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martedì 07 dicembre 2021
 
MESSICO
 

Messico, fra Juan Antonio, l'ultimo caduto di una Chiesa martire

15/06/2021  Il giovane sacerdote, frate francescano, è stato ucciso dal fuoco incrociato di narcotrafficanti appartenenti a due cartelli rivali, nello Stato di Durango. Pesante il tributo di sangue pagato dalle comunità messicane dei credenti (che si aggiunge alle morti per Covid: almeno 245 tra vescovi, preti, diaconi e religiosi risultano falciati dal virus)

Il messicano Juan Antonio Orozco Alvarado, frate minore francescano, sacerdote, 33 anni. Le foto di questo servizio sono state tratte da Facebook.
Il messicano Juan Antonio Orozco Alvarado, frate minore francescano, sacerdote, 33 anni. Le foto di questo servizio sono state tratte da Facebook.

Stava andando a celebrare Messa nella comunità Tepehuana di Pajaritos fra Juan Antonio Orozco, 33 anni, quando una raffica di proiettili ha messo fine alla sua vita. Era il 12 giugno, vigilia della festa di sant’Antonio da Padova, figura significativa per la famiglia francescana, ma la violenza ha stroncato l’esistenza di questo giovane frate, vittima della guerra dei cartelli di droga messicani. Il francescano era da poco tempo parroco a Santa Lucia, nello stato di Zacatecas, una terra ricca di storia, anche francescana, a nord del Messico, ed era diretto nella comunità di Pajarito, un’area confinante. A bordo di un pick-up, accompagnato da alcuni parrocchiano, si è trovato nel mezzo di una sparatoria nel comune di Tepehuanes, nello stato di Durango. 

Monsignor José de Jesús González Hernández, vescovo della prelatura del Nayar e la Conferenza episcopale messicana, hanno comunicato la nota alla stampa, chiedendo una preghiera per il religioso. «Vi informo di un altro sacerdote martire della nostra Prelatura, oggi verso le 11. Il parroco francescano fra Juan Antonio Orozco che stava per celebrare una Messa nella comunità Tepehuana di Pajaritos, prima di arrivare a Canoas, Durango, è stato vittima del fuoco incrociato tra le bande che si contendono il territorio». Da anni i cartelli di Sinaloa e quello di Jalisco Nueva Generacion (CJNG), si combattono per conquistare le aree che dal Pacifico arrivano ai confini con gli Stati Uniti. Droga, ma anche armi, prostituzione e riscatto dei rapiti, sono la base del business milionario. Stavolta è toccato a fra’ Juan Antonio trovarsi in mezzo al fuoco incrociato tra gruppi criminali ai confini degli stati di Durango e Zacatecas.

«Con la morte di fra Orozco, sono tre i decessi dei religiosi avvenuti in circostanze violente tra il 2018 e il 2021», racconta padre Omar Sotelo, direttore del Centro Cattolico multimediale. L’organizzazione che studia la presenza del crimine organizzato, in special modo nei confronti dei religiosi, presenta un amaro bilancio. Il 23 agosto 2019, il sacerdote José Martín Guzmán Vega della diocesi di Matamoros, fu ammazzato in uno scontro violento. Il 27 marzo 2021 a Dolores Hidalgo è stato assassinato padre Gumersindo Cortés, della diocesi di Celaya. Padre Cortes era prete nella parrocchia di Cristo Rey, nella comunità di Mesa de López. La foto di frate Orozco, faccia a terra coperta dal cappuccio del saio, tra la polvere, nei pressi del pick up, è l’immagine di come la violenza in Messico non faccia sconti a nessuno. Le recenti elezioni del 6 giugno per il Parlamento e il rinnovo dei governatori in alcuni stati, hanno lasciato sul campo circa 80 candidati; altri hanno deciso di evitare il rischio, ritirandosi.

«La narcopolitica, narcoeconomia e narc cultura, continuano ad essere piaghe per diverse aree del Paese», ammette padre Sotelo. Nei primi quattro mesi di quest'anno, 11.595 persone hanno perso la vita come vittime di omicidio o femminicidio. Si tratta, in media, di quasi 80 assassinati ogni giorno, una ferita che, nonostante gli auspici di cambiamento del presidente messicano Andrés Manuel Lopez Obrador, continua a sanguinare.

Gli agguati contro pastori e credenti laici impegnati a vivere il Vangelo in una terra difficile come il Messico, aggiungono dolore a quello causato da un'altra strage silenziosa: quella causata dal Covid che ha falciato e falcia (anche) chi si prodiga a star vicino ai malati e ai bisognosi. «In Messico sono morti più di 250 sacerdoti», ha detto monsignor Alfonso Miranda Guardiola, vescovo ausiliare di Monterrey e segretario della Conferenza episcopale messicana. Il rapporto del Centro cattolico multimediale riportava a fine marzo 245 deceduti tra vescovi, sacerdoti, diaconi e religiosi. Ma si tratta di cifre parziali, dato che non tutte le diocesi collaborano inviando sollecitamente tabelle aggiornate. 

 
 
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