logo san paolo
martedì 30 novembre 2021
 
dossier
 

Messico, la Chiesa contro i narcos

13/11/2014  «Basta, non vogliamo più violenza né morti, non vogliamo più desaparecidos né dolore e vergogna»: è l'appello lanciato dai vescovi del Messico, in seguito alla vicenda dei 43 studenti uccisi e fatti sparire a Iguala lo scorso 26 settembre. Mercoledì 12, al termine dell'udienza generale, anche papa Francesco aveva levato forte la sua voce.

Già il titolo della nota lascia intendere tutto. ¡¡Basta ya!!, Ora basta!  Riuniti dal 10 al 14 novembre nella loro novantottesima Assemblea plenaria, i vescovi del Messico hanno lanciato un appello perché si  fermi  la violenza che insanguina il Paese.  «Basta, non vogliamo più violenza né morti, non vogliamo più desaparecidos né dolore e vergogna», affermano i presuli.  E precisano: « Come Messicani condividiamo il dolore e la sofferenza delle famiglie i cui figli sono stati uccisi o sono scomparsi a Iguala, in Tlatlaya, e di altre migliaia di vittime anonime in varie regioni della nostra Nazione.  Ci uniamo al grido diffuso per un Messico dove la verità e la giustizia provochino una profonda trasformazione dell'ordinamento istituzionale, giuridico e politico, al fine di garantire che fatti come questi non si debbano ripetere mai più».

Nei giorni scorsi a Chilpancingo, il Procuratore generale della Repubblica, Jesús Murillo, aveva incontrato i genitori dei 43 studenti scomparsi a Ayotzinapa ed aveva riferito loro la confessione di 3 sicari che hanno raccontato come hanno giustiziato e bruciato i corpi dei giovani, per poi disfarsi dei loro resti gettandoli nel fiume San Juan. La notizia è stata riportata ampiamente da tutti i media messicani e di altre nazioni. La drammatica vicenda continua ad infiammare gli animi e ad avere conseguenze di ordine pubblico.

Le foto di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
Le foto di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.

I vescovi, rende noto l'agenzia di stampa Fides che per prima ha dato la notizia,  chiedono indagini rigorose, che non guardino in faccia nessuno, «mettendo fine a tutte le forme di violenza, alle attività illegali, alla corruzione, all'impunità, ai collegamenti e alla complicità di alcuni funzionari con la criminalità organizzata», ma invitano anche i cittadini a non lasciarsi andare a reazioni incontrollate. Mettono in guardia: «Siamo in un momento critico. C'è in gioco la vera democrazia che garantisce il rafforzamento delle istituzioni, il rispetto della legge, l'istruzione, il lavoro e la sicurezza delle nuove generazioni, a cui non dobbiamo negare un futuro dignitoso». Il messaggio si conclude invitando
a celebrare come Giornata dedicata alla pace del Paese, il prossimo 12 dicembre, la festa della Madonna di Guadalupe, che si celebra in tutto il paese con moltissima devozione.


Il 12 novembre  anche il Papa aveva levato la sua voce.  Nei saluti in lingua spagnola, al termine del consueto appuntamento del mercoledì,  Jorge Mario Bergoglio  si era infatti soffermato sulla drammatica vicenda dei 43 studenti messicani  che, secondo il procuratore generale dello Stato di Guerrero, sarebbero stati bruciati vivi dai narcos e gettati in una discarica. Mandanti della strage sarebbero il sindaco di Iguala, sua moglie e il suo responsabile della sicurezza pubblica. «Quiero de alguna manera expresar a los mexicanos… Voglio in qualche modo esprimere ai messicani qui presenti, e a quelli che sono in patria, la vicinanza in questo momento doloroso, per la  sparizione legale - anche se sappiamo assassinati - degli studenti». Una vicenda che per Francesco rende visibile «la realtà drammatica di tutta la criminalità che esiste dietro al commercio e al traffico delle droghe».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo