logo san paolo
lunedì 15 agosto 2022
 
La sfida in Francia
 

Marine Le Pen: il dubbio che i francesi le consegnino davvero la Republique

06/02/2017  Le elezioni presidenziali francesi non sono così scontate come sembravano. Il candidato della destra Fillon (che si sentiva già eletto) è inciampato in un grave scandalo. È ovviamente pronta ad approfittarne la leader del Front National, Marine Le Pen, che continua a giocare sulla paura degli immigrati, sul "nous sommes chez nous", che ricorda il "padroni a casa nostra" di leghista memoria. Ce la farà? Davvero questa volta i francesi le consegneranno le chiavi del Paese? Intanto anche su di lei si allunga l'ombra di un "Le Pen gate"...

La campagna presidenziale in Francia comincia a assumere un carattere per così dire esuberante. Ci si era pacificamente rassegnati a un tranquillo e sobrio candidato dato praticamente per scontato come prossimo inquilino all’Eliseo. François Fillon aveva stravinto alle primarie di destra mettendo uno stop alla carriera politica di Sarkozy, forte del suo rigore e di un’onestà cristallina che aveva saputo trasformare in argomento di campagna, contro il rivale e machiavellico ex Presidente. Ma il Penelope Gate, l’impiego fittizio della moglie e i favolosi stipendi di cui la consorte avrebbe goduto senza mai mettere i piedi nel suo ufficio di assistente parlamentare, hanno creato un immenso scandalo e permesso di rimescolare le carte politiche.

 

La tela di Penelope si è rivelata una rete in cui Fillon ha inciampato e fa una gran fatica a uscirne fuori. I francesi infatti fanno fatica a credergli, dicono i sondaggi, malgrado alcuni suoi fedelissimi abbiano cosparso la Francia di una tonnellata di bizzarri coriandoli con su scritto «Basta a questa caccia all’uomo». «Non si tratta di legge, si tratta di decenza» ha affermato il magistrato Philippe Bilger e i cittadini si riconoscono in questa posizione. Basta alla politica dei privilegi, basta alle élite distanti anni luce dai problemi della gente comune.

 

Dal crollo di Fillon traggono vantaggio in tre: Benoit Hamon, che ha appena vinto le primarie socialiste col suo programma che ritorna alla sinistra pura senza virate socialdemocratiche, con un occhio di riguardo all’ecologia. Poi l’outsider Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia e leader del movimento cittadino « En marche », capace di smuovere le folle, soprattutto quelle formate dai giovani imprenditori, dalle start up, dalla sinistra moderata delusa da Hollande, dal ceto medio cittadino e colto, dalle élite intellettuali dei consiglieri dell’ombra alla Jacques Attali. Emmanuel Macron è europeista convinto, la bandiera della UE sventola ai suoi meeting, « l’Europa va riformata, ma senza l’Europa non abbiamo alcun futuro » è uno delle sue affermazioni ricorrenti.

 

E poi c’è lei, Marine Le Pen, la anti-europeista per eccellenza, che nell’ultimo meeting di fronte a una folla in tumulto ha asserito voler far uscire la Francia non solo dall’Europa, ma anche dalla NATO. Malgrado il tentativo di smarcarsi dall’influenza paterna, Marine continua a giocare sulla paura degli immigrati, sul «nous sommes chez nous», sulle inquietudini sulla sicurezza, arrivando fino alla roboante proposta di far tassare gli imprenditori che intendono assumere stranieri. D’altra parte, la Le Pen è stata la prima a congratularsi con Donald Trump e quest’ultimo a sua volta si è congratulato per il Brexit. Via dall’Europa, quindi, stop alla Francia cosmopolita e alla mondializzazione.

 

Ma i Francesi vogliono davvero la Le Pen, o si limiteranno ad agitare la sua figura come uno spaventapasseri per mettere in guardia la classe politica, facendola magari arrivare al secondo turno delle elezioni, come già successo in passato al Front National, per poi fermarla in extremis preferendole un candidato moderato? È molto difficile dirlo, per più ragioni. La prima è che negli ultimi tempi i sondaggi hanno confuso le idee e ingannato tutti ovunque. Così come l’elezione di Donald Trump ha sorpreso gli Americani, in Francia nessuno si aspettava l’uscita di scena di Juppé e Sarkozy e nessuno dava per favorito Benoit Hamon nello spazio socialista, ritenendo più probabile la vittoria di candidati più « mediatici » quali Valls o Montebourg. E invece. Quindi è troppo presto per dire se ancora una volta Marine farà le veci dello spauracchio esterno e resterà all’opposizione, oppure se i Francesi consegneranno davvero nelle sue mani la République.

 

C’è un’altra grandissima incognita. Fino ad ora ad esprimersi, tanto nelle primarie repubblicane quanto nelle socialiste, ci sono state soprattutto le popolazioni cittadine e i ceti medi. Le campagne, i ceti popolari, le immense zone rurali di Francia non si sono ancora granché espresse. Ed è lì il tesoro della Le Pen, il grande bacino di voti degli scontenti, dei delusi, dei dimenticati dalla politica, di quelli ai quali da anni ogni governo, a destra o a sinistra, impone aggravi fiscali e l’odioso « lacrime e sangue » per sistemare i conti pubblici erosi dal debito. Marine Le Pen ha qui il suo asso nella manica: una popolazione che vede nei migranti una minaccia per l’impiego e per la sicurezza, e nella globalizzazione finanziaria una sorta di potenza straniera cinica e avida.

 

A questi Francesi non piace di certo Macron, europeista e già ministro dell’economia con Hollande, approdato ai vertici della politica dopo aver lavorato per la banca d’affari Rothschild, simbolo di quella finanza globalizzata tanto odiata. Escluso Macron, restano però due ostacoli alla Le Pen, per convincere davvero la « sua » Francia. Uno è Benoit Hamon, che nell’eventualità di un’alleanza con il Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon, ipotizzata sempre più concretamente in questi ultimi giorni, potrebbe tornare a proporre quella sinistra « autentica » auspicata dai ceti popolari, rubando così una fetta dell’elettorato al Front National, la fetta che non vede nell’immigrazione una minaccia, che non si gongola particolarmente nei pensieri patriottici, ma considera comunque i giochi della politica tradizionale come il balletto di un’élite sorda alle sue esigenze. I due insieme potrebbero avere uno score elettorale in grado di far temere seriamente gli altri « presidenziabili ».

 

L’altro problema della Le Pen ricorda un po’ il famoso Penelope Gate che ha riempito le pagine dei giornali francesi nelle ultime settimane. La leader del Front National è accusata di aver remunerato con denaro pubblico (quello del Parlamento Europeo questa volta) due collaboratori che non avrebbero - come nel caso di Penelope Fillon - mai realmente svolto il loro impiego di assistente parlamentare. Il magazine Challenges ha pubblicato già due documenti inviati dall’Ufficio Europeo di Lotta Anti-frode alla Le Pen che proverebbero l’ingiunzione di rimborsare 300.000 euro, corrispondenti agli stipendi per gli « impieghi-fantasma ». Marine Le Pen per ora si è limitata a dire che si tratta di una calunnia. Una volta che il Penelope Gate sarà concluso e che - presumibilmente - François Fillon uscirà dai giochi, c’è da scommettere che giornali come Canard Enchainé o il sito d’inchiesta Mediapart metteranno la mano sul dossier aprendo così un Le Pen Gate. E dai Gate, in una Francia che tollera ormai malissimo le menzogne, raramente si esce vincitori.

I vostri commenti
29

Stai visualizzando  dei 29 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo