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domenica 19 maggio 2024
 
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Mattarella a Sanremo: quella "lezione" a sorpresa sulla Costituzione

08/02/2023  La prima volta di un Presidente della Repubblica al Festival della musica italiana: quel che c'è oltre gli aspetti glamour e di cronaca, dal segreto difeso benissimo al "Ciuri ciuri" intonato da Morandi al momento del commiato, dietro le quinte. Nel tempio laico della cultura pop, una tappa importante della "pedagogia costituzionale" del Capo dello Stato

Da sinistra: Gianni Morandi, 78 anni, Chiara Ferragni,35, Amadeus, 60  (nome d'arte di Amedeo Umberto Rita Sebastiani), Sergio Mattarella, 80, e la figlia Laura, 55. Tutte le fotografie di questo servizio sono tratte dal sito ufficiale del Quirinale.
Da sinistra: Gianni Morandi, 78 anni, Chiara Ferragni,35, Amadeus, 60 (nome d'arte di Amedeo Umberto Rita Sebastiani), Sergio Mattarella, 80, e la figlia Laura, 55. Tutte le fotografie di questo servizio sono tratte dal sito ufficiale del Quirinale.

Il day after, al Quirinale, è stato vissuto con la mente e il cuore puntati su uno degli angoli più poveri e tribolati del pianeta: mercoledì 8 febbraio Sergio Mattarella ha ricevuto il Presidente della Repubblica federale di Somalia, Hassan Sheikh Mohamud, presente il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani. Politica, insomma. Diplomazia. Economia. Ovvero quello che deve fare chi dà volto e voce a un Paese intero.

Sergio Mattarella era rientrato a Roma in aereo nel cuore della notte. Il primo Capo dello Stato a prender parte a una serata del Festival della canzone italiana aveva lasciato l’Ariston subito dopo l’esibizione di Roberto Benigni. Una scelta ponderata. Impossibile seguire l’intera puntata d’esordio finita dopo l’una. Inelegante uscire dopo qualche canzone (e dopo quante, poi: due? Tre? Quattro?). Il presidente può star certo che la gente ha capito. Sia in sala (il suo è un operato apprezzato; nessuno regala applausi né alla Scala di Milano né all’Ariston di Sanremo) sia a casa, davanti alla tv. Ha capito lo spirito che l’ha mosso: solennizzare – nel tempio laico della cultura popolare – ciò che ci unisce, quella Costituzione scritta da esponenti di culture diverse (cattolica, comunista, socialista e liberale) divisi su tutto tranne che sul cercare insieme valori e norme condivisi. Far sì, grazie alla lucida “complicità” della Rai, di Amadeus, di Morandi e di Benigni, che uomini, donne e giovani del nostro Paese si ricordassero un fatto ovvio, ma non scontato: dal primo gennaio 1948 una Carta alimenta il nostro vivere comune, la cui lettera e il cui spirito ci hanno evitato derive o naufragi, dal terrorismo allo stragismo mafioso, dalle ricorrenti crisi economiche alla più grave pandemia del secolo. C’è un aspetto glamour di questo evento che lo stesso sito ufficiale del Quirinale non nasconde: le foto  dal palco, sorridente, con accanto la figlia Laura, e quelle dietro le quinte, con Marinella Soldi e Carlo Fuortes, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Rai oltre a un selfie con Amadeus, Gianni Morandi e Chiara Ferragni (e chi era presente racconta il simpatico congedo che gli ha voluto riservare Morandi, intonando due note di Ciuri ciuri; sigillo di un clima caldo, affettuoso). C’è, poi, un aspetto interessante, di pura cronaca: l’arrivo del Presidente è stato forse il segreto meglio custodito nella storia repubblicana (il rapporto con Amadeus è nato un anno fa grazie alla canzone di Mina Grande grande grande che il Festival gli aveva dedicato sapendo che Mina è da sempre amata in casa Mattarella), un riserbo aiutato dall’esiguità del seguito che ha accompagnato Sergio Mattarella (la già citata figlia Laura, il portavoce Giovanni Grasso e una scorta ridotta all’osso).

C’è, infine, un aspetto sostanziale, che dà senso e sapore al tutto. Nelle ultime settimane Mattarella ha moltiplicato i suoi interventi di «pedagogia Costituzionale» (copyright Marzio Breda sul Corriere e Ugo Magri su La Stampa). Nei suoi vari interventi ha ricordato che arte e scienza devono essere libere (articoli 9 e 33); che le discriminazioni di razza sono bandite (articolo 3), che la libertà di stampa è pienamente garantita (articolo 21). A Sanremo, il Capo dello Stato ha voluto rimarcare con la sua sola presenza che non c’è una cultura di serie B e che è tuttora viva e attuale l’eredità di chi s’è battuto per la libertà d’espressione (tra gli antifascisti, la storia annovera suo papà, Bernardo, picchiato dagli squadristi, impegnato in un giornale diocesano tra i pochi, se non l’unico, coraggioso al punto da denunciare le leggi razziali di Mussolini, uomo di Sturzo in Sicilia, dunque padre costituente non per caso). Il Presidente all’Ariston: una sorpresa che fa bene al Paese.

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