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lunedì 08 agosto 2022
 
 
Benessere

Medicina cinese: basta un ticket

26/02/2015  Compie vent’anni il Centro toscano “Fior di prugna”, che per primo ha inserito le cure tradizionali orientali all’interno del Servizio sanitario. Con risultati significativi per il trattamento di dolori cronici, disturbi renali, effetti collaterali dei tumori.

Perché raccontare del Centro di Medicina tradizionale cinese Fior di prugna? Perché è una bella storia di integrazione e, contrariamente a quanto possa sembrare, è soprattutto una storia di eccellenza italiana. Il Centro fa parte dell’Asl 10 di Firenze e il suo staff medico è interamente italiano, mentre il resto del personale è gestito da una cooperativa.
Lo racconta, con una comprensibile punta d’orgoglio, la fondatrice e direttrice, la dottoressa Sonia Baccetti. «Nel 1995, quando siamo nati, non c’era molto interesse da parte della gente comune, mente i media ci guardavano con sospetto».

L’accusa, infatti, era quella di usare soldi pubblici per creare “un ospedale per i cinesi”, e solo un lavoro di comprovata qualità negli anni ha potuto dissolvere del tutto questa errata interpretazione. «Il nostro obiettivo era duplice», continua l’esperta: «allargare l’offerta della sanità toscana e contribuire all’inserimento della comunità cinese a San Donnino, una località vicino a Firenze. All’inizio si rivolgevamo a noi quasi esclusivamente pazienti di nazionalità cinese. Ma ben presto anche le altre persone hanno scoperto i vantaggi di questa medicina. Solitamente chi si avvicina a questo tipo di trattamenti ha un livello culturale medio alto, e soprattutto ha disponibilità economica elevata, perché privatamente la spesa non è contenuta».

Uno schema che viene del tutto sovvertito dal Centro Fior di prugna grazie al ticket che rende accessibili queste discipline a chiunque. «Attualmente», spiega la dottoressa, «il paziente più presente da noi è di sesso femminile, di nazionalità italiana e di un’età compresa tra i 45 e i 65 anni». Un profilo in sintonia con quello dei pazienti di una Asl tradizionale e ben lontano da un target elitario.

Facciamo qualche passo virtuale dentro al Centro per capire come si è ottenuto un risultato simile. La fetta più grande della torta dei trattamenti spetta alle terapie del dolore attraverso tecniche come l’agopuntura, il massaggio tuina, la moxibustione, il Fior di prugna, la coppettazione e l’auricoloterapia. Dai piccoli fastidi fi sici fi no ai disturbi cronici, i risultati positivi dell’approccio cinese sono comprovati da diversi studi medici pubblicati su importanti riviste scientifi che internazionali. Il tutto è stato facilitato dalla legge n. 38 del 2010, che garantisce l’accesso del cittadino alle cure palliative e alla terapia del dolore anche quando la medicina uffi ciale non è più in grado di guarire. La Regione Toscana, che si è sempre distinta per apertura mentale, ha allargato l’off erta anche a omeopatia, fi toterapia e agopuntura. «Uno dei risultati più signifi cativi lo otteniamo con le donne operate di tumore al seno», continua la dottoressa, «che devono aff rontare la nausea e il vomito causate dagli anestetici e dalla chemioterapia.

Per non parlare di altri sintomi collaterali, come ematomi, prurito, stipsi, sindrome delle gambe senza riposo, che vengono sensibilmente ridotti ricorrendo al nostro tipo di terapie. Noi accompagniamo i pazienti in un percorso di autocura. L’idea è che un primo importante approccio alla salute lo debbano avere i singoli, agendo concretamente per il proprio benessere».

Un esempio? «Durante il lavoro coi bambini aff etti da varie malformazioni insegniamo ai loro genitori le tecniche base dei massaggi tuina, in modo che possano sottoporre quotidianamente i loro piccoli alla terapia. Vengono da noi una volta alla settimana per controllare gli sviluppi e per impostare l’approccio futuro, ma il grosso lo svolgono da soli».
Chi pensa, invece, all’aggiornamento dello staff medico che di certo avrà più diffi coltà a trovare formatori rispetto ai colleghi della medicina tradizionale? «Abbiamo stretto un accordo col ministero cinese della Salute», spiega Baccetti, «che, ciclicamente, invia a sue spese dalla provincia del Gansu docenti di Medicina tradizionale cinese. Il sapere va sempre condiviso e noi organizziamo continuamente corsi per medici e personale sanitario. Uno dei più recenti era rivolto a 93 infermieri che hanno così potuto imparare a gestire i tanti disturbi correlati alla dialisi attraverso le tecniche cinesi».

Rientra in questa filosofia anche la preziosa biblioteca presente al Centro Fior di prugna. «Abbiamo così tanto materiale sul nostro settore medico che, da tre anni, abbiamo assunto un bibliotecario e il reparto delle tesi di chi ha studiato da noi inizia a essere davvero nutrito».

Che questo “posto della salute” sia un riferimento culturale, d’altronde, lo dimostra anche il rapporto con le istituzioni. Dal 2002 è struttura regionale di riferimento per le medicine complementari e per la medicina cinese e coordina i 97 centri presenti in Toscana, di cui ben 49 sono specializzati in agopuntura. Che Fior di prugna sia importante per far incontrare in Italia medicina tradizionale e medicina cinese lo dimostra anche l’ultima importante novità: il trasferimento della sede da San Donnino all’Ospedale di Camerata di Fiesole, dove convivrà con tutte le altre specializzazioni, in modo che il paziente possa avere, anche già visivamente, tutte le opzioni davanti a sé. «Sarà una crescita importante», conclude la dottoressa Baccetti. «E poi godremo di una vista mozzafiato che, già da sola, farà molto bene agli occhi e allo spirito di chi verrà a trovarci».

 
 
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