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venerdì 27 maggio 2022
 
 

Formula Uno, tutta un'altra Ferrari

17/03/2013  All'esordio nel campionato del mondo di automobilismo, Alonso arriva sul podio con una Ferrari rinnovata e vincente.

Dal 17 marzo al 24 novembre, dall’Australia (Melbourne) al Brasile (San Paolo), per 19 Gran Premi, la Formula 1 offre un suo campionato mondiale che ha per gli italiani e tanti loro compagni stranieri di tifo un solo motivo di attesa-fede-speranza, un qualcosa di assolutamente speciale che si chiama Ferrari.


La Ferrari deve tornare a vincere nella classifica finale dei piloti, come non fa serenamente dal 2004 di Michael Schumacher, come ha fatto in maniera contorta nel 2007 con il “difficile” Kimi Raikkonen, come hanno “deciso” Montezemolo e anche Marchionne che vuole dire Fiat che è anche Ferrari, come chiede l’Italia sempre più povera di buoni motivi per frequentare orgoglio vero e passione pulita, come sembra abbia deciso anche Fernando Alonso, lo spagnolo di 31 anni che la scorsa stagione è arrivato secondo ad appena 3 punti dal tedesco Sebastian Vettel, anni 26, auto Red Bull (austriaca), al terzo successo iridato consecutivo. 

Alonso ha conquistato subito, sul circuito di Melbourne squassato dal maltempo,  un secondo posto, alle spalle proprio di Raikkonen, primo inatteso e scomodo, visto il suo caratteraccio eternamente revanscista, su Lotus-Renault: gara decisa dalle gomme, due soste del finlandese contro tre dello spagnolo “de noantri”. Ma tutto sommato bene un avvio così,con poi anche Felipe Massa quarto per completare il successo di scuderia della Ferrari. La nuova Ferrari si chiama F138 e Felipe Massa, il brasiliano che affianca Alonso, l’ha detta di un altro pianeta rispetto alla vettura del 2012. Alonso si è limitato a dire che questa auto lo soddisfa decisamente di più. 

Come non era ben chiaro cosa andava maluccio nel 2012, così non è ben chiaro cosa dovrebbe andare benissimo adesso. I superesperti parlano di nuove gomme (ancora Pirelli a rifornire tutti) che la nuova Ferrari riesce a mandare a temperatura ideale presto, in modo che la pole position nelle qualificazioni possa risultare più facile o meno difficile da ottenere. E l’anno scorso due incidenti alla partenza, dovuti anche al fatto di non essere partito in prima fila, potendo approfittare della pista sgombra di auto rivali, costarono probabilmente ad Alonso un Mondiale che davvero stava per vincere o almeno poteva vincere. I test comunque sono andati bene nel complesso, non per via di particolari troppo sofisticati o per sfumature tecnologiche inavvertibili dalla massa dei tifosi. Melbourne, con la sua temperatura a saliscendi e la pioggia incombente, dice poco.

Alonso, contrattualmente confermato sulla “rossa” sino al 2016, è ottimista: e lui non è certo un facilone che spera e spara sempre pronostici a proprio favore. Massa, riconfermato dopo essere stato semiscaricato più di una volta, sembra arrivato a possedere la maturità ideale del secondo pilota, del comprimario utile, del gregario speciale. Non ci sono italiani fra i 24 piloti, ma Massa è oriundo e Alonso è ferrarista autentico, è dei nostri. Al via cinque piloti campioni del mondo: erano sei l’anno scorso, manca Schumacher che ha 44 anni ed ha trovato la forza di dire basta a contratti che pure lo volevano ancora coprire d’oro. I cinque sono Vettel, Alonso, Button e Hamilton (due inglesi) e Raikkonen (finlandese). Il mercato ha chiamato Hamilton, ex Mc Laren, a prendere il posto lasciato libero nella Mercedes dal ritiro di Schumacher; con lui in scuderia Nico Rosberg, tedesco. Vettel continuerà a patire e intanto sfruttare, nella Red Bull, l’australiano Webber, spesso avversario tosto. Nella McLaren Button è ora affiancato da Sergio Perez, messicano di 23 anni, sponsorizzato da Carlos Slim, il suo compatriota che è pure il più ricco uomo del mondo. Raikkonen resta nella Lotus dove lui, un “cattivo” in pista, si appoggia ad un altro “cattivo”, il francese Grosjean, grande distruttore di auto proprie e altrui. 

In tutto le squadre sono dodici, con ventiquattro piloti dei quali sono attesi a qualcosa di grosso, oltre a quelli già citati,  soltanto Hulkenberg tedesco su Sauber, Di Resta inglese su Force India e Maldonado venezuelano su Williams. Vettel ha il numero 1, Alonso il 3, nessuno ha il numero 13, non si sa mai. Ci sono sempre più scuderie in bolletta, sempre meno piloti strapagati,sempre più piloti che per correre strapagano cioè fanno intervenire lo sponsor generoso. Diciannove Gran Premi, uno in Italia, a Monza l’8 settembre. In Asia 8 prove, in Europa 7, una (fatta) in Australia, una negli Usa, una in Canada, una in Sudamerica. 

La tele-emittente Sky presenta un nuovo canale a pagamento tutto per la F1, con riprese specialissime, nuovissime, ipertecnologiche. La Rai dei pochi soldi ha acquistato per la diretta appena 9 gare, i Gran Premi di Cina Spagna Canada Ungheria Italia Singapore Giappone Usa Brasile. Il resto va in differita, anche di ore. Se è la stagione della Ferrari, siamo all’autogol della nostra emittente. L’inverno è stato speso dalle scuderie in lavori di miglioramento di bolidi già sofisticatissimi, sovente per concretizzare studi cominciati da mesi, nel corso della stagione agonistica. 

L’attesa per la Ferrari – che nel 2012 ad un certo punto quasi sconfessò se stessa parlando di vettura deludente - è altissima sempre. Questa specie d’amore, questa professione di fede sono sempre più intense e sempre meno agevolmente collocabili nell’Italia acre e smagata, spesso ingenua ma altre volte cretina, dello sport di questi ultimi tempi, e magari non soltanto dello sport.

 
 
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