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domenica 28 novembre 2021
 
ECUMENSIMO
 

«Meno armi e più cibo»: l'appello delle religioni per la pace

07/10/2021  Si conclude al Colosseo l'incontro promosso dalla Comunità di Sant'Egidio nello spirito di Assisi. L'impegno delle religioni per camminare insieme verso la pace. Papa Francesco sprona contro l'indifferenza ricordando che «Il dolore degli altri non mette fretta» come se non potesse capitare anche a noi.

ANGELA MERKEL IN PRIMA FILA  

Un appello comune per la pace. Lo lanciano, nello spirito di Assisi, i leader religiosi riunitisi a Roma per l’incontro organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, Religioni e Culture in dialogo “Popoli fratelli, terra futura”. «Siamo all’appuntamento di un mondo nuovo, decisi a far tesoro della lezione sofferta della storia delle donne e degli uomini del nostro tempo, decisi a costruire la pace con tutti, specie i poveri e i giovani», ha esordito il fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, all’inizio della cerimonia. Dopo di lui la cancelleria Angela Merkel ha ricordato che «senza il rispetto dell’altro non possiamo vivere in pace. È facile a dirsi, eppure è tanto difficile da realizzare. Tanti conflitti, crisi e guerre ci dimostrano in modo doloroso questo fatto e per questo motivo dubitiamo della capacità della gente di essere umani. Ma disperare non è mai la soluzione, non possiamo essere spettatori», ha detto la cancelliera ricordando che «solo chi cerca la pace può trovarla» e che «dobbiamo essere insieme quando ci sono minacce per l’umanità» come quella della pandemia.

E sulla pandemia, il Grande Imam di Al Azhar, Al Tayyeb, ha denunciato che «le politiche mondiali riguardo a questa pandemia non indicano una vera presa di coscienza nel comportamento della gente circa la necessità di rivolgersi a Dio l’altissimo con le preghiere e le invocazioni, onde affrontare questo pericolo perenne. Difatti, la produzione del vaccino e il modus operandi della sua distribuzione non sono stati all’altezza delle responsabilità, provocando così la morte di 5 milioni di vittime in meno di due anni. La criticità grave nella distribuzione ha privato interi continenti dal vaccino. Le ultime statistiche indicano che la percentuale dei vaccinati in Africa, continente dell’oro e delle risorse minerarie, ripeto, continente dell’oro e delle risorse minerarie, è circa il 2- 3 per cento della popolazione di questo continente, mentre in altri continenti la metà o addirittura i tre quarti della popolazione hanno ottenuto il diritto alla vita grazie alla disponibilità di questi vaccini». Per questo il Grande Imam ritiene che «un nuovo appello sia doveroso per ricordare alla gente la presenza di Dio altissimo, la necessità di tornare ad avvicinarsi a lui, invocando la sua misericordia, con la speranza di fermare questa epidemia. Non vi è alternativa o mezzo se non la preghiera e le invocazioni con un cuore puro e un comportamento retto».

Il rabbino Pinchas Goldschmidt, presidente della Conferenza dei Rabbini Europea, ha rilevato come durante la pandemia ci siano state «meno attività criminose» anche se «la pace in tempo di pandemia non è duratura», ma una necessità contingente. «Per raggiungere la vera pace», invece, «per raggiungere l’immagine idilliaca della pecora e del leopardo che brucano insieme, il leone, il leopardo devono trasformarsi. Perché questo avvenga dobbiamo lottare insieme per farcela». E, infine, ha ribadito che «secondo la tradizione ebraica, uno dei nomi di Dio è “Shalom”, pace».

