logo san paolo
domenica 28 novembre 2021
 
Appello per la pace
 

I padri sinodali: "Cessino distruzioni e traffico di armi in Medio Oriente"

24/10/2015  In attesa del voto sulla relazione finale dell'assise sulla famiglia, il Sinodo rivolge l'attenzione ai Paesi in guerra, in particolare al Medio Oriente. Chiede la liberazione delle persone sequestrate, e la cessazione di uccisioni, decapitazioni, tratta delle donne, arruolamento dei bambini e condanna, con una Dichiarazione, le scelte imposte con la forza. Un pensiero anche all'Africa e all'Ucraina.

«Siamo convinti che la pace è possibile ed è possibile fermare le violenze che in Siria, in Iraq, a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa, coinvolgono ogni giorno sempre più famiglie e civili innocenti e aggravano la crisi umanitaria. La riconciliazione è frutto della fraternità, della giustizia, del rispetto e del perdono». I padri sinodali sono preoccupati per l'escalation di violenza e guerra degli ultimi mesi e settimane e, come assemblea, hanno voluto presentare una dichiarazione "sulla situazione in Medio Oriente, Africa e Ucraina".

Una dichiarazione dura dove chiedono chiaramente che «cessino immediatamente le ostilità e il traffico delle armi!».

I padri sinodali, stretti attorno al Papa, denunciano «l’uso di armi di distruzione di massa, le uccisioni indiscriminate, le decapitazioni, il rapimento di esseri umani, la tratta delle donne, l’arruolamento di bambini, la persecuzione a motivo del credo e dell’etnia, la devastazione dei luoghi di culto, la distruzione del patrimonio culturale e innumerevoli altre atrocità hanno costretto migliaia di famiglie a fuggire dalle proprie case e a cercare rifugio altrove, spesso in condizioni di estrema precarietà».

In questa situazione in cui sono violati i diritti fondamentali, il Sinodo esprime la sua vicinanza a tutti gli abitanti del Medio Oriente. «Pensiamo a tutte le persone sequestrate e chiediamo la loro liberazione. Le nostre voci si uniscono al grido di tanti innocenti: non più violenza, non più terrorismo, non più distruzioni, non più persecuzioni!», si legge nella Dichiarazione. Che mette in guardia dal cercare la pace con altra violenza: «La pace in Medio Oriente va cercata non con scelte imposte con la forza, ma con decisioni politiche rispettose delle particolarità culturali e religiose delle singole Nazioni e delle varie realtà che le compongono».

Grati  «alla Giordania, al Libano, alla Turchia e a numerosi Paesi europei per l’accoglienza riservata ai rifugiati», i padri sinodali rivolgono «un nuovo appello alla Comunità internazionale affinché, messi da parte gli interessi particolari, ci si affidi, nella ricerca di soluzioni, agli strumenti della diplomazia, del dialogo, del diritto internazionale». 

I padri sinodali si dicono «convinti che la pace è possibile ed è possibile fermare le violenze che in Siria, in Iraq, a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa, coinvolgono ogni giorno sempre più famiglie e civili innocenti e aggravano la crisi umanitaria. La riconciliazione è frutto della fraternità, della giustizia, del rispetto e del perdono. Il nostro unico desiderio, come quello delle persone di buona volontà che formano parte della grande famiglia umana, è che si possa vivere in pace. Che possano "gli ebrei, i cristiani e i musulmani scorgere nell’altro credente una fratello da rispettare e da amare per dare in primo luogo sulle loro terre una bella testimonianza della serenità e della convivialità tra figli di Abramo"», come si legge in Ecclesia in Medio Oriente».

Con la stessa preoccupazione il Sinodo guarda anche «a tutte le famiglie che si trovano coinvolte in situazioni analoghe in altre parti del mondo, specialmente in Africa e in Ucraina. Le abbiamo tenute molto presenti durante i lavori di questa Assemblea sinodale, come le famiglie del Medio Oriente, ed anche per loro domandiamo con forza il ritorno a una vita dignitosa e tranquilla».

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo