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Matteo Achilli, l'ispiratore del film The Startup: «Ragazzi, ce la possiamo fare»

28/09/2018  Intervista al giovane la cui storia è raccontata dal film di Alessandro D'Alatri trasmesso in prima serata su Rai 3. A 19 anni ha creato un sito internet per mettere in contatto i giovani che cercano un lavoro con le aziende sulla base del merito.

Il vero Matteo Achilli
Il vero Matteo Achilli

Seduto su un cubo di cemento nel giardino dell’Università Bocconi, risponde con un sorriso a un «Ciao, Matteo!» rivoltogli da uno studente, mentre al cellulare impartisce istruzioni come un imprenditore navigato. L’universitario che confessa di non essere ancora riuscito a dare un esame quest’anno e il titolare di un’azienda che ha fatturato oltre 300 mila euro e che ha appena aperto una sede a New York. Tutto questo è Matteo Achilli, la cui storia è raccontata nel libro e nel film The Startup trasmesso stasera da Rai 3.

Una storia che inizia a Roma, nel quartiere periferico Corviale, dove Matteo viveva con i genitori. «Io mi stavo preparando per la Maturità e proprio in quel periodo mio padre fu licenziato». Stanco di vedere avanti solo chi ha le conoscenze giuste, Matteo ha un’idea: creare un sito Internet per mettere in contatto i giovani che cercano un lavoro con le aziende, sulla base di un unico criterio: il merito. A ogni curriculum inserito viene assegnato un punteggio: così per le aziende sarà più facile trovare proprio i lavoratori che stanno cercando.

L’idea è buona, però ci vogliono i soldi per realizzarla. Nel film, il padre di Matteo dice alla madre: «Abbiamo un solo figlio, che però ha le idee chiare. A costo di mangiare pane e cipolla dobbiamo aiutarlo». Così con i 10 mila euro dalla liquidazione del padre e con l’aiuto di Giuseppe, un informatico che studiava a Pisa, nel 2012 nasce Egomnia, una startup come si dice nel gergo, cioè un’azienda dal forte carattere innovativo.

Nel frattempo, Matteo si trasferisce a Milano per frequentare la Bocconi, l’ambiente ideale per far conoscere e far crescere la sua creatura. Che infatti ha un boom, tanto da far guadagnare a Matteo le copertine di riviste del settore e da finire pure in un documentario della Bbc. Tutto questo, compresi gli inevitabili sbandamenti dovuti alla sua inesperienza, è raccontato nel libro e nel film.

Ma già prima che uscissero, sono comparsi in rete articoli che sostengono che sia tutto un bluff, l’ennesimo fenomeno mediatico dietro cui c’è il nulla, o quasi. A sostegno di questa tesi, si dice che il traffico sul sito è molto scarso e che nel 2015 la società ha fatturato 314 mila euro, con debiti per 120 mila e un utile di 5 mila. Numeri troppo bassi per giustificare tutto questo interesse? No, secondo Matteo: «Sono partito con 10 mila euro e in tre anni sono arrivato a oltre 300 mila. E poi il core business (l’attività principale di un’azienda, ndr) di Egomnia non è il portale in sé, ma la vendita della sua tecnologia alle aziende, che possono utilizzarla anche in maniera autonoma. Insomma, ho 25 anni e sono titolare di un’impresa in costante crescita che dà lavoro a me e ad altre sette persone. Non è male, no?».

Da quando ha iniziato, Matteo afferma che la situazione per i giovani imprenditori è un po’ migliorata. «Ci sono state leggi a favore delle startup, ma soprattutto c’è più consapevolezza in giro rispetto a quando ho iniziato io. Vedo tanti ragazzi e ragazze che, oltre a essere preparatissimi, hanno le idee molto chiare su cosa vogliono fare e su come realizzarlo».

Un’immagine che contrasta con quella dei “bamboccioni” o, se si preferisce, dei Neet, gli oltre due milioni di giovani tra 15 e i 29 anni che non studiano, né lavorano. «Il libro e il film sono rivolti principalmente a loro. Io non mi considero dotato di un particolare talento. Però sono uno che non molla mai. Ho avuto e ho tanti momenti di sconforto. Ma subito dopo mi ripeto: “Ce la devo fare!”. Io ragiono sempre in termini di società, o meglio di ecosistema. Se dieci ragazzi stanno a casa a non fare niente, l’ecosistema andrà sempre peggio. Se invece studiano, fanno progetti, falliscono e poi ritentano ancora, tutto l’insieme migliora. Bisogna stimolarli e anche far capire che, va bene, io sono stato anche fortunato, ma la mia storia dimostra che non è necessario andare dall’altra parte del mondo per realizzare i propri sogni».

Se chiediamo a Matteo quali sono i problemi più gravosi che affronta ora, sembra di sentire un cinquantenne alla guida di un’azienda tradizionale: «La burocrazia, che ti sfinisce anche quando devi chiedere un’agevolazione, e la tassazione. Io le tasse le pago volentieri, anche se sono troppo alte, ma perché devo farlo prima di avere incassato? Il sistema è concepito perché tu sia costretto, se vuoi crescere, a rivolgerti alle banche. Che però vogliono garanzie che tu, in quanto giovane, difficilmente puoi dare...».

Tra fidi bancari da onorare e nuovi clienti da conquistare, Matteo dice di non dimenticare di avere solo 25 anni. «Appena posso mi ritrovo con i miei amici. È importante alleggerire la mente». Il progetto di una famiglia è invece per ora lontano. «Non avendo vincoli, se domani devo partire per la Cina e restarci un mese posso farlo senza problemi. Devo dare tutto me stesso fino a quando l’azienda potrebbe andare avanti anche senza di me».

Nel film si vede che il rapporto con Emma, la sua fidanzata storica, a un certo punto va in crisi anche a causa della vita frenetica che lui conduce. «Ora abbiamo trovato un equilibrio. Abbiamo poco tempo per vederci, ma non credo di star facendo qualcosa di sbagliato: sto costruendo il mio e il nostro futuro».

 
 
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