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sabato 18 settembre 2021
 
l'appello
 

Mattarella: «Chi non si vaccina mette a rischio la vita degli altri»

06/09/2021  Il presidente della Repubblica all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Pavia: «Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui». Tra i partiti si discute dell’obbligo vaccinale. Il presidente della Fondazione Gimbe Cartabellotta: «Ci sono 11 milioni di persone senza ancora una dose»

«Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui». Tra tutti i moniti del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per invitare a vaccinarsi, questo è forse il più duro e deciso. Per il capo dello Stato, chi pretende di non farlo, «con l'eccezione di chi non può per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà».

Domenica, all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Pavia, Mattarella è intervenuto sul tema della salute come bene pubblico sottolineando il dovere «morale e civico della vaccinazione». E sulle minacce affiorate in questo periodo contro medici, scienziati, giornalisti e persone delle istituzioni il Presidente ha aggiunto: sono «fenomeni allarmanti e gravi che vanno contrastati con fermezza, anche sanzionando con doveroso rigore».

Mentre la Procura di Torino ha chiesto il sequestro della chat su Telegram "Basta dittatura" che conta circa 40mila iscritti e dove vengono pubblicati indirizzi e numeri privati di virologi e giornalisti, l'ultimo ad essere preso di mira sui social, da parte di gruppi no vax, è stato il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, vittima di insulti, al quale è arrivata la solidarietà della politica. Sul fronte della maggioranza, al di là delle ipotesi sull'obbligo del siero - al momento secondarie - l'unica chiave per l'aumento delle immunizzazioni resta l'estensione del certificato verde. Sul tema nelle ultime ore i segnali dell'intesa politica nel Governo, in attesa della cabina di regia di giovedì prossimo, sono già arrivati.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, accoglie la proposta del Green pass per i dipendenti statali proposto dal ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta: una misura che potrebbe essere ragionevole «per chi ha a che fare con il pubblico». E con il Pd già favorevole all'allargamento del lasciapassare («è la strada migliore per evitare di dover tornare a chiusure e lockdown», dice il ministro Lavoro, Andrea Orlando), anche il capo del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, si aggiunge al coro di sì, mentre «l'obbligo secco vaccinale - specifica l'ex premier - va invece considerato come estrema ratio». Al contrario, il segretario della Cgil, Maurizio Landini, sottolinea che invece «la soluzione migliore è adottare l'obbligo vaccinale con un provvedimento legislativo. Usare invece il Green pass è un modo per aggirare una questione che all'interno del Governo e del Parlamento non sono stati in grado di risolvere». E sono queste ultime due componenti a dover «assumersi le responsabilità di affrontare questi temi in provvedimenti senza demandare alle parti», specifica. Sul decreto per il passaporto verde - in vista dell'approdo nell'Aula della Camera - si fa sempre più concreta l'ipotesi che il Governo possa mettere la fiducia aggirando il rischio di defezioni da parte di alcuni parlamentari leghisti. Ma si guarda già oltre. E si fa sempre più concreta l'ipotesi di nuovo provvedimento con cui estendere l'obbligo a tutte quelle categorie di lavoratori nei settori dove il pass è già richiesto, agli autisti del trasporto pubblico locale e - forse - anche ai passeggeri. Di sicuro anche ai dipendenti statali.

Il presidente della Fondazione Gimbe: «Difficile far passare l'obbligo vaccinale in Parlamento»

Sull’obbligo vaccinale è intervenuto anche Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che alla trasmissione L'Italia s'è desta su Radio Cusano Campus ha detto che «vanno superate problematiche politiche ed operative. In Parlamento probabilmente non ci sarebbero i numeri per approvarlo e bisogna ragionare sulle sanzioni per chi non adempie all'obbligo. A mio avviso oggi i numeri in Parlamento non ci sarebbero per farlo passare. Immaginare in questo momento un obbligo di popolazione è molto difficile, perchè bisogna definire la contropartita e capire quali sono le conseguenze per chi non vi adempie».

Quella che oggi è la libertà individuale di non vaccinarsi, aggiunge, «quando si somma, finisce per limitare le libertà altrui, con i cambiamenti di fascia di rischio delle Regioni, ma anche per occupare posti letto ospedalieri. Cerchiamo di ragionare in un'ottica di responsabilità civile, come ha detto il presidente della Repubblica Mattarella». Cartabellotta rileva anche come la chiamata attiva (fatta dopo la prenotazione volontaria) abbia funzionato poco perché «fatta in maniera frammentata, ostacolata anche da problemi di privacy a mio avviso inesistenti: il medico di famiglia non riesce a risalire dagli archivi ai pazienti non vaccinati». Ad oggi «oltre 38 milioni di persone hanno completato il ciclo vaccinale e poco più di 4.6 milioni hanno fatto una sola dose - rileva Cartabellotta -. Il dato è sicuramente positivo, tenendo conto anche che ad agosto c'è stata una flessione importante per varie ragioni. Ci sono però più di 16 milioni senza neanche una dose, dai quali bisogna sottrarre i 5 milioni di bambini da zero a 11 anni». Da un punto di vista epidemiologico, quando c'è una fetta di popolazione che non può essere vaccinata, conclude l'esperto, «non si può utilizzare il termine di immunità di popolazione perché la fascia di non vaccinabile è una sacca di circolazione virale».

 
 
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