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Quattro sante per dare testimonianza di unità

17/05/2015  Alla cerimonia per la canonizzazione di quattro nuove sante anche oltre duemila palestinesi per rendere omaggio alle prime due donne dell'epoca moderna salite agli onori degli altari. Il Papa sprona a seguire il loro esempio per dare testimonianza di amore e dialogo.

Oltre duemila palestinesi e il presidente Abu Mazen hanno assistito commossi alla canonizzazione delle prime due sante palestinesi dell'era moderna.
La cerimonia per suor Maria e suor Alfonsine, dichiarate sante assieme a Giovanna Emilia De Villeneuve (1811-1854), religiosa, Fondatrice della Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione di Castres e Maria Cristina dell’Immacolata Concezione (1856-1906), religiosa, Fondatrice delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, è stata seguita a distanza anche dalla Palestina.
Papa Francesco, nella omelia  per la solenne canonizzazione, ha spiegato il brano degli Atti degli Apostoli «in cui la Chiesa nascente nel momento in cui elegge colui che Dio ha chiamato a prendere il posto di Giuda nel collegio degli Apostoli. Non si tratta di assumere una carica, ma un servizio» e ha legato la testimonianza dei discepoli e dei primi cristiani al servizio e alla testimonianza dei tanti cristiani che, nel corso dei secoli, ci hanno trasmesso la fede. «Mattia, sul quale cade la scelta, riceve una missione che Pietro definisce così: "Bisogna che […] uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione" - della risurrezione di Cristo. Con queste parole egli riassume cosa significa far parte dei Dodici: significa essere testimone della risurrezione di Gesù. Il fatto che dica “insieme a noi” fa capire che la missione di annunciare Cristo risorto non è un compito individuale: è da vivere in modo comunitario, con il collegio apostolico e con la comunità. Gli Apostoli hanno fatto l’esperienza diretta e stupenda della Risurrezione; sono testimoni oculari di tale evento. Grazie alla loro autorevole testimonianza, in molti hanno creduto; e dalla fede nel Cristo risorto sono nate e nascono continuamente le comunità cristiane. Anche noi, oggi, fondiamo la nostra fede nel Signore risorto sulla testimonianza degli Apostoli giunta fino a noi mediante la missione della Chiesa. La nostra fede è legata saldamente allo loro testimonianza come ad una catena ininterrotta dispiegata nel corso dei secoli non solo dai successori degli Apostoli, ma da generazioni e generazioni di cristiani», ha detto papa Francesco.
E ha aggiunto: «A imitazione degli Apostoli, infatti, ogni discepolo di Cristo è chiamato a diventare testimone della sua risurrezione, soprattutto in quegli ambienti umani dove più forte è l’oblio di Dio e lo smarrimento dell’uomo».
Papa Francesco ha spiegato che il «segreto dei santi è dimorare in Cristo, uniti a Lui come i tralci alla vite, per portare molto frutto. E questo frutto non è altro che l’amore».
E' quello che ha fatto «suor Giovanna Emilia de Villeneuve, che ha consacrato la sua vita a Dio e ai poveri, ai malati, ai carcerati, agli sfruttati, diventando per essi e per tutti segno concreto dell’amore misericordioso del Signore». Ed è quello che ha fatto anche «suor Maria Cristina Brando. Ella fu completamente conquistata dall’amore ardente per il Signore; e dalla preghiera, dall’incontro cuore a cuore con Gesù risorto, presente nell’Eucaristia, e di lì riceveva la forza per sopportare le sofferenze e donarsi come pane spezzato a tante persone lontane da Dio e affamate di amore autentico».
E sulle due suore palestinesi ha aggiunto che «un aspetto essenziale della testimonianza da rendere al Signore risorto è l’unità tra di noi, suoi discepoli, a immagine di quella che sussiste tra Lui e il Padre. E’ risuonata anche oggi nel Vangelo la preghiera di Gesù nella vigilia della Passione: "Siano una sola cosa, come noi". Da questo amore eterno tra il Padre e il Figlio, che si effonde in noi per mezzo dello Spirito Santo, prendono forza la nostra missione e la nostra comunione fraterna; da esso scaturisce sempre nuovamente la gioia di seguire il Signore nella via della sua povertà, della sua verginità e della sua obbedienza; e quello stesso amore chiama a coltivare la preghiera contemplativa. Lo ha sperimentato in modo eminente suor Maria Baouardy che, umile e illetterata, seppe dare consigli e spiegazioni teologiche con estrema chiarezza, frutto del dialogo continuo con lo Spirito Santo. La docilità allo Spirito l’ha resa anche strumento di incontro e di comunione con il mondo musulmano. Così pure suor Maria Alfonsina Danil Ghattas ha ben compreso che cosa significa irradiare l’amore di Dio nell’apostolato, diventando testimone di mitezza e di unità. Ella ci offre un chiaro esempio di quanto sia importante renderci gli uni responsabili degli altri, di vivere l’uno al servizio dell’altro. Rimanere in Dio e nel suo amore, per annunciare con la parola e con la vita la risurrezione di Gesù, testimoniando l’unità fra di noi e la carità verso tutti. Questo hanno fatto le quattro Sante oggi proclamate».
Infine Bergoglio ha auspicato che «il loro luminoso esempio interpella anche la nostra vita cristiana: come io sono testimone di Cristo risorto? E' una domanda che dobbiamo farci. Come rimango in Lui, come dimoro nel suo amore? Sono capace di “seminare” in famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella mia comunità, il seme di quella unità che Lui ci ha donato partecipandola a noi dalla vita trinitaria? Tornando oggi a casa, portiamo con noi la gioia di quest’incontro con il Signore risorto; coltiviamo nel cuore l’impegno a dimorare nell’amore di Dio, rimanendo uniti a Lui e tra di noi, e seguendo le orme di queste quattro donne, modelli di santità, che la Chiesa ci invita ad imitare.

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