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mercoledì 29 giugno 2022
 
 

MBZ nuovo leader degli Emirati Arabi Uniti

14/05/2022  Il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed Bin Zayed, già da anni considerato il sovrano de facto, è stato eletto presidente della ricca monarchia del Golfo sabato 14 maggio. Il principe succede al suo fratellastro, Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, morto venerdì a 73 anni.

Il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed Bin Zayed, già considerato il sovrano de facto degli Emirati Arabi Uniti, è stato eletto presidente della ricca monarchia del Golfo sabato 14 maggio. Il principe succede al suo fratellastro, Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, morto venerdì a l'età di 73 anni. Mohammed Bin Zayed, noto come "MBZ", è stato eletto dal Consiglio Supremo della Federazione degli Emirati.

Khalifa Bin Zayed Al Nahyan era quasi del tutto scomparso dalla scena pubblica dopo l’ictus che lo aveva colpito nel 2014. Dopo la sua morte sono stati annunciati  40 giorni di lutto nazionale e diverse personalità internazionali, come il presidente francese Macron, gli renderanno omaggio con una visita ad Abu Dhabi.

Mohammed Bin Zayed, 61 anni, è uno dei leader più potenti del mondo arabo. Laureato alla prestigiosa Royal Military Academy Sandhurst, in Gran Bretagna, egli comanda uno degli eserciti meglio equipaggiati nella regione del Golfo. Lavorando dietro le quinte per anni come leader de facto, MBZ ha esteso l'influenza degli Emirati a livello internazionale. Sotto la sua guida di basso profilo, in questi ultimi anni gli Emirati Arabi Uniti hanno mandato un uomo nello spazio, inviato una sonda su Marte e inaugurato il  primo reattore nucleare.

La crescita straordinaria degli Emirati Arabi Uniti nell’ultimo mezzo secolo (il 2 dicembre 2021 sono stati celebrati i 50 anni della fondazione dello stato) è sotto gli occhi di tutti.

Le terre sabbiose da cui partivano i pirati e i pescatori di perle oggi sono un paese divenuto fra gli attori più importanti dell’area del Golfo, grazie soprattutto alle formidabili riserve di petrolio e di gas. Gli Emirati Arabi Uniti, poco meno di 10 milioni di abitanti, sono una federazione di sette emirati. Il più esteso è Abu Dhabi, che conta l’86, 77 per cento di un territorio che complessivamente conta 83.600 chilometri quadrati. Abu Dhabi è anche la capitale e l’emirato concentra il 90 per cento di giacimenti di gas e petrolio. Dubai è un mondo a parte. Più aperto, cosmopolita (il 90 per cento degli abitanti sono stranieri), tollerante, meta turistica molto frequentata, una selva di grattacieli ai cui piedi si trovano negozi di lusso e centri commerciali sfarzosi. In uno di questi, il Mall of Emirates, è stata realizzata anche una stazione sciistica al coperto con tanto di piste, seggiovie, maestri di sci e pinguini. Oggi Dubai si è trasformato in un centro commerciale e finanziario molto  dinamico e ha ospitato l’Expo che si è chiuso il 31 marzo scorso. L’emirato di Sharjah, invece , è il polo culturale degli Emirati (anche se il Louvre ha aperto ad Abu Dhabi una splendida sede). Sharjah ospita tutti gli anni a novembre una grande Fiera del libro (Sharjah International Book Fair) e l’ultima edizione prima della pandemia è stata visitata da oltre 2 milioni di persone fra le quali 230 mila studenti. L’Italia sarà la nazione ospite del 2022 alla Sharjah International Book Fair 

Nonostante le piccole dimensioni, gli Emirati hanno assunto un ruolo da protagonisti sulla scena politica internazionale. In buoni rapporti più o meno con tutti i vicini, gli Emirati hanno rafforzato anche il loro peso militare, al punto che l’ex segretario alla difesa Americano, il generale James Mattis, li ha definiti una “piccola Sparta”. Nel 2015 gli Emirati si sono schierati al fianco dell’Arabia Saudita contro i ribelli Houthi nella guerra in Yemen, ma in seguito hanno preso le distanze dall’atteggiamento più aggressivo dei sauditi, anche per il desiderio di non impantanarsi in un conflitto per il quale non si vede ancora una via di uscita.

Molto abili a fiutare lo spirito dei tempi, gli Emirati negli ultimi anni hanno deciso di puntare sulla diplomazia e la de escalation, nel tentativo di rendere il paese attore del dialogo regionale. Quindi più soft power (l’esercizio del potere basato sulla persuasione) e meno aggressività. Gli emirati sono molto abili nell’esercitare la diplomazia umanitaria come strumento di promozione del loro modello. Accadde già al tempo della guerra in Kosovo nell’assistenza ai profughi kosovari, lo si è visto in Afghanistan e in tante parti del mondo colpite da catastrofi naturali.

Gli Emirati sono un Paese ospitale, aperto a stili di vita e a culture diverse, ma al tempo stesso questo accade all’interno di un sistema che richiede un’adesione a modelli calati dell’alto. L’espressione del dissenso rimane  estremamente limitata e non tollerata.

Un passo decisivo in campo diplomatico è stata la sottoscrizione degli Accordi di Abramo, il 13 agosto 2020, con i quali gli Emirati Arabi Uniti, hanno normalizzato i loro rapporti con Israele.

Mohammed Ben Zayed si è distinto anche per aver accolto, nel febbraio 2019, papa Francesco, primo capo della Chiesa cattolica a mettere piede nella penisola arabica, culla dell’Islam. In seguito a quella storica visita, in cui il Papa e il Grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, firmarono il Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune, i rapporti fra la Santa Sede e gli Emirati Arabi Uniti si sono intensificati. Nel luglio del 2021 il cardinale Giuseppe Versaldi,prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, è stato ad Abu Dhabi per firmare un accordo di collaborazione in campo educativo. In quella occasione Versaldi ha conferito a Mohamed Bin ZAyed il titolo di “Uomo di umanità” per l’impegno umanitario degli Emirati Arabi Uniti durante la pandemia.

 
 
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