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mercoledì 29 giugno 2022
 
Alimentazione
 

Mense a scuola: se vince la cucina "scolastica" di una volta

10/04/2017  I bambini a scuola mangiano poco volentieri? La pasta arriva scotta e collosa, nell’insalata si trovano piccoli vermi o peggio? Un rimedio ci sarebbe...

I bambini a scuola mangiano poco volentieri? La pasta arriva scotta e collosa, nell’insalata si trovano piccoli vermi o peggio? Un rimedio ci sarebbe. Ripristinare le vecchie cucine “scolastiche” di una volta, ricavate nei locali di ogni istituto  o comunque di ogni plesso. Con la cuoca che butta la pasta in tempo per servirla in mensa calda e possibilmente al dente, col sugo fresco di giornata, distribuendola direttamente dal tegame anziché nei contenitori asettici e “porzionati”.

Un sogno? Forse, ma in un tempo neanche troppo lontano le cose funzionavano proprio così e ci sono città virtuose come per esempio Parma dove ancora il servizio mensa è interno alle scuole, dalle materne alle medie. A lanciare la proposta di questo modello di “cucina interna”, presente per legge in tutti i nidi comunali, è Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, che invita le amministrazioni pubbliche a ragionare su questa idea prima di scartarla. Si tratterebbe di un investimento certamente oneroso, su questo non ci sono dubbi, ma migliorerebbe la qualità e la stabilità del lavoro degli addetti. Si ridurrebbero inoltre gli sprechi e certamente aumenterebbe il gradimento delle famiglie.

Le proteste dei genitori per il servizio mensa sono all’ordine del giorno, anche a Bologna. Pasti che arrivano in ritardo, addirittura casi di servizio sospeso causa sciopero del personale dell’azienda che si è aggiudicata l’appalto. E poi “incidenti” da non sottovalutare. Qualcuno ha trovato anche piccoli chiodi nella pappa.

Si parla tanto di educazione alimentare. Proprio a Bologna ha destato scalpore il caso di un preside che è arrivato a vietare pizzette e merendine per evitare che i bambini arrivassero a mensa con poco appetito e lasciassero i piatti a metà. “Non possiamo obbligare i nostri figli a mangiare roba immangiabile”, hanno protestato i genitori. Che poi l’hanno avuta vinta. Attualmente in alcune scuole di Bologna è in corso un altro esperimento. Viene servito prima il secondo e poi la pasta, per indurre i bambini a mangiare più verdura.

Espedienti che si rivelano in genere poco efficaci e ogni giorno troppo cibo non consumato finisce nella spazzatura, mentre molte famiglie premono per sostituire il buono pasto con la “schiscietta” casalinga. La presidente della Legacoop, in fondo, ha scoperto l’acqua calda. Dotare le scuole di pentole e fornelli sarebbe senz’altro oneroso. Ma, nel tempo, ci guadagnerebbero tutti. Dai bambini agli addetti ai lavori. Senza dimenticare una cosa non meno importante e cioè la serenità dei genitori.

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