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10 anni di Pontificato
 
Credere

Maupal: "Francesco, il mio Papa supereroe"

10/03/2023  Maupal è l’artista che sui muri rappresenta Bergoglio in situazioni provocatorie: «Il Papa sta ricostruendo la Chiesa perché si riavvicini chi se ne è andato»

La sagoma del salumiere e quella del tabaccaio. Un topo che deride un gatto perplesso di fronte a un mouse. E poi un cane che raccoglie in un sacchetto le feci del padrone: le strade di Borgo Pio, quartiere storico di Roma, sono segnate dai disegni inconfondibili di Maupal, l’artista diventato famoso in tutto il mondo per il suo Super Papa. È qui, a due passi dal Colonnato del Bernini, che, all’alba del 29 gennaio 2014, su un muro di via Plauto comparve un Francesco superman. Grazie ai social, in pochi secondi fece il giro del mondo. Resistette 48 ore, difeso dagli abitanti e dai turisti. Poi all’alba venne rimosso. «Quando ho visto per la prima volta papa Francesco ho avuto un lampo, ho pensato subito a mio nonno Carlo: gli somiglia tanto, anche come carattere», dichiarò allora a Credere Mauro Pallotta, in arte Maupal. Alla simpatia degli inizi, segue l’apprezzamento per le azioni e il magistero di Francesco. «Così è nata l’idea di SuperPope: ho voluto mantenere le sue caratteristiche umane, la sua umiltà, gli occhiali, un po’ di pancia… Un supereroe dal volto umano», spiegò Maupal. «Non cerco pubblicità con il Papa, ma sono convinto che chi ha buon senso debba metterlo in pratica. Io mi esprimo con il disegno, gioco su ossimori e controsensi, ispirandomi all’attualità»

Ricostruire la Chiesa

In questi anni il Papa ha ispirato più volte Maupal. E, per il decimo anniversario del pontificato, lo street writer cresciuto all’ombra del Cupolone ha realizzato per Credere la copertina in cui racconta «come questo Papa stia tentando di ricostruire la Chiesa, proprio come san Francesco da cui ha preso il nome». Un’opera necessaria, dice Maupal: «Vivo molto la strada, ascolto, osservo le persone e percepisco un progressivo allontanamento dalla Chiesa istituzione, ma non da Gesù». Maupal usa la sua arte «per stimolare il pensiero, lanciare dei messaggi». Studi al Liceo artistico e all’Accademia delle belle arti, la prima esposizione in una galleria dei Parioli, i primi guadagni reinvestiti in materiali per il disegno. Si inventa una sua tecnica – spray su lana di acciaio – e, in parallelo, per campare, lavora da cameriere, lavapiatti, traslocatore. Oggi vive del suo lavoro, sul suo sito (www.maupal.net) arrivano richieste di serigrafie o poster stampati, insieme a migliaia di domande di amicizia social. A maggio farà una mostra a Montecatini

Un impegno per fare il bene

  

In questi ultimi anni, racconta con semplicità, ha scelto di usare il suo talento anche per aiutare chi fa più fatica: «Non sono buono, ma ho scoperto che fare del bene fa bene». Un grande lucchetto aperto con le ali, per esempio, campeggia su un muro del carcere di Opera, frutto di un seminario fatto da Maupal con gli ergastolani. Altre opere sono state realizzate con i reclusi di Catanzaro e di Padova. «Mi piace anche lavorare con i ragazzi nelle scuole», dice.

Papa Francesco, che ha incontrato tre volte e al quale ha donato un album con le opere che lo ritraggono, è il protagonista anche del murale dipinto all’ospedale Bambin Gesù, nella sede del Gianicolo: un piccolo in carrozzina spinge il Papa sulla sedia a rotelle e quasi lo fa volare. Mauro racconta di essersi «riavvicinato al mondo cattolico» durante la Gmg di Cracovia, dove era stato invitato a creare un disegno su san Giovanni Paolo II. Ha viaggiato tanto, vissuto all’estero – Barcellona, Berlino, Dublino –, ma poi è arrivato alla conclusione «che il posto dove sto meglio è esattamente dove sono nato, Borgo Pio».

Il quartiere di Roma è un “paese” globalizzato, dove gli abitanti storici si chiamano per nome mentre turisti di tutto il mondo passano senza sosta. Una vetrina incredibile, anche per il suo lavoro: «So che basta attaccare un’opera e dopo pochi minuti ha raggiunto con i social anche la nuova Zelanda». Le sue creazioni partono dall’attualità e immortalano in pochi tratti una situazione, come i Romolo e Remo che, trolley alla mano, abbandonano la madre Lupa, costretti a emigrare all’estero per mancanza di lavoro

Arte civile

Il suo cruccio è che la street art, altrove valorizzata, nel suo quartiere viene a mala pena tollerata e spesso vandalizzata o cancellata. Nel 2014 si beccò una convocazione in Questura per affissione abusiva, anche se l’allora sindaco, Ignazio Marino, lo chiamò e si scusò. Stessa cosa dopo un paio di anni, quando Mauro sente la notizia dei soldati italiani inviati in Ucraina sul confine russo, nell’ambito dell’alleanza Nato. E così, a vicolo del Campanile, comparve il Papa che giocava a tris con i simboli della pace, mentre una guardia svizzera faceva da “palo”. In poche ore l’opera venne rimossa, considerata provocazione “politica”, anche se l’allora sindaca Virginia Raggi prese le distanze dall’operazione. Oggi, in vista del Giubileo, Maupal sa che ci riproverà e spera in maggiore lungimiranza. Nel frattempo, spiega, oltre ai due temi che gli sono cari da sempre – la pace e l’ambiente – sente di doversi esprimere su altre due “emergenze”: «La crisi economica, con la conseguente povertà di tante persone, e la mancanza di senso civico che riscontro nei cittadini della Capitale». Il cane con il sacchettino dei rifiuti che segue sconsolato il padrone incivile, c’è da crederci, è solo una prova generale

 
 
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