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IL CASO
 

Medjugorje, il vescovo di Mostar: «La Madonna non è mai apparsa»

03/03/2017  Alla vigilia della missione dell’inviato speciale del Papa incaricato di “acquisire più approfondite conoscenze sulla situazione pastorale di quella realtà”, il presule – sotto la cui giurisdizione rientra anche la località bosniaca meta di pellegrinaggi – dice che c'è nulla di soprannaturale.

«Le apparizioni della Madonna di Medjugorje non sono autentiche per il semplice fatto che la Madonna non è mai apparsa». Lo ha ribadito il vescovo di Mostar Ratko Peric in una nota pubblicata sul sito della sua diocesi, che si può leggere integralmente qui http://www.md-tm.ba/clanci/le-apparizioni-dei-primi-sette-giorni-medugorje. Peric è ordinario del luogo dove si trova Medjugorje e dove avverrebbero le presunte apparizioni. Finora nessuna autorità della Chiesa ha limitato i suoi poteri canonici. Non è la prima volta che si pronuncia sulle presunte apparizioni.

Sul sito della diocesi di Mostar (http://www.md-tm.ba/) si possono leggere, anche in italiano i suoi interventi e molto altro sulla vicenda in un'apposita sezione. Né la missione dell’inviato speciale del Papa monsignor Henryk Hoser, vescovo polacco della diocesi di Varsavia-Praga, cioè del popoloso quartiere Praga nella capitale polacca (quasi un milione mezzo di abitanti ad est della Vistola) con, spiega una nota della Santa Sede, “la missione di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro”, esautora il potere del vescovo di Mostar.

La nota della Santa Sede con la nomina precisa che la missione “avrà, pertanto, un carattere esclusivamente pastorale” e quindi non si deve occupare della validità delle presunte apparizioni. Monsignor Peric ha pubblicato la sua dichiarazione alla vigilia della missione del vescovo polacco, proprio per sottolineare la posizione dell’ordinario del luogo. Peric non è uno qualsiasi. E’ un specialista di diritto canonico e le sue valutazioni sugli accadimenti di Medjugorje sono sempre state tenute in seria considerazione dalla Congregazione della dottrina della fede che deve, secondo il diritto canonico, pronunciarsi sulle apparizioni con un parere da affidare al Papa, che poi decide in accordo con il vescovo del luogo. Così è sempre accaduto per tutte le apparizioni del mondo.

La posizione di Peric è contenuta sicuramente anche nell’analisi della vicenda fatta dalla Commissione Ruini, l’ultima che ha indagato,nominata da Benedetto XVI nel 2010, che ha lavorato in modo riservatissimo e che ha consegnato un “parere documentato e motivato” alla Congregazione della Dottrina della Fede il 17 gennaio 2014. Ruini ha parlato una sola volta del suo lavoro: “Io non so quale sarà il giudizio conclusivo. Noi abbiamo fatto solo un proposta articolata, dopodiché sarà la Congregazione per la Dottrina della fede a prendere le decisioni che poi saranno presentate al Papa: l’ultima parola, com’è naturale, sarà quella del Santo Padre”. La vicenda è molto complessa sotto diversi profili. Monsignor Peric nella sua ultima nota spiega molto bene la vicenda soprattutto all’inizio delle presunte apparizioni. Altre volte aveva fatto il punto, mantenendo sempre una posizione molto chiara. Quasi mai ha citato la Madonna ma solo “l’apparsa figura di Medjugorje”.

Il cuore della sua convinzione è che “si è schierata fin dall’inizio decisamente dalla parte di alcuni francescani allora disobbedienti”. Peric ha ricordato qualche tempo fa che ci sono 9 ex-francescani che, pur sospesi a divinis, si comportano nelle parrocchie “come sacerdoti legali” e che altri due, Tomislav Vlasic e Jozo Zovko, sono stati il primo ridotto allo stato laicale, su sua richiesta, dal Papa e all’altro è stato vietato dai suoi superiori “ogni contatto con Medjugorje”. La figura di Tomislav Vlasic è una figura chiave, perché egli più volte, anche in una lettera a Giovanni Paolo II, si è sempre definito il direttore spirituale dei sedicenti veggenti fin dall’inizio e venne definito nel 1990 dal vescovo Zanic, predecessore di Peric a Mostar, “l’autore di Medjugorje”.

Vlasic è stato ridotto allo stato laicale con un provvedimento firmato dal prefetto della Congregazione della dottrina delle fede, il cardinale Levada nel 2009, nel quale per la prima volta si associa il fenomeno di Medjugorje a “sospetti di eresia e di scisma”. E tra le accuse, oltre a quella di divulgazione di “dubbia dottrina” c’era anche quella di “addebiti contra sextum”. Vlasic era accusato di aver avuto rapporti sessuali con una suora “aggravati da motivazioni mistiche”. Ha evitato un processo solo perché ha chiesto di essere ridotto allo stato laicale. Il documento firmato dall’allora segretario della Congregazione della dottrina della fede, ora cardinale, Angelo Amato è un documento ufficiale vaticano: Decreto della Congregazione per la dottrina della fede prot. 144/1985 del 25 gennaio 2008. Anche l’altro francescano all’origine della vicenda il notissimo padre Jozo ha avuto sanzioni canoniche ed è stato accusato di abusi sessuali.

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