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Mostra del cinema
 

Meno divi, più attualità: luci in sala a Venezia

28/08/2013  Il Festival che si apre stasera è figlio di questi tempi di crisi: arriveranno da Hollywood meno star e tra i film italiani domina l'attenzione alla realtà, senza chiudere le porte alla speranza.

Il tappeto rosso sul quale sfilano i divi di Hollywood sbarcati a Venezia per la Mostra del cinema, quest’anno, sarà un po’ più sbiadito. Sì, torna George Clooney per presentare Gravity, il film fantascientifico di cui è protagonista con Sandra Bullock che apre il Festival. Potrebbe essere seguito nei giorni successivi da altri due pezzi da novanta, come Nicolas Cage e Matt Damon, da dive già consacrate come Scarlett Johansson e da giovani che sperano di esserlo, a partire da Daniel Radcliffe. L’ex Harry Potter prova a crescere, calandosi nei panni del trasgressivo poeta della Beat Generation Allen Ginsberg in Kill your Darling. E c’è attesa per altri due idoli dei giovani: Zac Ephron, protagonista di Parkland, che ricostruisce le ore successive all’assassinio del presidente Kennedy, e la “ragazza terribile” Lindsay Lohan, impegnata in uno dei film che sicuramente faranno più discutere, The Canyons. Rivedremo con piacere anche il maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki, che presenterà Si alza il vento.

A parte loro, non ci saranno i fuochi d’artificio dell’ultimo Festival di Cannes e, per una volta, mancherà la coppia glamour Brad Pitt-Angelina Jolie. Il direttore della rassegna Alberto Barbera, del resto, è stato chiarissimo: «Oggi costa tantissimo portare le star con il loro nutrito staff al Lido, bisogna fare i conti con questa situazione». L’austerity potrebbe non essere così negativa, anzi: il menù della Mostra quest’anno, almeno sulla carta, appare più che mai appetibile. Partiamo dalla pattuglia italiana che ha già schierato nella  pre-apertura a L’arbitro, commedia con Stefano Accorsi nei panni di una giacchetta nera corrotta, spalleggiato da Geppi Cucciari e Francesco Pannofino.

Valerio Mastandrea in una scena di La mia classe.
Valerio Mastandrea in una scena di La mia classe.

Tra i film in concorso, c’è grande attesa per il ritorno al Lido di Gianni Amelio, già Leone d’oro per Così ridevano, con L’intrepido, un’altra commedia dolceamara con Antonio Albanese. Un film che ben sintetizza un filo rosso che attraversa gran parte delle pellicole italiane in gara: il tentativo di raccontare i tempi di crisi che stiamo vivendo, lasciando aperta però la porta alla speranza e, perché no, al sorriso. Una vera inversione di tendenza dopo anni in cui sono state presentate pellicole mestissime, spesso molto lodate dalla critica, ma che poi regolarmente in sala nessuno è andato a vedere. Un altro elemento che caratterizza alcuni film italiani è il ricorso ad attori non professionisti: dai giocatori di rugby di Il terzo tempo ai senza fissa dimora di Venezia salva. La pellicola più originale in questo “filone” è senz’altro La mia classe: Valerio Mastandrea interpreta un insegnante di italiano di autentici studenti stranieri. Ma durante la lavorazione, la realtà è entrata sempre più prepotente nella finzione tanto da spingere il regista Daniele Gaglianone a entrare anche lui in scena.

 

Quest’urgenza di aderire il più possibile alla realtà si ritrova pure nell’alto numero di documentari in gara. Due sono addirittura in concorso per il Leone d’oro: Sacro Gra, di Gianfranco Rosi, ambientato nel Grande raccordo anulare di Roma, e The Unknown Known, con cui il premio Oscar Errol Morris mette sotto la lente d’ingrandimento Donald Rumsfeld, il segretario alla Difesa di George W. Bush che pianificò l’invasione dell’Irak nel 2003. C’è attesa anche per il documentario che il maestro polacco Andrzej Wajda ha dedicato al leader di Solidarnosc Lech Walesa e per quello su Federico Fellini realizzato dall’amico Ettore Scola. Un ultimo aspetto colpisce: un consistente numero di film è tratto da opere letterarie di autori come Michel Faber, Bret Easton Ellis, Cormac McCarthy. Anche la nostra Emma Dante per il debutto al cinema con Via Castellana Bandiera ha scelto di ispirarsi a suo omonimo romanzo. Molta carne al fuoco, insomma, per la giuria presieduta da Bernardo Bertolucci, ruolo che ha già ricoperto nel 1983. «Allora ai film chiedevo sorpresa e piacere», ha dichiarato il regista di Novecento. «Non sono cambiato». Il cinema sì. Vedremo come.

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