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martedì 30 novembre 2021
 
Omelia
 

Mario Delpini e l'ingrediente segreto della torta di Marta

29/07/2020  Oggi, nel giorno del suo compleanno, monsignor Delpini, arcivescovo di Milano, celebra le figure di santa Marta e Maria con un'omelia dai toni di fiaba, tenuta presso il monastero delle monache Benedettine. Cosa rendeva unica e speciale la cucina delle sorelle?

Alessandro Allori, Cristo nella casa di Marta, (1605, Kunsthistorisches Museum, Vienna, <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Alessandro_Allori_002.jpg">Wikimedia Commons</a>)
Alessandro Allori, Cristo nella casa di Marta, (1605, Kunsthistorisches Museum, Vienna, Wikimedia Commons)

La cucina che racconta storie e ospita lo stupore  

Sulla cucina di Marta non c’era discussione. Tutti erano d’accordo che fosse la migliore di Betania. Quando c’erano ospiti, cominciava a spadellare all’alba e nelle case vicine si diffondeva un profumo da far risuscitare un morto. Non so se mi spiego.

Ma c’era qualche cosa di più di quel profumo che seduce il goloso e mette appetito anche a chi non ha fame. La cucina di Marta muoveva qualche cosa di profondo nei commensali e nei vicini di casa. Era un’arte di decorare la tavola e di offrire vivande che raccontava storie, suscitava emozioni, invitava alla preghiera, consolava le lacrime. I piatti, i sapori, il servizio premuroso accompagnato da una parola lasciata cadere con leggerezza e intensità di affetto, tutto contribuiva non solo a sfamare e a ridare vigore a chi giungeva stanco da un viaggio, ma persino a condividere le vicende dei padri e le benedizioni di Dio.

Per esempio, quando Marta cucinava la torta salata con le erbe amare negli invitati si insinuava la trepidazione e l’inquietudine di quella notte, la notte epica del popolo degli schiavi che si mette in cammino verso la libertà.

E quando in casa si diffondeva il profumo del pane fragrante sembrava di essere nella casa del pane e si creava un’atmosfera di Natale.

Il pesce abbrustolito non solo prometteva un piatto raffinato, ma insinuava lo stupore dell’abbondanza insperata di quella pesca, la pesca del mattino quando l’inutile fatica notturna era guarita dalla quantità enorme di pesci.

La focaccia d’uva passa insieme con le mele rinfrancava il languore dell’innamorata: sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con mele, perché io sono malata d’amore (Ct 2,5)

L’ingrediente segreto

Tra tutto quello che Marta offriva che saziava e insieme regalava l’intima esperienza di un mistero c’era però una specialità che era unica e segreta, riservata a commensali speciali. E si dice che fosse questa la ragione per cui Gesù e i suoi discepoli, quando erano nella vicinanze, non rinunciavano a far visita alla casa di Betania. Era la famosa torta di Marta. La torta di Marta era, tutto sommato, un dolce semplice, di farina, uova, miele, mandorle, pistacchi, lievito. Eppure un ingrediente segreto la rendeva unica.

Quando dunque Gesù e i suoi discepoli si fermarono nella casa di Betania, Marta si mise al lavoro per preparare l’ospitalità e il pranzo e, soprattutto, la torta. Ed ecco ciò che innervosì Marta: quando l’impasto era ormai pronto, al momento di introdurre l’ingrediente segreto, l’ingrediente non si trova. Perciò Marta si agitava, perciò era preoccupata, perciò cominciava a temere che le aspettative di Gesù andassero deluse. Dove sarà l’ingrediente segreto?

Il fatto è che, come si può intuire, l’ingrediente segreto era segreto perché neanche Marta sapeva di che cosa si trattasse. Veniva da antiche memorie custodite nella tradizione di famiglia, le donne sante di Israele lo consegnavano alle figlie. E la mamma di Marta e Maria perché il segreto restasse in famiglia, aveva consegnato a Marta tutte le sue ricette e aveva insegnato a cucinare in quel modo che non soltanto sfamava, ma introduceva nel mistero sublime. Invece l’ingrediente segreto l’aveva consegnato a Maria. E quel giorno Marta non trovava l’ingrediente segreto perché non trovava Maria. Dove sarà Maria? Ecco dov’era: in giardino ad ascoltare Gesù.

Fu così che Marta apostrofò Gesù e rimproverò Maria. E Gesù dette ragione a Marta: hai ragione Marta, Maria custodisce ciò che rende unica la tua torta, la parte migliore. Maria corse subito in cucina e la torta di Marta ancora una volta trionfò a coronare il banchetto.

L’amicizia spirituale

  

Quando la torta di Marta fu portata in sala e si fecero le porzioni, si realizzò un’altra volta il miracolo della cucina di Betania e fu regalata ai commensali l’esperienza della amicizia spirituale. Questo era infatti il profumo o il clima che creava la combinazione degli ingredienti: quell’amicizia che condivide l’intima partecipazione ai doni dello Spirito.

L’amicizia spirituale è quella concordia degli animi, quella reciprocità di affetti, quel trovarsi bene che incoraggia il cammino verso il compimento della vocazione. Nell’amicizia c’è sempre la tentazione della complicità, cioè di legami che trattengono invece di liberare, di uno star bene che invita a fermarsi, invece che animare lo slancio per giungere là dove il Signore chiama.

Nell’amicizia ci sono infatti tentazioni.

Ma chi condivide la torta di Marta, sperimenta che nella casa di Betania Gesù andava volentieri perché i legami di affetto, l’intesa semplice, la confidenza rasserenante offrivano una specie di riposo e ricreavano le forze di tutti per andare fino a Gerusalemme.

L’amicizia spirituale è quel modo di giungere alla verità che ne rivela l’aspetto amabile, cioè fa sperimentare che la verità, la verità di me stesso, la verità della vita, la verità di Dio non è una formula, non è una legge, ma è la persona amabile di Gesù che offrendo le sue confidenze dice: vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi (Gv 15,15)

(foto in alto: l'arcivescovo Mario Delpini, Ansa)

 
 
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