai giovani su cui fissarsi. «Com’è facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro! Senza istruzione è difficile sognare il futuro; senza lavoro è molto difficile sognare il futuro; senza famiglia e comunità è quasi impossibile sognare il futuro. Perché sognare il futuro significa imparare a rispondere non solo perché vivo, ma per chi vivo, per chi vale la pena di spendere la vita». È difficile credere se ci sentiamo invisibili per gli altri, «È la cultura dell’abbandono e della mancanza di considerazione. Non dico tutti, ma molti sentono di non avere tanto o nulla da dare perché non hanno spazi reali a partire dai quali sentirsi interpellati. Come penseranno che Dio esiste se loro da tempo hanno smesso di esistere per i loro fratelli?».

Torna a parlare dei social, Bergoglio, per dire che non basta stare tutto il giorno connessi per sentirsi riconosciuti e amati. Sentirsi considerato e invitato a qualcosa è più grande che stare “nella rete”. Significa trovare spazi in cui con le vostre mani, con il vostro cuore e con la vostra testa potete sentirvi parte di una comunità più grande che ha bisogno di voi e di cui anche voi avete bisogno».

Per essere «un “influencer” nel secolo XXI» bisogna essere custodi delle radici e saper creare comunità chiedendosi, come faceva san Alberto Hurtado, se «il progresso della società, sarà solo per arrivare a possedere l’ultimo modello di automobile o acquistare l’ultima tecnologia sul mercato. In questo consiste tutta la grandezza dell’uomo? Non c’è niente di più che vivere per questo?». E allora, dice papa Francesco, «Io vi domando: è questa la vostra grandezza? Non siete stati creati per qualcosa di più grande? Maria lo comprese e disse: “Avvenga per me!”. Erika e Rogelio l’hanno compreso e hanno detto: “Avvenga per noi!”. Alfredo l’ha compreso e ha detto: “Avvenga per me!”. Nirmeen l’ha compreso e ha detto: “Avvenga per me!”. Amici, vi domando: Siete disposti a dire “sì”? Il Vangelo ci insegna che il mondo non sarà migliore perché ci saranno meno persone malate, deboli, fragili o anziane di cui occuparsi e neppure perché ci saranno meno peccatori, ma che sarà migliore quando saranno di più le persone che, come questi amici, sono disposte e hanno il coraggio di dare alla luce il domani e credere nella forza trasformatrice dell’amore di Dio». E ancora, esorta la folla chiedendo ai ragazzi: «Volete essere “influencer” nello stile di Maria, che ebbe il coraggio di dire “avvenga per me”?», perché «solo l’amore ci rende più umani, più pieni, tutto il resto sono cose buone. ma vuoti placebo».

E chiede ai giovani di di parlare faccia a faccia con Dio, durante questa veglia, di pregare e, «vi chiedo anche», conclude, «che, in quel faccia a faccia con Gesù, preghiate per me perché anch’io non abbia paura di abbracciare la vita, custodisca le radici e dica con Maria: “Avvenga per me secondo la tua parola!”».

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