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Matteo Maffucci: «Che nostalgia al ritorno dai campi»

06/08/2014 

Gli Zero Assoluto: Thomas De Gasperi e Matteo Maffucci anche lui ex scout
Gli Zero Assoluto: Thomas De Gasperi e Matteo Maffucci anche lui ex scout

Insieme a Thomas de Gasperi amico e compagno nel duo musicale Zero Assoluto, Matteo Maffucci è reduce dell'uscita del suo ultimo cd Matteo Maffucci vanta anche un insospettabile passato da scout e una tradizione di famiglia. Il padre è uno dei fondatori del Roma 67

- Quanti anni è durato il tuo impegno?

«Sono rimasto dentro sino al Clan (i ragazzi tra i 16 e 21 anni). Sono uscito perché non avevo più tempo. Però gli anni che ho fatto da scou sono stati formidabili. Il Roma 67 è il gruppo di "famiglia" e ora anche il il mio primo nipote è partito per il campo dei lupetti».

- Cosa ti è rimasto di questa esperienza?

«Lo scoutismo è parte della mia formazione. Insegna a buttarsi a mettersi in gioco con la consapevolezza che puoi anche perdere e non è un problema. E ti da quella marcia in più per fare le cose.
Mi ha insegnato a stare sul palco, ad avere una marcia in più per fare le cose, a scoprire le differenza. E il tutto in un clima di gioco.  Ho imparato tutto. La socialità. Il coraggio si allena . Lo scoutismo è allenamento al coraggio cioà a rimboccarsi le maniche per ottenere un obiettivo che sia una camminata molto lunga, la costruzione di una tenda, l’organizzazione di un fuoco. Se poi vivi come me nelle grandi città una volta al mese prendere la tenda e andare a dormire sui monti dentro la tenda è un bello stacco mentale.

- Lo scoutismo è un esperienza ancora attuale?

«E’ una di quelle poche cose che non passeranno mai di moda. Ancora di più oggi in um mondo di social. Dove Internet crea la socialità. Li scoutismo ti impone a stare con gli altri e insegna ad adeguare il tuo carattere e ascendere un po’ a compromessi. Anche la lotta con noi stessi
Ricordo

- Un bel ricordo?


«Ho tanti ricordi.  I campi estivi erano meravigliosi. Ricordo i rientri da quei 15 giorni straordinari:  era come tornare da Marte. Inizialmente eri contento di essere a casa tra le comoditaà ma poco dopo ti prendeva una nostalgia, una tristezza e ti prendeva una nostalgia infinita. Mi mancano molto. Ero un divertimento senza filtri. Un dono unico. Ho visto mio nipote partire con una felicità imbarazzante. L’ho invidiato molto».

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