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venerdì 22 ottobre 2021
 
Speciale Expo, l'Intervista
 

Martina: con l'Expo l'Italia esce dalla crisi

29/04/2015  Parla il ministro dell'Agricoltura: "Aver riportato un’Expo a Milano, tra l’esperienza cinese del 2010 e Dubai 2020, è una straordinaria occasione per il Paese, il giro di boa che ci aspettavamo da tempo per la ripresa economica"

Pubblichiamo un estratto dell'intervista dell'intervista del ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina (nella foto) dedicata all'Expo, che appare sul numero 18 di Famiglia Cristiana da oggi in edicola


«Il primo maggio si aprirà un’ esperienza straordinaria per il nostro Paese. Lo vedrete. Lo sarà non solo nei temi trattati ma anche nell’architettura, negli spazi espositivi, nei percorsi di quello straordinario sito che è Expo 2015».
Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina è ottimista: «Expo sarà una  grande occasione per le famiglie», ci tende a sottolineare. “Le do due dati: solo nel mese di maggio abbiamo già seimila classi prenotate per visite educative”. Martina promette di portare anche Andrea e Giorgia, i suoi due figli di tre e sei anni: «Ho comprato per loro il pupazzo la mascotte Foody  e quindi si stanno preparando per tempo. Del resto ci saranno anche moltissime scuole materne all’Expo. Io mi immagino lo stupore e la curiosità di tanti bimbi che possono attraversare quei viali e guardare la maestosità di certe rappresentazioni. Il racconto alle nostre scuole e agli studenti si rivelerà una delle chiavi più belle». 
L’Expo però è una grande incompiuta. Lo dimostrano le migliaia di metri quadri di “camouflage”, i teloni che servono a mascherare le opere non finite.
«Non facciamoci confondere da normali operazioni di allestimento», replica Martina, «il “camouflage” di alcuni spazi è naturale, serve a coprire spazi di servizio. Come tutti i grandi eventi complessi come un’Esposizione universale (un milione di metri quadri,  50 Paesi che hanno un proprio padiglione in un contesto unico), la complessità operativa è elevata. Ma questo è un ulteriore elemento per valorizzare un evento mondiale».
Non c’è un po’ troppa prosopopea su questo evento?
«Direi proprio di no. Aver riportato un’Expo in Italia, tra l’esperienza cinese del 2010 e Dubai 2020, è una straordinaria occasione per il Paese,  il giro di boa che l’Italia aspetta da tempo per la ripresa economica». C’è chi sostiene che l’impatto della kermesse in fondo è irrilevante.
«Ci sono già stati 1,4 miliardi di investimenti diretti nell'Esposizione Universale. Oltre 8 mila operai hanno lavorato nell'ultima fase dei lavori del cantiere, 13 mila persone lavoreranno per i sei mesi. Quello di Expo è uno dei più grandi cantieri d’Europa. Il primo traguardo era quello della vendita di 10 milioni di biglietti, ed è stato raggiunto. Ora ci aspettiamo 20 milioni di persone che da tutto il mondo verranno a Milano e molti si fermeranno in Italia. Le analisi della Camera di Commercio di Milano stimano un incremento dello 0,7% del Pil».
Non è un controsenso parlare di sfida alimentare e poi permettere che Expo sia invasa da decine di multinazionali?
«Non è un’invasione. Non bisogna enfatizzare cose che invece dovremmo riconoscere come opportunità. Expo è un’agorà di confronto tra modelli diversi: associazioni agricole, sindacati agricoltori, rappresentanti del mondo agricolo provenienti da ogni latitudine. Considero un valore il fatto che accanto di queste esperienze ci siano anche le imprese, anche quelle multinazionali e quelle globali. Dobbiamo sfidare tutti ad alzare il livello di consapevolezza sui grandi temi della sostenibilità e del diritto al cibo».

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