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lunedì 21 giugno 2021
 
L'intervista
 
Credere

Mauro Magatti: «Trasformiamo la crisi in opportunità»

03/12/2020  «Le nuove generazioni sono a un bivio: rimanere schiacciate dai problemi o diventare protagoniste di un nuovo modo di vedere il mondo», dice il sociologo intervenuto a The Economy of Francesco, autore, insieme alla moglie, del libro intitolato "Nella fine è l'inizio. In che mondo vivremo" (Il Mulino)

Età: 60 anni
Professione: Sociologo
Famiglia: Una moglie, 5 figli e la disponibilità all’accoglienza
Fede: Nutrita dall’esperienza scout

«Non dimenticatevi, da una crisi mai si esce uguali: usciamo meglio o peggio». Il monito di Bergoglio ai partecipanti a The Economy of Francesco, tenutosi on line dal 19 al 21 novembre, vale tanto per la situazione economico-finanziaria quanto per la pandemia da Covid-19. Una doppia crisi come quella che stiamo attraversando può, insomma, rivelarsi un’opportunità per cambiare in direzione di una maggiore equità e solidarietà, oppure acuire i problemi e peggiorarne le conseguenze. Ne è profondamente convinto anche Mauro Magatti, 60 anni, docente di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, una delle voci più ascoltate nel panorama degli intellettuali cattolici. Magatti è intervenuto a The Economy of Francesco, al quale hanno partecipato (collegati in rete da oltre 100 Paesi del mondo) oltre 2 mila giovani. Da poco, inoltre, ha pubblicato per il Mulino un saggio sugli scenari post-Covid, scritto insieme alla moglie Chiara Giaccardi. Il titolo Nella fine è l’inizio. In che mondo vivremo riecheggia, non a caso, quello che Jürgen Moltmann scelse per presentare, alcuni anni fa, la sua «teologia della speranza».

Professor Magatti, l’evento voluto dal Papa è stato un unicum nel suo genere. Ma come risponde all’obiezione di chi considera dibattiti e proposte emersi in quella sede come qualcosa di utopico?

«The Economy of Francesco, che ha alle spalle le encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti, ha affrontato questioni molto concrete. Come molto concreti sono stati i tre shock globali che abbiamo conosciuto nell’arco di 19 anni (lo ricordiamo anche nel nostro libro): l’11 settembre, la crisi finanziari del 2008 e ora la pandemia da Covid-19. Una volta superata quest’ultima crisi, ci chiederemo: quale sarà la prossima? Ora: l’idea di tornare alla normalità come in una specie di “disordine ordinato” non regge. In questo concordo totalmente con il Papa: situazioni di questa gravità ci obbligano a cambiare».

Come è emersa la voglia di cambiamento in quella sede?

«Trattandosi di un evento digitale, è mancato quel dato “emotivo” che caratterizza gli incontri in presenza. Ma forse questo ci ha aiutato a capire che la speranza − ciò di cui più abbiamo bisogno − non è un semplice sentimento del cuore, bensì una virtù che richiede pazienza e capacità di progettazione, come spieghiamo anche nel libro. Di sicuro è emerso che i giovani hanno voglia di cambiare, di scommettere sul futuro».

Il guaio è che spesso questo desiderio non sembra adeguatamente accompagnato dagli adulti. Anzi: talora i giovani (ad esempio quelli che manifestano in difesa dell’ambiente) sono guardati con sospetto, come se fossero irrimediabilmente ingenui. Lei come la vede?

«Non è vero che ai giovani di oggi manchi una tensione ideale, che non si “ribellino” abbastanza. Avvertono però un enorme senso di sproporzione rispetto alla portata dei problemi e a sistemi di potere inossidabili. Il dramma è che a loro manca quindi l’energia spirituale per trasformare la consapevolezza in cambiamento».

«Voi non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro. O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra», scrive il Papa nel suo messaggio…

«Il Papa è l’autorità morale che più di ogni altra fa quello che è nelle prerogative di ogni autorità, ossia chiamare i giovani a prendere l’iniziativa, a farsi protagonisti nella costruzione del futuro. La sua è una vera azione “generativa”».

Come risponderebbe a un giovane che affermasse: «A me è capitata la sfortuna di avere vent’anni nel 2020»?

«Gli direi che questo tempo è anche un’opportunità, sebbene nessuno possa prevedere l’esito degli sforzi messi in campo. È chiaro che non sarà un evento come The Economy of Francesco a cambiare le cose da solo, se non verrà “moltiplicato” in mille forme. Ai giovani direi che, proprio perché la posta in gioco è alta, c’è un enorme spazio di impegno possibile. Come scriviamo nel nostro libro, le nuove generazioni, per le quali gli accadimenti del 2020 costituiscono la sfida della loro vita, sono davanti a un bivio: “O rimanere sepolti dai tanti problemi che ne verranno; oppure rinascere, lasciandosi alle spalle il mondo che la generazione dei baby-boomers ha costruito e diventando protagonisti di un nuovo modo di vedere”».