Infine papa Francesco, che aveva guidato la preghiera dei cristiani, ha voluto ricordare, come già aveva fatto il rabbino, il luogo dove si svolge la cerimonia, con alle spalle il Colosseo, teatro di lotte feroci tra animali e uomini. «Qui oggi, insieme, sogniamo popoli fratelli e una terra futura. Popoli fratelli. Lo diciamo avendo alle spalle il Colosseo. Questo anfiteatro, in un lontano passato, fu luogo di brutali divertimenti di massa, lo ha detto il rabbino: combattimenti tra uomini o tra uomini e bestie. Uno spettacolo fratricida, un gioco mortale fatto con la vita di molti. Ma anche oggi si assiste alla violenza e alla guerra, al fratello che uccide il fratello quasi fosse un gioco guardato a distanza, indifferenti e convinti che mai ci toccherà. Il dolore degli altri non mette fretta. E nemmeno quello dei caduti, dei migranti, dei bambini intrappolati nelle guerre, privati della spensieratezza di un’infanzia di giochi. Ma con la vita dei popoli e dei bambini non si può giocare. Non si può restare indifferenti. Occorre, al contrario, entrare in empatia e riconoscere la comune umanità a cui apparteniamo, con le sue fatiche, le sue lotte e le sue fragilità». Le parole del Papa vengono accompagnate dagli applausi quando dice che «la guerra è un fallimento della politica applauso e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male». E ancora quando ricorda «il compito non più rimandabile che spetta alle religioni in questo delicato frangente storico: smilitarizzare il cuore dell’uomo. È nostra responsabilità, cari fratelli e sorelle credenti, aiutare a estirpare dai cuori l’odio e condannare ogni forma di violenza. Con parole chiare incoraggiamo a questo: a deporre le armi, a ridurre le spese militari per provvedere ai bisogni umanitari, a convertire gli strumenti di morte in strumenti di vita». Il Pontefice insiste: «Meno armi e più cibo, meno ipocrisia e più trasparenza appaluso, più vaccini distribuiti equamente e meno fucili venduti sprovvedutamente. I tempi ci chiedono di farci voce di tanti credenti, persone semplici e disarmate stanche della violenza, perché chi detiene responsabilità per il bene comune si impegni non solo a condannare guerre e terrorismo, ma a creare le condizioni perché essi non divampino».

E infine, dopo la lettura dell’appello consegnato ai bambini, è il patriarca Bartolomeo che invita tutti «prima di tornare nelle nostre città e nei nostri Paesi», a scambiarsi un segno di pace «al termine di questi giorni di dialogo, incontro e preghiera per la pace, benedetti del Signore che è Dio della pace».

Appello per la pace

Nel mondo ci sono tante guerre aperte, minacce terroristiche, gravi violenze. Si sta riabilitando l’uso della forza come strumento di politica internazionale. Purtroppo scompare una generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale: così si perde la memoria dell’orrore della guerra. Infatti sono rimessi in discussione significativi progressi verso una cultura di pace, che hanno fatto maturare una visione comune del destino comune dell’umanità.

I popoli soffrono. Soffrono i profughi della guerra e della crisi ambientale, gli scartati, i deboli, gli indifesi. Spesso donne offese e umiliate, bambini senza infanzia, anziani abbandonati.

I poveri, spesso invisibili, oggi invece partecipano in modo speciale alla nostra riunione: invocano per primi la pace. Ascoltarli, fa comprendere meglio la follia di ogni conflitto e violenza.

Le Religioni possono fondare la pace ed educare ad essa. Le Religioni non possono essere utilizzate per la guerra. Solo la pace è santa e nessuno usi il nome di Dio per benedire il terrore e la violenza. Se vedete intorno a voi le guerre, non rassegnatevi! I popoli desiderano la pace. La fraternità tra le religioni compie progressi, nonostante le difficoltà. Ringraziamo tutti gli amici del dialogo nel mondo e diciamo loro: coraggio! Il futuro del mondo dipende da questo: che ci riconosciamo fratelli. I popoli hanno un destino da fratelli sulla terra.
Occorre riprendere presto il processo di disarmo oggi bloccato. Occorre fermare il commercio e l’uso delle armi. Occorre far avanzare il disarmo nucleare. La proliferazione delle armi nucleari è un’incredibile minaccia. Occorre fare la pace. La pace è anche rispettare il
pianeta, la natura e le creature.

La distruzione dell’ambiente è dovuta all’arroganza di un essere umano che si sente proprietario. Un io padrone diventa un io predatore, pronto al dominio e alla guerra.
Popoli fratelli e terra futura sono legati indissolubilmente. La pandemia ha mostrato quanto gli esseri umani siano sulla stessa barca, legati da fili profondi. Il futuro non appartiene all’uomo dello spreco e dello sfruttamento, che vive per sé stesso e ignora l’altro. Il futuro appartiene a donne e uomini solidali e a popoli fratelli. Possa Dio aiutarci a ricostruire la comune famiglia umana e a rispettare la madre terra. Davanti al Colosseo, simbolo di grandezza ma anche di sofferenza, ribadiamo con la forza della fede che il nome di Dio è pace.

Roma, 7 ottobre 2021

 
 
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