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mercoledì 01 dicembre 2021
 
 

Media education e lavoro con i pari

01/12/2011  L’educazione con i media, ai media e per i media è da alcuni anni presente nei curricoli scolastici di ogni ordine e grado, inclusa l’Università.

Parlare di Media Education nel 2011 può sembrare uno sterile esercizio dialettico e soprattutto anacronistico, dato che ormai essa è entrata, a buon diritto, anche nei contesti di istruzione formale. Già dalla fine del secolo scorso, il Ministero dell’Istruzione e poi il Miur, hanno dato precise direttive e finanziato l’inserimento delle nuove tecnologie nella scuola di ogni ordine e grado, istituendo persino le Università telematiche. Tuttavia, se molto ci si è preoccupati di inserire nei percorsi dell’istruzione pubblica le nuove tecnologie digitali che ben supportano le diverse tipologie di media, non altrettanto, almeno a livello delle stesse istituzioni, ci si è occupati di realizzare degli efficaci percorsi formativi per la classe docente. Il tema della multimedialità è stato ed è ampiamente trattato negli studi e nelle ricerche delle aree didattico-pedagogica, psicologica e sociologica, i cui risultati e le buone pratiche evidenziate non sempre vengono recepiti e utilizzati nelle scuole e nelle Università.

Ma andiamo con ordine: quando si parla di Media Education si fa riferimento a tre diverse modalità di intenderla e quindi si parla di educazione con i media, educazione ai media ed educazione per i media.

L’educazione con i media è l’accezione più diffusa e più usata in ambienti di istruzione e di formazione, in quanto i media vengono intesi come strumenti da utilizzare nei percorsi educativi.

La seconda accezione, educazione ai media, fa invece riferimento alle capacità di comprensione critica dei media e alle competenze necessarie per l’interpretazione del loro linguaggio.

L’ultima accezione fa riferimento alle competenze necessarie per la formazione dei professionisti dei media.

Non c’è dubbio che l’educazione con i media (programmi Tv, film, radio e audiocassette, giornali, libri e, più recentemente Internet, software vari portabili su Lim, cioè Lavagna interattiva multimediale, su Pc e su strumenti quali gli smartphone, gli iPhone e i tablet) sia da tempo ampiamente utilizzata nei percorsi scolastici e nella formazione.

Tuttavia, spesso, i media elettronici vengono utilizzati come meri strumenti di trasmissione di contenuti e non come utili e coinvolgenti strumenti per la costruzione della conoscenza.
L’uso che ancora in gran parte viene fatto delle Lim, ne è la prova più evidente: a dispetto delle possibilità di lavoro di gruppo, di interazioni tra pari e di costruzione della conoscenza guidata dal docente- tutor, a dispetto delle possibilità di costruire insieme contenuti utilizzando varie fonti disponibili (filmati, clip video e inserti audio, fotografie etc., scaricati da Internet o creati dagli stessi allievi), lasciando agli alunni lo spazio di discutere, scegliere, provare e, conseguentemente apprendere dalle interazioni tra pari, dalle conseguenze delle scelte e degli errori fatti, si preferisce usare software preconfezionati con i quali, appunto, trasmettere contenuti.

Per dirla con Prensky (2007, pp. 54- 55), «... I nativi digitali desiderano sopra ogni altra cosa l’interattività: si aspettano cioè una risposta immediata a ogni loro singola azione. L’insegnamento tradizionale... Offre loro ben poco in tal senso...».

La Lim è solo un esempio, ma è chiaro che i ragazzi di questo secolo, nati e cresciuti in un ambiente ricco di media, utenti della rete, si trovano a disagio in ambienti dove non è sufficientemente consentito loro di interagire con i pari oltre che con le tecnologie disponibili. Perché viene privilegiata questa tipologia di utilizzo dei media? A nostro avviso la risposta a questa domanda sta, fondamentalmente, nella carenza delle realizzazioni di attività formative implicitamente contenute nella seconda accezione della Media Education: ciò che è poco efficacemente praticata è proprio l’educazione ai media, per cui si viene a determinare una scarsa conoscenza dei linguaggi propri di ogni medium. Oggi tutti, ma i più giovani in particolare, vivono i media per “immersione”, per dirla con Maragliano (2004), e basta guardare alcune recenti statistiche dell’Istat per rendersene conto. Nel 2006 è stato pubblicato uno studio su L’uso dei media e del cellulare in Italia, da cui risulta che il consumo di media per i soggetti da 11 anni in poi è variato, dall’anno 2000 all’anno 2006.

Se poi prendiamo in considerazione le serie storiche, sul consumo dei media, di cui qui riportiamo la tabella Istat relativa all’Italia nel suo complesso nel periodo 1965-2010 possiamo osservare come il consumo di televisione si mantiene sempre oltre il 90%, quello della radio resta pressoché invariato, il consumo di quotidiani descrive quasi una parabola, quello dei libri aumenta fino al termine del secolo scorso per poi fermarsi, sia pure con alti e bassi, un po’ oltre il 40%, mentre il consumo di Pc e Internet, che viene rilevato solo in questo secolo, aumenta di diversi punti ogni anno. È evidente, quindi, che l’aspetto più importante della Media Education è l’educazione alla lettura critica, alla corretta comprensione del linguaggio dei vari media.