Il Crocifisso di san Damiano disse a san Francesco: «Va’ e ripara la mia casa». Cosa c’è da riparare nel sistema economico attuale?

«Il nodo cruciale consiste nell’aver immaginato − una volta crollate le grandi utopie del ’900 − che la priorità fosse la liberazione del desiderio soggettivo. Questa idea, associata al mito della crescita infinita e sostenuta dallo sviluppo tecnologico, ha determinato i problemi economici, sociali, demografici e ambientali di cui oggi ci rendiamo conto. In questo scenario Francesco parla all’umanità senza nostalgie di un passato mitico ma, insieme, senza complessi di inferiorità verso la modernità. In continuità con Benedetto XVI − ricordiamo l’enciclica Caritas in veritate − pone la Chiesa come lievito nella società, come una voce critica, capace però anche di proposta e di speranza, davanti a un sistema economico che si mostra sempre più pervasivo, in ogni dimensione della vita».

Nel vostro libro usate un’espressione forte, parlando di «logica sacrificale» dell’economia di oggi.

«Economia e tecnologia ovviamente non sono mali in sé, lo diventano quando impongono all’umanità un ritmo darwiniano sulla via del “progresso”. A dire: se qualcuno non ce la fa a tenere il passo, il problema è suo. Quando parla di “scartati”, Francesco ci mette in guardia proprio su questo, invitandoci a tenere il passo del più fragile. Una posizione realista e tutt’altro che buonista, la sua. Lo vediamo oggi con la pandemia: tutti, un giorno o l’altro, se anziani o ammalati, potremmo finire in una situazione di marginalità».

Già: il Coronavirus ci ha obbligati ad aprire gli occhi e a riscoprire dimensioni dell’umano che avevamo dimenticato.

«La pandemia ci obbliga a riconoscere che non dobbiamo diventare solidali perché “buoni”, ma perché l’essere umano è strutturalmente legato al destino dell’altro: in altre parole, l’individualismo radicale è una costruzione ideologica. L’altra importante lezione della pandemia è la vulnerabilità. “Eravamo abituati a declinare la nostra vulnerabilità nel privato. Invece, oggi, stiamo imparando che esiste una dimensione comune della vulnerabilità e della fragilità”, scriviamo nel nostro libro. Oggi ci accorgiamo che quanto più la società diventa potente, il singolo si fa fragile, perché il sistema (già lo diceva Zygmunt Bauman) scarica su di esso la dimensione del rischio. Papa Francesco è uno dei grandi leader al mondo che tiene viva la coscienza di questa situazione e per questo è riconosciuto ben al di là dei confini della Chiesa»

Foto di Ugo Zamborlini

IL PROFESSORE DALLA “PORTA APERTA”

Comasco, 60 anni, Mauro Magatti è sociologo ed economista. Dal 2002 è ordinario in Sociologia generale alla Cattolica di Milano; per 6 anni è stato anche preside della Facoltà di Sociologia. Da 35 è sposato con Chiara Giaccardi (nella foto), docente di Sociologia e Antropologia dei media in Cattolica. La loro famiglia comprende 5 figli biologici a cui poi si sono aggiunti un ragazzo dell’Eritrea e uno del Bangladesh. Andrea, il primogenito, è a sua volta papa di due bimbi. I Magatti vivono all’interno di Eskenosen, una comunità di famiglie nata grazie alla generosità delle Figlie di Sant’Angela Merici che a Como hanno messo a disposizione una casa per l’accoglienza dei migranti. Nel cammino ecclesiale di Mauro sono stati importanti il percorso scout negli anni della giovinezza, l’amicizia con alcuni preti di Como e il rapporto con alcuni laici “compagni di viaggio nella fede”. Saggista prolifico, nel 2019 in coppia con Giaccardi ha pubblicato La scommessa cattolica (Il Mulino).

Nella fine è l'inizio. In che mondo vivremo

€ 15,00 € 14,25 -5% Editore: Il Mulino Collana: Contemporanea Pubblicazione:24/09/2020 Pagine:180 Formato:Libro in brossura ISBN: 9788815290564 vota, segnala o condividi La crisi pandemica è una lente per leggere il nostro tempo, un telescopio per guardare più lontano. Non solo una sventura che interrompe una corsa da rimettere il prima possibile sui binari, ma una frattura che è anche una rivelazione, di limiti e insieme di possibilità

La scommessa cattolica. C'è ancora un nesso tra il destino delle nostre società e le vicende del cristianesimo?

€ 15,00 € 14,25 -5% Editore: Il Mulino Collana: Contemporanea Pubblicazione:22/08/2019 Pagine:160 Formato:Libro in brossura ISBN: 9788815284129 vota, segnala o condividi Duemila anni di storia, un miliardo e mezzo di fedeli, la più grande religione del mondo. Dietro la facciata rassicurante dei numeri, gli scricchiolii che si odono nell'edificio della cristianità non possono essere sottovalutati

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