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venerdì 07 agosto 2020
 
FAMA DI SANTITà
 

Matteo: la fede contagiosa dell'"infiltrato di Dio tra i giovani"

03/04/2017  Il 24 aprile nella Cattedrale di Brindisi si svolgerà la sessione conclusiva della fase diocesana del processo di beatificazione di Matteo Farina, morto per un tumore il 24 aprile 2009. La storia di questo ragazzo che andava bene a scuola, suonava in una band e aveva la fidanzata...

Un ragazzo solare, umile, sorridente, disponibile verso gli altri e animato da una grande fede in Dio che ha segnato la sua fulgida esistenza nella semplicità e nell’essere testimone di Gesù Cristo. Il ricordo di Matteo Farina, nato ad Avellino il 19 settembre del 1990, ma vissuto a Brindisi è un qualcosa d’incancellabile, soprattutto dopo la sua prematura scomparsa avvenuta il 24 aprile 2009, quasi 19enne, dopo aver affrontato con una incredibile forza d’animo e profonda spiritualità le atroci sofferenze causate da un tumore al cervello. Matteo è diventato Servo di Dio il 19 settembre scorso (giorno del suo compleanno) quando è stato avviato il processo di beatificazione e canonizzazione. Nei mesi successivi sono state raccolte dal Tribunale Ecclesiastico della Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni le testimonianze che potranno portare agli altari il giovane che si è sempre prodigato per il prossimo, impegnandosi quotidianamente contro le ingiustizie sociali ed economiche oppure contro i falsi miti che spesso distolgono i suoi coetanei dai veri valori della vita. Per tutti resta un ragazzo d’oro, con il suo entusiasmo contagioso, la sua inconfondibile voglia di vivere, di portare gioia e serenità, di essere, come amava definirsi, “un infiltrato di Dio tra i giovani”.

Era una delle sue riflessioni più intense e significative: “Parlando di Dio ai miei amici, a tanti ragazzi – diceva – osservo chi mi sta intorno per entrare tra loro silenzioso come un virus e contagiarli con una malattia senza cura, l’Amore con la A maiuscola”. Matteo ha sempre vissuto a Brindisi, nel rione Casale, circondato dall’amore e dall’affetto dei genitori Paola e Miky e della sorella maggiore Erika. Una famiglia unita da una radicata fede cristiana. Sani principi trasmessi al quel frugoletto che in tenera età mostrava una vivace intelligenza e la voglia di conoscere, d’imparare. Matteo frequentò assiduamente la parrocchia ”Ave Maris Stella” dei Frati Minori Cappuccini che ha determinato una forte componente francescana nella sua spiritualità. A 9 anni conosceva già bene il Vangelo. Dopo la prima confessione gli apparve in sogno Padre Pio che gli disse: “Se sei riuscito a capire che chi è senza peccato è felice devi farlo capire agli altri, in modo che questa felicità possano viverla anche loro”. Una rivelazione quasi promotrice di quello che poi sarebbe stato il suo cammino di fede.

A scuola andava bene, prendeva bei voti dedicandosi anche alla sua grande passione, la musica. Cantava in una band ed era l’animatore delle feste tra amici. «Il suo sorriso sincero e pulito, la sua simpatia umana e l’estrema disponibilità verso gli altri sono stati un tramite per arrivare più a fondo nei rapporti di amicizia e poter così “contagiare” il maggior numero di ragazzi possibili», sottolinea Francesca Consolini, postulatrice della causa di beatificazione di Matteo Farina. Alle superiori emerse la sua predilezione per l’informatica e la chimica. Dopo il biennio all’Itis “Giorgi” decise di iscriversi all’Itis “Maiorana” per studiare chimica industriale. E lì che maturò il sogno di diventare ingegnere chimico, lui che seguendo gli insegnamenti di San Francesco era affascinato dal Creato, in modo da mettersi anche al servizio di Dio attraverso la tutela dell’ambiente.

I primi sintomi della grave malattia affiorarono nel settembre del 2003 a causa di un tumore cerebrale. Si sottopose ad un primo intervento nel gennaio del 2005. Due anni dopo la seconda operazione, seguita da altre successive per la ricomparsa di recidive. Durante i diversi ricoveri in clinica ed in ospedale, quasi dimentico di se stesso, pregava per gli altri ammalati portando conforto e trasmettendo loro tutta la dolcezza dell’amore divino. Il calvario fatto di dolori fisici e tormenti non ha mai scalfito la sua gioia di vivere. La storia d’amore con Serena, che gli è stata vicino negli ultimi anni della sua vita, è il fiore più raro che sboccia anche nel terreno più arido.

«Matteo non ha mai fatto pesare la sua malattia», dichiarò una volta la sua mamma Paola. «E’ lui che mi ha dato la forza di affrontare i momenti più duri. Mi diceva: non ti preoccupare perché sai bene perché il Signore ci sceglie» La malattia come una prova da offrire a Dio. La postulatrice Francesca Consolini aggiunge: «nel momento in cui si manifestò la neoplasia Matteo diventò il più forte di tutti. E’ lui che dava coraggio e infondeva serenità nei suoi familiari. Non si è mai sentito un malato. Ha continuato a studiare con ottimi risultati, a progettare un futuro con la sua fidanzata, a testimoniare con la vita e i suoi numerosi scritti una fede granitica e un abbandono totale alla volontà del Signore : “Accucciati umile nelle braccia di Dio e lasciati andare”». La sessione conclusiva della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione si terrà il 24 aprile prossimo, nell’ottavo anniversario della morte del Servo dei Dio, Matteo Farina. Concluso l’iter diocesano, tutta la documentazione sarà inviata al vaglio della Chiesa Romana perché possa accertarne la validità ed esprimere il suo giudizio. L’arcivescovo di Brindisi, monsignor Domenico Caliandro ha accolto e sostiene con sensibilità e grande intuizione pastorale la causa di Matteo. Ma anche l’intera comunità brindisina si sente partecipe di questo straordinario e sentito evento. Matteo Farina ha lasciato una traccia indelebile del suo essere umile e giusto. E la raccolta di poesie scritte dopo il primo intervento chirurgico sono una autentica testimonianza di pace e fratellanza: «voglio esaltare temi come l’Amore e la Fede che oggi purtroppo vengono sempre più sostituite dall’odio, dalla brama di potere, dalla guerra, dalla ricchezza». 

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