Già Popper aveva messo in guardia sull’uso scorretto della televisione (cattiva maestra), e, tra gli altri, Bandura ha parlato di “modellizzazione”, nel senso che tutta una serie di comportamenti viene attuata imitando un modello esterno; spesso i giovani (e anche gli adulti) si ispirano nella loro vita a ciò che appare sullo schermo (Tv, cinema e Pc) interpretandolo come un modello da imitare acriticamente, invece di leggere l’immagine nel modo corretto.

Ciò che vediamo sullo schermo non è reale, ma una “rappresentazione” della realtà. Se questa affermazione è immediatamente comprensibile nel caso ci si riferisca a un film, può far insorgere delle perplessità se riferita alla Tv, medium in cui tutti finiamo con l’immergerci.
Ma è, forse, soprattutto la televisione, che spesso svolge una funzione di orientamento, a tentare di costruire opinioni e attivare interessi, senza dichiararlo esplicitamente. È sotto gli occhi di tutti come i grandi editori di televisioni e stampa in genere manipolano le informazioni o producono programmi di livelli spesso veramente infimi, ma “attraenti” per gli occhi e le menti del pubblico meno attrezzato culturalmente per mancanza di educazione specifica. Allora, la guida di un docente competente nel linguaggio mediatico diventa cruciale per la costruzione di un pensiero libero, critico, indipendente per una cittadinanza consapevole. Da qui l’importanza della terza accezione della Media Education relativa alla formazione di persone, oltre che di specialisti, in grado di capire e usare competentemente gli strumenti che la tecnologia del XXI secolo offre a insegnanti e formatori.

Ma l’approccio socio-cognitivista di Bandura, relativamente al costrutto di modeling, è importante anche nell’ottica delle attività di apprendimento cooperativo e di Peer Education. La funzione del docente, in un’ottica socio-costruttivista quale deve essere quella degli ambienti di apprendimento cooperativo, è sfumata in compiti di mentoring e/o di tutoring: cioè di guida, di pari più capace, riducendo al massimo l’asimmetria docente-discente, assumendo funzioni di leadership di servizio, consentendo ai partecipanti al gruppo di esprimere al meglio le capacità individuali. In una strategia didattica fondata sulla Peer Education, il compito del docente/ tutor/pari più capace diventa quello di fornire sostegno e collaborazione come esperto e non più quello di trasferire contenuti ed esperienze perché devono essere gli stessi allievi a costruire i loro saperi e a maturare esperienze significative.

Una delle principali caratteristiche della PE è relativa alle abilità sociali che devono essere possedute dal soggetto che svolge le funzioni di educatore alla pari, che non devono necessariamente coincidere con il rendimento scolastico dell’allievo. Deve essere uno studente che abbia dimostrato e dimostri capacità di prendere decisioni e risolvere problemi, pensiero critico e creativo, che riesca a porsi in relazione empatica con gli altri creando e/o mantenendo una buona qualità nelle relazioni interpersonali, che sappia comunicare efficacemente e sia consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti gestendo le emozioni (proprie e altrui) e lo stress.

Naturalmente i contesti di apprendimento in cui ricorrere alle strategie della PE non si esauriscono con il cooperative learning, ma si può proficuamente utilizzare tale strategia anche nei circle time, nella mediazione dei conflitti e altri ambiti ancora di area psico-educativa.

Si è messo l’accento sul cooperative learning perché è una metodologia didattica che, fortunatamente, si va sempre più diffondendo in tutti i livelli dell’istruzione formale e della formazione; è anche una metodologia molto diffusa negli ambienti di apprendimento basati sul web, nelle configurazioni di ambienti esclusivamente on line o, nella configurazione ormai più diffusa, dei sistemi in blended learning, cioè in formato misto presenza-distanza.

Il cooperative learning è un setting che consente ampi spazi di lavoro agli allievi e quindi, per riprendere il tema delle Lim, è il setting in cui gli allievi possono avere un adeguato spazio per le loro attività di costruzione condivisa della conoscenza e dove ognuno può, di volta in volta, svolgere le funzioni di pari più capace, in funzione delle abilità possedute, favorendo anche l’inclusione nel gruppo di soggetti che altrimenti potrebbero essere emarginati o affidati alle esclusive cure dell’insegnante di sostegno.

Appare chiaro che quanto sin qui detto può essere efficacemente applicato in tutti i contesti di apprendimento in presenza. Ma la Peer Education e gli ambienti di cooperative learning sono strumenti usati anche, come si accennava, nei contesti di blended o on line learning. In tali contesti le interazioni tra pari avvengono via rete, su blog o forum appositamente dedicati, e si ritiene che possa essere esemplificativo riportare alcuni frammenti di discussione, estrapolati da un forum a cui partecipavano studenti universitari, organizzati in gruppi in cooperative learning, tenuto nell’ambito di un insegnamento svolto da chi scrive, qualche tempo fa. Emerge chiaramente come in Antonino (nome fittizio)sia identificabile la funzione del pari più capace, di colui che intrattiene relazioni empatiche con gli altri membri del gruppo, che li cura affettivamente, che fornisce indicazioni e dà giudizi critici adeguati sui loro interventi.

