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QUIRINALE
 

"Matteo Renzi era il capo dei 101"

22/01/2015  Per Stefano Fassina il capo dei 101 franchi tiratori che tradirono Pierluigi Bersani e non votarono Romano Prodi era l'attuale premier. Che agli occhi della minoranza assume i panni di Catilina.

Chi  capeggiava i 101 che tradirono Bersani e non votarono Prodi presidente della Repubblica nel 2013? Come nei migliori gialli, ecco il momento del colpo di scena. Com’è ormai noto i 101 sono i franchi tiratori che alle ultime elezioni del capo dello Stato non seguirono le indicazioni dell'allora segretario alle ultime elezioni presidenziali. Una ferita ancora aperta dentro il Partito democratico, su cui sono usciti fior di volumi. Il grande tradimento portò alla paralisi di tutto il sistema politico e alla rielezione "pro tempore" di Giorgio Napolitano. E così 101 è diventata una cifra storica, come – fatte le debite proporzioni – i 300 delle Termopili, i 600 di Balaklava o i mille di Garibaldi. Bersani per quelle 101 pugnalate dette le dimissioni da segretario del Pd, spianando la strada a Matteo Renzi, che vinse le primarie, si accasò al Nazareno e stipulò il patto faustiano con Silvio Berlusconi, l’ex Gran Nemico.

101, sia detto per inciso, ricorda il celeberrimo film della Disney, anche se in questa caso, più che di 101 cuccioli di dalmata, si trattava di 101 rottweiler, più simili insomma a 101 "Crudelie Demon". Ieri il Grand Guignol si è consumato definitivamente. Ecco farsi avanti l’ex ministro Stefano Fassina, già bollato dall’ex sindaco di Firenze come “Fassina chi?” e consumare così la sua rivincita: “Il capo dei 101 era Matteo Renzi. Non è un segreto”. Bum! Renzi nei panni del Maggiordomo, come nei gialli di Agatha Christie. Un’accusa politica precisa. Pesante. Dirompente. Che il renziano Guerini si affretta a definire una sciocchezza. Ma che segna un punto di non ritorno nella resa dei conti tra il premier-segretario e la “minoranza” del Pd, ormai compatta nella fronda.

Tra l'altro il 15 dicembre Matteo Renzi, premier da quasi un anno, ha ricevuto in un lungo colloquio di due ore Romano Prodi a Palazzo Chigi. I contenuti del colloquio non sono noti. E' probabile che Prodi avesse subodorato che tra i responsabili del suo impallinamento ci fosse anche Renzi (come dice la sua ex portavoca Sandra Zampa nell'intervista a Famiglia Cristiana - ma fece buon viso a cattivo gioco. E fino a pochi minuti fa il premier aveva vestito i panni di chi voleva ricucire una ferita che non si rimargina. ma qual è la verità? Renzi è stato il capofila della "congiura"? Finora si era sempre fatto il nome di Massimo D'Alema. Forse la verità di questo giallo intricatissimo - un vero è proprio "cold case", visto che dura da quasi due anni -  è che i capofila erano più di uno, come in "Assassinio sull'Orient Express", dove i colpevoli sono il conduttore e tutti i passeggeri del vagone.

A questo punto, anche dopo il conflitto insanabile sulla nuova legge elettorale, sarà difficile che i due tronconi  - renziani da una parte e minoranza dall’altra – restino uniti. Per la minoranza del Pd Matteo Renzi sembra vestire i panni di Catilina, quel Catilina dipinto da Maccari che campeggia in uno dei dipinti più celebri di Palazzo Madama. In questo clima, e con queste premesse, il Pd sta per andare in Parlamento per eleggere il dodicesimo presidente della Repubblica. Esprimere un candidato unitario, per il Pd, si rivela un'impresa titanica.

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