Da notare due dettagli: l’orario e l’uso degli emoticon. Il primo messaggio e la quasi immediata risposta di Antonino sono stati scritti in piena notte, fatti che dimostrano in entrambi i soggetti l’interesse per il gruppo, una reale membership, un genuino senso di appartenenza al gruppo, una richiesta di aiuto e un’immediata risposta positiva.

L’altro elemento è l’uso degli emoticon con funzioni connotative del messaggio e indicative di stati d’animo (sono arrabbiata, sono molto triste, mi viene da piangere, una strizzata d’occhio, sono delusa) in sostituzione degli elementi non verbali della comunicazione in presenza.

In conclusione, l’uso dei nuovi media fornisce un potente strumento per favorire i percorsi di apprendimento, ben adattandosi alle opportunità offerte dalla Peer Education, purché i docenti e i formatori anche a livello dei pari siano ben consapevoli delle caratteristiche del medium o dei media usati. Il costrutto di modelling, non a caso, è stato qui usato per accennarne brevemente le sue applicazioni sia in direzione positiva (nella Peer Education ben costruita e realizzata) sia negativa (un recepimento passivo di ciò che viene rappresentato in Tv).

Alcuni frammenti di discussione in un Forum
Carmela. 17/04/ alle ore: 23:33:55 (>_<) Ragazzi sono disperataaaaaaa!!!!! Venerdì dopo la lezione di didattica ho preso una storta. Adesso sono bloccata x 20 giorni . Ho una doccetta alla gamba, non posso fare carico sul piede. Come farò con la geografia, la STATISTICA, il laboratorio di inglese (T_T)...........datemi notizie su ciò che farà la prof. Marino domani (T_T) (T_T). Buona notte a tutti.

Antonino 18/04/ alle ore: 02:46:44 ;) Non ti preoccupare C., tra me, Annette e Alessia avrai le informazioni necessarie che ti servono . :):) Scusami, ma cos’è una DOCCETTA ? Cmq, 20 giorni sono tanti, ma, invece di pensare all’università, pensa a guarire, noi cercheremo di aiutarti per quanto ci è possibile!!! Ciao e buona guarigione :).

Mi dispiace per quel che ti è successo, anche gli altri colleghi quando l’hanno saputo ci son rimasti veramente male. Ma Rosario ti ha chiamato?

Alessia 18/04/ alle ore: 08:17:16 Carmela. Mi dispiace tantissimo!!! T’informeremo di tutte le materie... Non preoccuparti!!! Tu cerca di riprenderti al più presto.... Così hai modo di riposarti e di studiare!!!! Mi dispiace che non ci sarai giovedì il mio gruppo presenta... e come ti dicevo è qualcosa di originale!!

Elena. 19/04/ alle ore: 00:00:13 Anch’io non ho capito bene quali sono i successivi lavori assegnati dalla prof... Ho già dato uno sguardo ai forum ma le notizie sono vaghe. Vi prego fatemi sapere qualcosa. Buona notte.

Alessia 19/04/ alle ore: 06:50:01 Ragazze dai non dormite!!! Scriviamo sempre le stesse cose. Come si fa??!!! Cmq te lo rispiego... Con il tuo gruppo se vuoi puoi formulare un questionario, ma non è obbligatorio. Poi a fine corso ci sarà un test on line sul libro formazione in rete. La ricerca deve essere pronta entro il 31 maggio, e si dovrà fare anche una relazione critica su un argomento delmaraglian.

Antonino. 19/04/ alle ore: 08:08:25 È come dice Alessia, Elena, cmq per far capire le spiegazioni ci vuole tempo, ti conviene venire alla prossima lezione e chiedere a qualche collega, se ti rimane qualche dubbio (e saranno tanti visto che ti sei persa qualche lezione) chiedi direttamente alla prof. (è gentilissima, non ti preoccupare) spero che tu segua il mio consiglio.

Ciao Elena Annette 19/04/ alle ore: 16:01:54 ELENA se leggi con attenzione le discussioni dei forum capirai tutto anche perché spieghiamo sempre le stesse cose.

 Alessia 19/04/2005 alle ore: 16:19:00 Infatti non siamo noi che siamo vaghi... O siete voi che non leggete bene... Oppure ogni tanto sarebbe buono o venire a lezione o tuttavia andare dalla prof!!!

Antonino 19/04/2005 alle ore: 17:00:33 Ragazze non mi fate arrabbiare ANNETTE e ALESSIA. Cmq, a parte gli scherzi, vi consiglio nuovamente di rivolgervi alla prof., anche perché se non frequentate o non vi siete tenute aggiornate non potrete mai capire che tipo di lavoro si deve svolgere. Addirittura, a volte troviamo difficoltà anche noi che seguiamo passo passo. Seguite il nostro consiglio. PARLATE CON LA PROF.

 
 
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